domenica 10 dicembre 2017

I fasciovegani, di Giuseppe Cruciani



Anno di pubblicazione: 2017

Dalla quarta di copertina:

"Giuseppe Cruciani, conduttore radiofonico del programma "La Zanzara",intercetta ogni giorno gli umori vibranti del paese da un punto di ascolto privilegiato rispondendo spesso con ironia e intelligenti provocazioni. Ha scoperto a sue spese, però, che su un argomento è vietato scherzare, perché ci si scontra con l’assolutismo di una comunità che ha sempre più potere: i fasciovegani. Questi sono i più estremi sostenitori di un animalismo militante che spesso deborda nella violenza di pensiero, di parola, talvolta fisica. Sono attivisti, spesso ispirati dalle parole di vip più o meno in vista, che combattono contro gli aspetti a loro avviso deteriori del progresso: dagli allevamenti intensivi alla sperimentazione sugli animali, dalla caccia alle forme tradizionali di medicina, magari speculando su illusioni e speranze dei malati. Nella sua battaglia contro i fasciovegani, Cruciani ha subìto minacce, insulti e un blitz negli studi del suo programma. Soprattutto ha capito che, prima ancora che una discussione su salute e alimentazione, questa è una battaglia in cui è in gioco la libertà delle proprie opinioni, e il rispetto di quelle altrui."



Non ho mai avuto problemi nell'ammettere che non amo particolarmente gli animali: non li uccido, non li maltratto, li rispetto nei limiti del possibile e ad alcuni animali che ho conosciuto (il cane dei miei nonni, i cani di mia sorella, i gatti della medesima) mi sono anche affezionata. Ma per il resto stop: non vado in brodo di giuggiole ogni volta che ne vedo uno, non me ne prenderei mai uno in casa perchè troppo impegnativo, non penso che siano superiori agli essere umani (in generale ovviamente: certo se mi fai il paragone tra Renato curcio  e un maiale preferisco pure io il secondo!).

Eppure, sono trent'anni che ogni volta che dico semplicemente (perchè per me è un normale gusto) questa cosa, ci sono persone che se tutto va bene mi guardano come guarderebbero Hitler se gli comparisse di fronte, se va male cominciano gli attacchi e le offese: "sei cattiva, sei insensibile, non sei capace di provare sentimenti di alcun tipo" .....e la cosa è notevolmente peggiorata in questi ultimi anni. da quando non solo gli animalisti sono stati sdoganati del tutto arrivando pure in Parlamento, ma sono stati sdoganati pure i vegani. Ora, per quanto mi riguarda uno può pure mangiare polistirolo fritto se gli aggrada, ma non venga a rompere a me e agli altri! Ma il problema va pure la di là di  tutto ciò e questo libro lo dice bene.
Buona parte del libro avrei potuto scriverla io, visto quello che vedo- sento- leggo in giro ogni giorno: il problema è che la maggioranza dei vegani (che in quanto tali sono per froza animalisti) si è autoinvestita di superiorità morale rispetto al resto del mondo, arrivando a giudicare la gente in base a ciò che mangia e con l'obiettivo (non sempre nascosto, anzi) di convertire il resto del mondo.
I guru vegani sono più o meno noti (Daniela Martani, Valerio Vassallo, Sarah Castellino, Carmen Luciano+ vari Vip), così come sono note le panzane che raccontano, ma ciò che Cruciani mette in evidenza in questo libro, oltre al loro fanatismo, è la violenza che per ora per fortuna si limitano a esprimere quasi solo verbalmente: dico quasi perchè, attacco a Cruciani a parte, questa gente (sopratutto i componenti del gruppo "Fronte animalista") spesso organizzano veri e propri agguati a cacciatori o pescatori (cosa documentata visto che postano i video in rete), per non parlare degli insulti, minacce e cattiverie con cui colpiscono chiunque non la pensi come loro: basti ricordare per tutte la vicenda di Emanuele Morganti, il ragazzo di Alatri ucciso durante il pestaggio di un branco nel marzo di quest'anno, contro cui i vegani in rete si sono particolarmente scatenati con insulti e dileggio a lui e alla sua famiglia. La sua colpa? Avere postato, poco prima della morte, una foto dove esibiva un pesce pescato andando a pesca. 
Se pensate che Cruciani scrive falsità perchè è un provocatore, vi dico subito che sbagliate: io stessa incappo spesso in blog e pagine FB vegane e queste cose le ho lette con i miei occhi. Non condivido tutto ciò che dice Cruciani ma sicuramente condivido la sua battaglia contro questa ideologia che predica odio e fanatismo.






mercoledì 6 dicembre 2017

La prima indagine di Montalbano, di Andrea Camilleri


Anno di pubblicazione: 2004

Ambientazione: Sicilia, fine anni '80


Il giovane Salvo Montalbano sta facendo l'apprendistato come commissario di polizia a Mascalippa, paesino dell'entroterra siciliano dove il nostro non si trova affatto  bene, dato che patisce la lontananza dal mare. Ha una fidanzata, Mery, insegnante, di cui però si dimentica spesso, e ogni tanto va a pranzare con il padre di cui per respinge i vari tentativi di dialogo.
Anche a Mascalippa i problemi non mancano, con casi umani, storie di miseria e indifferenza e vite difficili....



