giovedì 10 agosto 2017

Storia del nuovo cognome, di Elena Ferrante


Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Napoli/Pisa, dai primi anni '60 al 1970 circa


Collegamento con altri romanzi: è il secondo romanzo della serie "L'amica geniale", composta da:

- L'amica geniale (2011);
- Storia del nuovo cognome (2012);
- Storia di chi va e di chi resta (2013);
- Storia della bambina perduta (2014)





Il matrimonio di Lila e Stefano da subito fa acqua da tutte le parti: lui perde ben presto la gentilezza e compostezza che aveva avuto da fidanzati, rivelandosi anche violento e tradendo la fiducia di Lila facendo affari con i fratelli Solara; la vita della giovane quindi nonostante l'agiatezza è profondamente infelice.
Intanto Elena continua a studiare con ottimi risultati; l'amicizia con Lila prosegue con momenti du alti e bassi, finchè durante una vacanza ad Ischia incontrano Nino Sarratore, e questo incontro cambierà le vite di entrambe....


La serie de "L'amica geniale" continua ad appassionarmi anche in questo secondo volume, non inferiore al primo in quanto intreccio della trama, anche questo avvincente e interessante.
Devo dire che non so se mi sarebbe piaciuto il tipo di amicizia di Lila e Lenù: in alcuni momenti l'ho trovata davvero troppo competitiva, nel caso di Lenù troppo attaccata a ciò che pensa, che fa, che sente l'amica, al suo desiderio di primeggiare- del tutto comprensibile se vogliamo- ma a mio avviso deleterio se oltrepassa un certo limite. Molti sono anche i momenti di rabbia e rancore tra le due amiche, anche se alla fine l'affetto si dimostra sempre più forte di tutto.
In molte recensioni trovate online ho visto che i lettori si son divisi tra chi preferisce Lila e tra chi preferisce Elena: io invece non ho preferito nè l'una nè l'altra, o meglio le ho preferite a tratti. Mi è sembrata eccessiva l'iniziale intransigenza di Lila nei confronti di Stefano (fatemi capire: già al ricevimento di nozze aveva deciso che lui era una merda, senza nemmeno concedergli il diritto di spiegarsi, e senza nemmeno provare a ragionare quando lui si spiega?Un po' esagerata!), giustificata poi comunque dall' atteggiamento violento di lui. Così come non mi è piaciuto che Lila inizi una relazione con Nino ben sapendo che piaceva a Elena; certo, non sapeva che per l'amica non era solo una cottarella, ma comunque sapeva che le interessava. Questa improvvisa passione poi mi è sembrata un espediente poco credibile per rintuzzare la rivalità delle due. Non mi è piaciuto poi in alcune occasioni l'atteggiamento di Lina volto a umiliare Lenù per coprire il senso di inferiorità che la ragazza sentiva per non aver potuto studiare come avrebbe voluto: che colpa ne aveva l'altra? 
D'altra parte di Lenù non mi è piaciuta l'eccessiva passività con cui spesso non sa fare valere anche verso gli altri le sue ragioni verso Lila (che, più affascinante. è sempre presa più in considerazione da tutti qualunque atteggiamento abbia), quasi come se fosse dipendente dall'amica (cosa che a un certo punto riconosce pure lei, decidendo di staccarsi da tutto e andare a Pisa), e l'eccessiva passività verso atteggiamenti scorretti di Lila stessa. Ho invece ammirato la sua determinazione a volersi costruire un futuro diverso, e il coraggio feroce di Lila nel prendere le decisioni che influenzeranno la sua vita, sopratutto quando lascia tutto assieme al figlioletto per andarsene con Enzo e ricominciare da capo vivendo del proprio lavoro.
Quello che mi piace veramente molto di questa saga è la storia corale attraverso i vari personaggi dei rione, a ognuno dei quali l'autrice riesce a ritagliare il proprio spazio senza lasciare indietro nessuno, con la stessa attenzione in maniera compiuta; una storia forte e a talvolta spietata di lotte, sacrifici, miserie, affetti, passioni, violenza, non  a caso ambientata a Napoli, città il cui popolo a mio avviso (ed è un complimento, eh!) ha sempre racchiuso in sè in modo vitale e generoso questo mix di sentimenti e passioni. 
Per ora è tutto, arrivederci al terzo romanzo!

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