Sicuramente in molti non ci avrebbero mai pensato senza questo romanzo, ma anche Salvo Montalbano è stato giovane; addirittura senza Livia, e in un commissariato dove non c'era Catarella a sbattere le porte o mimì a sviscerare le sue innumerevoli conquiste. 
E oltretutto, lontano dall'amato mare.
Con questo romanzo Camilleri esaudisce il desiderio di molti suoi lettori, di vedere raccontato parte del passato del nostro commissario,che a dire la verità oltre al contorno non appare poi molto diverso: del resto stiamo parlando di un 30enne e non di un ragazzino, e quindi la personalità si è già formata e- salvo grandi scossoni- difficilmente cambia. Ecco quindi il nostro vicecommissario sempre allergico alle scartoffie e alla burocrazia, così come alle regole, e si affida spesso all'intuito e alla deduzione, che effettivamente alla fin fine gli sono utili per risolvere i vari casi. Non si nota invece nel rapporto con Mery la stessa gelosia che ha con Livia, anzi la poverina spesso viene proprio dimenticata, anche quando va a trovarlo; e difatti alla fine lo lascia. C'è invece il difficile rapporto con il padre: non ci viene spiegato da cosa sia originata questa frattura creatasi fra loro, sta di fatto che ormai la cosa è talmente sedimentata che i vari tentativi dell'anziano genitore di avvicinarsi al figlio vengono puntualmente respinti in modo gelido e perentorio. Salvo si rende  conto di ferire il genitore e se ne dispiace, ma allo stesso tempo non può evitare di agire così.
La storia  è divisa in tre racconti, di cui quello centrale dà il titolo al libro; il primo è ambientato nella Vigata che tutti conosciamo, gli altri due sono parte della storia del "Giovane Montalbano". So che questo tipo di operazioni di solito divide i fan di un personaggio o di una serie: non tutti infatti gradiscono un tuffo nel passato. Ma come detto all'inizio a molti invece è piaciuto, io stessa ero scettica e invece l'ho trovato un libro godibile al pari di altri.




venerdì 1 dicembre 2017

Chi ben comincia....

Eccoci con il consueto appuntamento mensile con la rubrica dedicata agli incipit dei libri






"Dedicherò la prima conferenza all'opposizione leggerezza- peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solpo che sulla leggerezza penso di avere più cose da dire.
Dopo quarant'anni che scrivo fiction,dopo aver esplorato varie strade e compiuto esprimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; sopratutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e del linguaggio.
In questa conferenza cercherò di spiegare - a me stesso e a voi- perchè sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anzichè un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato un cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro. "

Italo Calvino, Lezioni americane

lunedì 27 novembre 2017

Gli amici del terrorista- Chi protegge Cesare Battisti? di Giuseppe Cruciani


Anno di pubblicazione: 2010





Tornato di recente alla ribalta, Cesare Battisti è un terrorista italiano, ex membro dei PAC, protagonista di quello che  da anni è un clamoroso caso giudiziario: dopo essere stato condannato in Italia a quattro ergastoli corrispondenti a quattro omicidi, è riuscito a fuggire in Francia dove, grazie alla legge Mitterrand, è diventato un apprezzato autore di gialli e si è rifatto una vita senza aver scontato un giorno di galera. Nel 2004 l'Italia ne chiede l'estradizione, e scoppia un caso mediatico e giudiziario: gli intellettuali francesi - e non solo- si mobilitano contro la legge italiana, trasformando l'ex terrorista in un povero perseguitato che in Italia rischierebbe la vita. In questo libro Giuseppe Cruciani ricostruisce l'intera vicenda cercando di capire come si possa essere arrivati a tanto, e chi c'è dietro gli evidenti favoritismi di cui Battisti ha finora goduto....



Come sapete, il tema del terrorismo in Italia e degli anni di piombo mi è particolarmente caro (assieme a quello della mafia), tant'è che non avendolo studiato a scuola me lo sono studiata da sola nel corso degli anni, approfondendolo con cura attraverso film, documentari, libri e qualunque elemento trovassi. Scontato quindi il mio interesse per il caso di Cesare Battisti, terrorista dei PAC  salito alla ribalta delle cronache nel 2004, quando la Francia intera si mobilitò per lui dopo che l'Italia ne chiese finalmente l'estradizione, visto che grazie all'iniqua legge Mitterand Battisti- come molti altri terroristi di quegli anni- aveva trovato rifugio oltralpe rifacendosi una vita, senza però scontare nemmeno un giorno di galera per gli omicidi di cui era stato ritenuto responsabile dalla legge italiana: quello del maresciallo Luigi Santoro, del poliziotto Andrea Campagna, del macellaio Lino Sabbadin e del gioielliere Pierluigi Torreggiani (nella stessa sparatoria rimase ferito il figlio Alberto di 11 anni, da allora paralizzato).
Devo dire che, avendo seguito dal 2004 la vicenda, molto poco di ciò che ho letto in questo libro mi è risultato nuovo; in compenso è stata rinfocolata la mia indignazione per come questo tizio (chiamarlo uomo mi sembra eccessivo) è stato trattato coi guanti bianchi non solo dalla Francia ma anche dal Brasile, con l'aiuto immancabile dei cosiddetti intellettuali italiani di sinistra, che non mancarono di formare comitati e appelli in favore di Battisti. Perchè secondo l'ipocrisia della sinistra i terroristi sono solo i fascisti: dalla loro parte invece sono "compagni che sbagliano", e il fascista è l'eventuale persona che si lamenta del trattamento riservato a questa gente, che dopo pochi anni di galera è uscita nonostante spesso non fosse nè pentita nè dissociata, e che ora oltre a essersi rifatta una vita (alla faccia di tutti i disoccupati normali) spesso imperversa ancora tramite libri, giornali, tv, conferenze di vario tipo rivendicando la bontà delle loro azioni. Tra i firmatari dell'appello più importante, oltre agli immancabili Dario Fo, Erri De Luca, Vauro ecc, ci fu in un primo momento anche Roberto Saviano, che però in seguito ritirò la firma per rispetto ai familiari delle vittime.
E' veramente incredibile come gli ntellettuali francesi e brasiliani siano riusciti a distorcere la realtà della politica e magistratura italiane, che per quanto imperfette non possono certo essere descritte come una Guantanamo degli anni '70, sopratutto visto che- come detto sopra- gli ex colleghi di Battisti, sia di destra che di sinistra, nonostante abbiano più di un ergastolo sul groppone sono tutti fuori da anni e si sono rifatti egregiamente le loro vite, alla faccia di quelli che hanno mandato sottoterra. Ma niente: la quantità di cavolate, prove false, ricostruzioni falsate dall'indottrinamento ideologico in questo caso ha raggiunti livelli inimmaginabili: basti pensare che è stato detto che il presidente della repubblica in quegli anni era un fascista, mentre nel 1978 era l'ex partigiano Sandro Pertini!
Le protezioni sono arrivate anche a livello politico: e nonostante le smentite, il sospetto che la fuga sia stata aiutata a livelli alti non  mai scemato. 
Cruciani si preoccupa anche di descrivere le vite delle quattro vittime, come sempre colpisce come nel loro essere persone comuni erano persone molto più straordinarie e meritevoli del loro assassino.
E' andata come è andata, ma l'importante è non farsi prendere per il naso da certa gente che ha tutto l'interesse a "proteggere" questo tizio.








venerdì 24 novembre 2017

Persuasione, di Jane Austen



Titolo originale: Persuasion

Anno di pubblicazione: 1817

Ambientazione: Inghilterra, 1815




A 28 anni Anne Elliot si è ormai rassegnata a vivere in casa con l'anziano padre, Sir Walter, e la sorella maggiore Elizabeth; la terza sorella Mary si è sposata.
La vita di Anne scorre monotona tra famiglia e doveri, con un grande rimpianto:anni prima la giovane, influenzata dai parenti (che essendo nobili non vedono di buon occhio chi è di grado inferiore), aveva rotto il fidanzamento con l'ufficiale di marina  Frederick Wenthworth, di cui era sinceramente innamorata ricambiata, a causa del fatto che lui era un semplice ufficiale, per di più non molto ricco.
Improvvisamente, otto anni dopo, Anne e Frederick si reincontrano: lui nel frattempo ha fatto uan brillante carriera e ora è capitano, e grazie alle guerre napoleoniche è diventato molto ricco; al contrario gli Elliott non navigano nell'oro ed essendo pieni di debiti son costretti a vivere nella dimora messa a disposizione da un parente. Eppure l'amore non si è mai spento....





E' l'ultimo romanzo di Jane Austen. pubblicato postumo e a cui probabilmente l'autrice avrebbe messo titolo "The Elliotts", in riferimento ala famiglia della protagonista. A differenza degli altri, è meno brioso, più profondo e a tratti venato da una sottile vena di malinconia; forse (mia personale ipotesi) rispecchiava la realtà dell'autrice, non solo per quanto riguarda la malattia, ma anche per quanto riguarda il personaggio di Anne, una donna che per l'epoca era già considerata una vecchia zitella inutile, non avendo una propria famiglia. La Austen non si sposò mai, ma noi non possiamo certo sapere il perchè...
Anne è un personaggio molto comune per l'epoca e forse anche oggi: la zia zitella che si trovava in ogni famiglia, che si prendeva cura degli anziani genitori, e al bisogno d tutti gli altri parenti, compatita da tutti perchè non era riuscita a farsi uan sua famiglia e, nei casi peggiori, addirittura disprezzata per questo (ovvero, "poveretta! E' talmente brutta/antipatica/sciocca che non è riuscita a pigliarsi nessuno"). Insomma, per l'epoca (e, ripeto, forse anche per oggi) un invisibile.
Eppure da subito non solo vediamo come Anne sia nettamente migliore di coloro che la circondano, ma anche come sia una donna insoddisfatta della propria condizione consapevole oltretutto, che avrebbe potuto essere ben diversa, visto che molti anni prima un fidanzato lei l'aveva avuto, e. cosa che non capita a tutti. era un uomo che amava, ricambiata. Purtroppo, la giovane età e l'inesperienza avevano avuto la meglio su queste cose e Anne, influenzata dai consigli dei familiari pieno di pregiudizi nei confronti di un semplice ufficiale- quindi persona di rango inferiore- aveva ritenuto meglio rompere il fidanzamento, seppure con sofferenza.
L'età ha portato ad Anne un'amara consapevolezza, e ora la donna- ancora giovane- vive di rimpianto per quell'amore perduto, nell'indifferenza dei familiari per le sue pene: essi nn sono cattivi, sono solo sciocchi e trincerati dietro un'immotivata superiorità di classe, visto e considerato che economicamente sono costretti a dipendere dalla carità altrui, quindi verrebbe da dire "giù la crestina eh!". Azzardo l'ipotesi che forse anche la sorella maggiore, Elizabeth.sia internamente angosciata er il suo stato: infatti la vediamo smaniosa di sposarsi col truffatore (scoperto in extremis) William, non solo per risollevare le finanze della famiglia ma anche per il fatto che essendo maggiore di Anne, anch'essa vuola sottrarsi al destino da zitella che in pratica già vive.
Forse in questo romanzo potrebbe esserci un qualche accenno autobiografico, si riflette comunque sulla condizione della donna npn sposata all'epoca, praticamente una disgrazia.
Ma la nostra Jane è sempre positiva e regala una seconda possibilità ai due innamorati che parevano perduti e poi si ritrovano riuscendo stavolta a coronare il loro sogno.
Perchè così, in fondo, è giusto che sia in un romanzo, che ha il potere di modificare una realtà triste in favore del sogno e della felicità.
Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla....

lunedì 20 novembre 2017

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti?", di Giuseppe Cruciani






What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Ho appena finito "Pastorale Americana" di Philip Roth.










What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

Quasi sicuramente sarà "Lezioni americane" di Italo Calvino o "La mia famigia e altri animali" di Gerald Durrell.




lunedì 13 novembre 2017

Pastorale Americana, di Philip Roth


Titolo originale: American Pastoral

Anno di pubblicazione: 1997

Ambientazione: USA, dagli anni '40 agli anni '80



Seyomur Levov, detto "Lo Svedese", giovane ebreo nipote di immigrati, è il ragazzo più invidiato tra i suoi conoscenti: atleta eccellente ai tempi della scuola, bello, erede della fabbrica di famiglia, sposa Dawn, ex Miss New Jersey, e vanno a vivere nella tranquilla e pittoresca cittadina di Old Rimrock e hanno una figlia, Merry.
Chi più di lui ha le carte in tavola per una vita perfetta e priva di fallimenti?
Ma non è tutto oro ciò che luccica, e per lo Svedese dopo anni di vita felice il destino riserverà la più tragica delle sorprese....






"Pastorale Americana"  è uno dei tanti tentativi di scrivere IL romanzo americano per eccellenza, tentativo a mio avviso ben riuscito anche se dubito che IL romanzo americano potrà mai essere scritto.
Il romanzo inizia con lo scrittore Nathan Zuckerman che partecipa a una riunione di ex compagni del liceo dove ritrova l'amico Jerry, il cui fratello Seymour Levov detto "lo Svedese" è ancora oggi rimasto nel cuore dello scrittore e di altri ex ragazzi come l'atleta più bravo dei loro tempi, il ragazzo più ammirato e ambito, nato per vincere e con tutte le carte in regola per una vita perfetta. Viene informato che lo Svedese (che in realtà Nathan aveva incontrato poco tempo prima giudicandolo persona assai banale) è morto da poco e che la sua vita è stata tutt'altro che perfetta, anzi: piena di dolore e sofferenza, dietro all'apparenza e ai traguardi raggiunti.
Si snoda così agli occhi dello stupefatto scrittore una storia terribile: Seymour, erede della fabbrica di guanti paterna, padre e marito modello, rappresentante di quella categoria di eredi di immigrati in America che ce l'hanno fatta, avverando il loro personale sogno americano, vive serenamente in una tipica cittadina di provincia, con la moglie Dawn (bellissima ex reginetta di bellezza e ora allevatrice di vacche) e l'amata figlia Meredith, bambina bella e intelligente, orgoglio dei suoi genitori.
L'unico problema che affligge la famiglia è la balbuzie di Merry, per cui la bambina è in cura dai migliori specialisti. Ma quando Merry cresce le cose cambiano: è un'adolescente solitaria, rabbiosa, che esprime con fanatismo la sua contrarietà alla guerra del Vietnam. E mentre i genitori pazientano pensando a una crisi adolescenziale, l'esplosione di una bomba che uccide una persona porta la guerra direttamente a Old Rimrock e nella famiglia Levov.
Perchè Merry - accusata dalle autorità di essere l'autrice dell'attentato- dopo quella sera sparisce, gettando nella disperazione la sua famiglia e innescando una spirale di eventi dolorosi che porterà alla fine del matrim.onio dei suoi genitori, ma anche alla fine degli stessi come persone: si rinnoveranno in un certo senso, rinasceranno come "persone nuove", si rifaranno anche vita e famiglie, ma non saranno mai più gli stessi. In particolare lo Svedese porterà dentro di sè per sempre il dolore per quella figlia che non è riuscito a salvare assieme al dolore per il suo "sogno americano" distrutto miseramente.
Il romanzo è molto intenso, a tratti crudele, scava nella psicologia dei personaggi il più a fondo possibile senza risparmiare nulla con lo stesso occhio impietoso con cui imbastisce una spietata critica alla società americana, al suo modo di essere ai suo valori principali, evidentemente non condivisi da tutti (e ciò non è una novità). In particolare il personaggio di Merry ha dentro di sè un dolore e una forza distruttiva che si riesce a percepire perfettamente anche al di là della pagina cartacea: ho amato e odiato questa ex bambina intelligente, dotata e sensibile che da adulta diventa una spietata assassina perdendosi nei meandri dell'indottrinamento, dapprima politico poi religioso, che non sa più formulare un pensiero e un'idea veramente suoi ma ripete a pappagallo ciò per cui le è stato fatto l'ennesimo lavaggio del cervello. Ho amato molto anche lo Svedese, quest'uomo forse qualunque e banale ma sicuramente con solidi valori e principi, che  viene per questo ridotto in brandelli e in un certo senso persino "violentato" nel suo profondo, cosa che si evince nella scena cuciale della telefonata con il fratello: è davvero sbagliato fare le cose giuste? In fondo anche lo Svedese si è impegnato per quello in cui credeva: chi decide che queste cose siano per forza sbagliate?
Non c'è ovviamente una risposta a nessun interrogativo dei tanti che ci si pongono leggendo il romanzo, ma alla fine resta solo uan grande domanda, una grande incertezza.
Per questo romanzo Philip Roth ha ricevuto il Premio Pulitzer nel 1998

giovedì 9 novembre 2017

I cowboy non mollano mai- La mia storia, di Max Pezzali




Anno di pubblicazione: 2013




Max Pezzali è forse l'unico cantante tra i miei preferiti che seguo proprio dall'inizio, dal suo primissimo album "Hanno ucciso l'uomo ragno": degli altri (quelli moderni intendo) è sempre capitato che all'inizio li sentivo ma non mi colpivano tanto, non da subito.
Ho letto volentieri questa sua biografia, che per gran parte conoscevo già: è una storia semplice ma allo stesso tempo "fantastica", quella del ragazzo semplice, anche un po' nerd, che con tenacia persegue e raggiunge l'obiettivo del successo, che riesce a mantenere nonostante non manchino le difficoltà. Ed in effetti, è una filosofia che ricalca un po' il famoso "sogno americano", il che ci sta tutto dato che una delle cose principali che si notano è la passione di Max per l'America
Max racconta la sua infanzia a Pavia, figlio di fiorai, la sua adolescenza da "nerd" con tre grandi passioni (fumetti, musica e gli States), gli inizi a metà degli anni '80 e la sua carriera musicale.
Devo dire che, da un certo punto in poi (ovvero dal 1992) sapevo quasi tutto visto che - come ho detto prima- lo seguo da sempre: inevitabile quindi per me (come già successo con la biografia di Tiziano Ferro) scorrere le vicissitudini di Pezzali parallelamente alle mie.
Esempio: nel mese X dell'anno Y, quando Max  racconta di essersi trovato in un determinato posto a girare un determinato video, o di aver fatto un determinato viaggio o qualsivoglia esperienza raccontata, io dove ero e che facevo? Insomma è stato un viaggio nei ricordi anche per me, visto che sono ricordi che porto ancora nitidamente dentro di me.
La parte più interessante per me quindi è stata la prima, quella dove appunto narra la sua infanzia e gli inizi della sua carriera: ho provato molta tenerezza leggendo di come lui e Mauro Repetto a volte si macinavano km in auto solo per consegnare un "demo" a qualche radio casa discografica, dei mezzi "preistorici" (rispetto a quelli di oggi!) con cui producevano le loro cassette; ho percepito che, per aver continuato su questa strada a inseguire il loro sogno anche in condizioni non proprio semplicissime e con poco appoggio da parte di familiari e amici, la motivazione doveva essere davvero forte. E alla fine sono stati premiati!
Ho anche letto della crisi tra i due amici che ha poi portato alla famosa "dipartita" (in senso musicale) di Mauro, che oggi fa il manager per Eurodisney, e mi ha fatto piacere sapere che i due amici dopo anni di silenzio si sono ritrovati.
Certamente è una lettura che può interessare solo i fans ma a me è piaciuta molto.
Il libro è dedicato a Hilo, il figlio di Max purtroppo reduce da gravi problemi di salute, ma che ora sta bene. 
Forza Max che se tutto va bene verrò a vederti a gennai con Renga e Nek!







venerdì 3 novembre 2017

Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo: Il mare dei mostri, di Rick Riordan



Titolo orginale: Percy Jackson and The Olympians: Sea of monsters

Anno di pubblicazione: 2006

Ambientazione: NY, primi anni 2000

Collegamento con  altri romanzi:  è il secondo romanzo della serie "Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo", composta da:

- Il ladro di fulmini;

-Il mare dei mostri;
- La maledizione del Titano;
- La battaglia del labirinto;
- Lo scontro finale.

Libri supplementari:


-Il libro segreto;

-Mezzosangue e mostri;
-L'ultima guida





E' l'ultimo giorno di scuola e Percy Jackson non vede l'ora di raggiungere il Campo per i figli degli Dei dove si è ormai ambientato, imparando a farsi valere e cementando la sua amicizia con Grover e Annabeth. Un giorno il campo viene attaccato da un toro meccanico chiamato "Toro della Colchide" che non solo danneggia la barriera che protegge il campo dal mondo reale, ma danneggia anche l'albero di Talia, che protegge l'ingresso al campo.
L'unico rimedio per guarirlo è il Vello D'oro, che si trova nel Triangolo delle Bermuda sul fondo del cosiddetto "Mare dei mostri"; la missione di recupero viene affidata a Clarisse e al suo gruppo, ma Percy (che nel frattempo ha fatto la conoscenza di un fratellastro, il ciclope Tyson) decide di partire con gli amici di nascosto da tutti....


Secondo capitolo di questa simpatica saga per adolescenti, che non capisco come abbia fatto a non avere poi tanto successo rispetto ad altre dello stesso livello. Comunque sia, il libro in sè non presenta grandi picchi di genialità e va bene così, visto che penso non fosse intenzione dell'autore fare cose particolarmente originali; risulta ugualmente una gradevole lettura di intrattenimento.

Al Campo mezzosangue le cose non vanno benissimo: l'albero di Talia, che protegge i confini del campo dal mondo degli umani, è stato avvelenato da non si sa chi, e di ciò è stato ingiustamente incolpato Chirone che per punizione è stato licenziato, e al suo posto è stato assunto il terribile Tantalo, che rende la vita difficile a tutti. L'unico modo per rimediare al danno è rintracciare il prezioso Vello D'oro, che guarisce ogni cosa e che si trova sull'isola dei Ciclopi custodito da Polifemo; l'impresa viene affidata al gruppo di Clarisse ma Percy e Annabeth, che sanno che il ciclope tiene in ostaggio Grover, decidono di partire di nascosto da tutti, aiutati da Tyson, compagno di scuola preso di mira dai bulli che Percy ha portato con sè e che poi al campo è stato riconosciuto da Poseidone come un altro suo figlio.
Da qui parte una serie di situazione che in parte ricalcano un po' lo schema del romanzo precedente, ma sviluppate comunque bene; la parte interessante è vedere lo svilupparsi di alcuni personaggi, sopratutto Clarisse e Tyson: la prima  da terribile bulla nemica di Percy comincia a mostrare segni di "ammorbidimento", diventa meno dura e accetta di collaborare con Percy e Annabeth; il secondo è un tenero ciclope bambino, che inizialmente è un compagno di scuola bistrattato di Percy, e poi si scopre essere il suo fratellastro: Percy all'inizio se ne vergogna segretamente, ma Tyson saprà farsi apprezzare e voler bene, sempre disposto ad aiutare i suoi amici anche fino al sacrificio, tant'è che la sua presenza risulterà fondamentale per la riuscita dell'impresa.
Nel complesso godibile, e con un finale "aperto" che lascia chiaramente intendere cosa succederà nel terzo capitolo.

mercoledì 25 ottobre 2017

Non è stagione, di Antonio Manzini


Anno di pubblicazione: 2015

Ambientazione: Aosta, 2014


Collegamenti con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie con protagonista Rocco Schiavone, composta da:

- Pista nera (2013);

-La costola di Adamo (2014);
-Non è stagione (2015);
- Era di maggio (2015);
- 7/7/ 2007 (2016);
- Pulvis et umbra (2017).






Chiara Berguet, 18enne figlia di un industriale valdostano, viene rapita e rinchiusa in una stamberga in un luogo isolato. Ma i due rapitori muoiono in un incidente e nessuno, oltre a loro, sa dove si trovi la giovane, che rischia cosi di morire abbandonata da tutti.
Per sua fortuna nonostante i genitori per paura non abbiano fatto alcuna denuncia Rocco Schiavone intuisce da alcuni elementi che qualcosa non va, e una volta scoperto il sequestro si attiva di nascosto assieme alla sua squadra...




Proseguo nella lettura delle avventure di Rocco Schiavone, personaggio di cui ormai non posso fare a a meno, al pari del suo collega Salvo Montalbano. Ho trovato questo episodio più intenso dei precedenti in quanto la narrazione è intervallata dalla descrizione in prima persona di ciò che sta provando durante la sua prigionìa Chiara, la ragazza rapita; in questo modo il lettore è "precipitato" da subito nell'incubo che sta vivendo la giovane, rinchiusa in una spelonca isolata in montagna senza che nessuno sappia dove si trova: i due rapitori infatti sono morti in un incidente stradale. 
L'indagine parte da questo incidente del tutto casualmente: i genitori di Chiara infatti per puara non hanno denunciato la sparizione della figlia e si sono chiusi in casa ad aspettare la telefonata dei rapitori per sapere cosa devono fare.  Per fortuna l'intuito del nostro Rocco lo porterà in breve tempo a raccogliere e mettere insieme dettagli apparentemente banali  facendogli capire cosa c'è sotto. 
I personaggi sono un po' sempre gli stessi, come in Camilleri del resto, ma la cosa non mi dispiace perchè nelle serie si impara a conoscere ed amare i personaggi ed è brutto se cambiano senza motivo. E a proposito di cambiamento....si nota un distacco di Marina dalla casa di Rocco e dalla sua vita (contro il volere del marito), contemporaneamente ad alcuni accenni ad un cambiamento nel rapporto tra Rocco e Caterina; spero tanto però che- riguardo a questi ultimi- ci si fermi qui perchè non mi piace molto l'idea. Capisco che sia giusto che Rocco vada avanti e si rifaccia una vita, ma con Caterina proprio non ce lo vedo....
Il ritmo del romanzo è serrato e coinvolgente, il tono generalmente drammatico anche se non mancano le parti comiche; purtroppo posso anticipare che il finale (non proprio tale, perchè la vicenda continua nel successivo "Era di maggio") sarà tragico e ancora una volta si accanirà contro Rocco, colpendolo di nuovo negli affetti più cari.
In sostanza un altro tassello da aggiungere a questa bella serie di Manzini.

mercoledì 18 ottobre 2017

Il significato dei ricordi

Ultimamente mi capita spesso di incappare in elementi (canzoni, libri, film, personaggi) che mi riportano prepotentemente al 1997, esattamente vent'anni fa: l'anno in cui- ho compiuto 18 anni. Li ho compiuti a ottobre, quindi sul tardi, per questo nei miei ricordi mi percepisco comunque 17enne per la maggior parte dell'anno.

Un film,"La stanza di Marvin"
Una canzone,"Dimmi cos'è" di Nek;
Un'attrice, Asia Argento
Un cantante, Nek
Un libro,
Una bambola di porcellana comprata da mia mamma in quell'anno
Una vecchia Barbie di mia sorella di quell'anno
Un racconto che avevo scritto in quell'anno e che mi è capitato sottomano

Varie persone che non vedo da anni e che ho sentito nominare in questi giorni per i più svariati motivi

Tutto questo cosa può significare? C'è un messaggio subliminale che non capisco dietro a tutto ciò o è tutto casuale?


Vent'anni fa non ero particolarmente felice: non ho avuto una adolescenza come tutti, sotto alcuni importanti punti di vista. Non andavo d'accordo con i miei familiari, soffrivo per il mio peso e il mio brutto aspetto, ero molto sola e non riuscivo a instaurare rapporti di amicizia e socialità come quelli di tutti gli adolescenti, nonostante a scuola andassi d'accordo con tutti. Però non avevo amiche da frequentare fuori da scuola, con cui andare in giro,  con cui divertirmi; non potevo andare quasi da nessuna parte perchè senza soldi ecc.
A scuola andavo volentieri anche se non ero la cima che avrei dovuto essere; insomma non una gran vita....e nemmeno un'adolescenza normale come tante. Ma ero comunque sostenuta dalla certezza che stavo facendo qualcosa per costruire il mio futuro, che una volta finita la scuola impegnandomi sarei sicuramente diventata la persona che volevo essere e avrei avuto la vita che desideravo, riscattando anche tutto ciò che non avevo avuto.
TSEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!
Passati vent'anni, posso dire di aver fallito su tutti i fronti, dato che vivo esattamente la vita che mai avrei voluto vivere e che oltretutto, mai avrei pensato di ridurmi così. A volte quindi indugio volentieri nei ricordi di quel passato, che per quanto non entusiasmante era certo meglio di oggi...forse perchè ricco di speranza, che oggi non ho più. 
Tanti anni scivolati via inutilmente, una vita consumata dall'inerzia, a volte circondata da rancori e cattiverie inutili e stupidi...una vita lottando per cambiare, e fallendo sempre.
Tanta sfortuna, sicuramente. Ma..possibile? Solo quella?
Eppure ci deve essere qualcosa che posso fare....per non impazzire....per non morire del tutto....

domenica 8 ottobre 2017

Incontri con gli autori: Andrea Vitali, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Cruciani

Come ogni anno nell'ambito della rassegna "Librixia" Brescia ha ospitato vari autori di libri: quest'anno il programma era particolarmente ricco e interessante, ma siccome non sono stata bene di tutti gli autori che avrei voluto vedere ne  ho visti tre: Andrea Vitali, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Cruciani.


Andrea Vitali ha presentato il suo nuovo romanzo "Bello, elegante e con la fede al dito". Avevo già assistito a un incontro con questo autore qualche anno fa, Vitali viene spesso a Brescia essendo molto legato alla mia città in quanto la prima presentazione del suo primo romanzo avvenne proprio a Brescia.

Come già l'altra volta Vitali ha dimostrato di nuovo la sua simpatia e bravura con vari aneddoti di come nascono le sue storie, sempre ambientate nel paesino di Bellano, sul lago di Como; in particolare si è soffermato sulla figura della perpetua- quasi sempre presente ne suoi romanzi- ricordando una  terribile perpetua della sua infanzia, a cui si ispira sempre quando si tratta di narrare questo personaggio.

Venerdi è stata la volta di Maurizio De Giovanni, che ha presentato il suo romanzo "Rondini d'inverno": lo scrittore napoletano autore delle due celebri serie "i Bastardi di Pizzofalcone" e " Il commissario Ricciardi", del quale ha annunciato ancora due libri prima di concludere la serie. Anche De Giovanni ha raccontato alcuni divertenti annedoti sulla sua celebrità: una signora ottantenne lo ha fermato per strada chiedendogli di fare presto a ultimare la serie su Ricciardi perchè lei non ha tantissimo tempo davanti a sè; un'altra signora in un bar lo ha "aggredito" intimandogli di dire a Ricciardi di trattare un po'meglio le donne; a Napoli ci sono dei tour appositi sui luoghi dei suoi romanzi. C'è stato spazio anche per la riflessione seria: ultimamente stiamo assistendo a una escalation dei fatti di cronaca nera, che a volte nella loro crudeltà superano la fantasia di qualunque autore





Ieri infine è stato ospite Giuseppe Cruciani, conduttore radiofonico che ha presentato il suo libro "I Fasciovegani": già dal titolo si capisce che parla dei Vegani (o meglio della maggior parte di loro) e  del loro fanatismo per cui sono tristemente noti.

Come sapete questo argomento mi tocca particolarmente, essendo convintamente anti-vegana e anti- animalista (le due cose non si possono separare perchè, se è vero che un animalista non è per forza vegano, è altrettanto vero che non è possibile che un vegano non sia anche animalista) e combattendo questo tipo di idee dall'infanzia. Avrei volentieri comprato il libro ma in questo momento non me lo posso permettere, quindi aspetterò.
Comunque Cruciani- in un tendone gremito,con tantissima gente in piedi e tanta fuori!- ha fatto una presentazione esilarante e intelligente: prima di tutto ha precisato- come faccio sempre anche io del resto- che lui non ha nulla contro gli animali, ma semplicemente contro chi pretende di imporre il proprio amore idolatra verso di loro, le proprie idee e il proprio fanatismo a tutto il resto del mondo (persone che solitamente nascondono dietro questo "amore per gli animali" grossi problemi psicologici  e relazionali). Si è chiesto come mai i vegani siano sempre pronti a urlare, minacciare di morte, augurare tumori e cancri a chiunque mangi carne (e non solo: anche se bevi un bicchiere di latte, mangi un uovo o del miele per i vegani sei un massacratore tipo SS), ma non protestino mai con chi porta il cane al beauty center appostio a fargli dipingere le unghie o fare l'ozonoterapia. Impossibile poi non citare, a riguardo di questo argomento, personaggi noti che in tv propagandano ogni tre per due le loro idee: Rosita Celentano, Red Ronnie, Red Canzian con la figlia e ovviamente, la "capa suprema" della combriccola: Michela Vittoria Brambilla, fondatrice del "Movimento Animalista". Cruciani ha scherzato su ciò ma anche sottolienato che il problema in realtà è più serio di quel che si pensi: un partito che come programma politico si ripropone di considerare gli animali UGUALI agli esseri umani sul piano dei diritti, arrivando a proporre il carcere a vita anche per chi ammazza un gatto, è sintomo di una società che ha perso la bussola. Favoloso per la sua linearità il paragone tra questi fanatici e i comunisti di Pol Pot, che poi Cruciani delinea in un capitolo ad hoc.
L'autore è infine rimasto molto stupito dal fatto che non ci fossero animalisti o vegani inferociti ad attenderlo, come spesso succede quando si tratta di questo argomento, e la cosa sinceramente ha stupito anche me.
Dato che ho intenzione di leggere tutti e tre i libri citati, recensioni a suo tempo!

lunedì 2 ottobre 2017

Opinioni di un clown, di Heinrich Boll

Titolo originale:Ansichten eines Clowns

Anno di pubblicazione: 1963

Ambientazione: Bonn, 1962

Hans è un giovane clown in crisi esistenziale: dopo l'abbandono della compagna Maria, che lo ha lasciato per sposare un uomo cattolico come lei, ha trovato rifugio nell'alcool e la sua carriera ne ha risentito fino a rasentare il fallimento. Persino il padre, con cui non va per nulla d'accordo, tenta un riavvicinamento con il figlio per aiutarlo, ma Hans rifiuta. 
L'unico suo desiderio è riconiungersi con Maria, che però è in viaggio di nozze....



   


Questo libro è rimasto nella mia "lista da leggere" per circa 17 anni, fin quando l'anno scorso è stato proposto per un gruppo di lettura di cui faccio parte; finalmente quindi mi sono ricordata di leggerlo.
Dal titolo mi ero fatta un'idea diversa e mi aspettavo di più; non è male ma mi ha un po' deluso, senza contare che è narrato in prima persona, difetto per me molto grosso. Se il libro alla fine risulta piacevole ci passo anche sopra, ma se non piace, è solo un difetto deleterio in più.
Il romanzo è, palesemente, una critica alla società dell'epoca, che nella frenesia post bellica della rinascita e ricostruzione sembra tendere  a dimenticarsi del terribile passato nazista e delle responsabilità della Germania verso il proprio popolo e verso il mondo. Modo di vedere francamente esagerato, a mio avviso, in quanto la Germania ha in più occasioni fatto ammenda per il proprio passato, e comunque a guerra finita cosa si può fare se non andare avanti? 
Comunque sia, la mia impressione è che l'autore abbia messo un po' troppa carne al fuoco: cirtica contro la società, contro il boom economico dietro l'angolo, contro le istituzioni, la morale, la famiglia la religione...critica quasi contro chiunque, in pratica! Del resto, la parte principale del romanzo è incentrata sulla sofferenza di Hans per l'abbandono dell'amata Maria, che dopo alcuni anni di convivenza in giro per la Germania, lo ha lasciato per sposare un cattolico. Anche qui vediamo come Hans non ha voluto o potuto capire Maria, il suo tormento per quella situazione fuori dal matrimonio che lei aveva accettato per amore ma che, essendo molto religiosa, viveva non molto serenamente, sopratutto dopo due aborti spontanei; insomma il primo a doverei criticare dovrebbe essere lui.
Alla fine non approda a nulla; tanto fumo, poco arrosto.

venerdì 29 settembre 2017

La mia vita attraverso i libri- Fino a oggi

Da un certo punto in poi, nonostante l'amore per la lettura rimanga intatto, non ho più avuto grandi cambiamenti: superati i 30, gli innamoramenti libreschi diventano più rari seppure non meno intensi quando ci sono. Alcuni gusti sono cambiati: non leggo quasi più romance, se non quelli dell'autrice italiana Ornella Albanese.
Anche in questi anni ho scoperto autori che mi sono rimasti nel cuore: Antonio Manzini, Valentina D'Urbano, Silvia Avallone, Philippa Gregory, Andrea Vitali, Sarah Addison Allen, Marco Malvaldi. 
Negli ultimi due anni inoltre anche a Brescia sono finalmente arrivati i gruppi di lettura, io ne frequento due ed è davvero una cosa molto piacevole!
Ecco qui i libri per me più importanti di questi ultimi otto anni:




- La Storia (Elsa Morante)

- Acciaio (Silvia Avallone)

- Ricordare stanca (Massimo Coco)

- Quella vita che ci manca (Valentina D'Urbano)

- Cuori neri (Luca Telese)

- Il buio oltre la siepe (Harper Lee)

 - Storia di una ladra di libri (Markus Zukas)

- Regalo di Natale

- Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura

 - Il giullare della regina (Philippa Gregory)

martedì 26 settembre 2017

Da dove la vita è perfetta, di Silvia Avallone


Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Bologna, 2010 circa.


Adele è una 18enne rimasta incinta di Manuel, il fidanzatino che l'ha prontamente mollata. La  ragazza vive ai Lombriconi, il quartiere più malandato di Bologna, assieme alla sorella Jessica e alla madre, che con il suo misero stipendio fatica a mandare avanti la famiglia. Nel quartiere vive anche Zeno, ex migliore amico di Manuel e unico ragazzo del quartiere che frequenta le superiori, per la precisione il liceo classico; una delle sue insegnanti, Dora Cattaneo, vive un dramma familiare molto intenso assieme al marito Fabio, visto che non riescono ad avere figli e non sanno se verranno ritenuti idonei all'adozione per cui da mesi stanno sostenendo colloqui estenuanti.
Tra Zeno e Adele, così diversi fra loro, nasce una bella amicizia....





Attendevo con ansia questo terzo romanzo di Silvia Avallone per decidere se seguire o meno questa autrice: infatti ho adorato il primo romanzo, "Acciaio", che è diventato uno dei miei libri favoriti, mentre ho odiato il secondo, "Marina Bellezza", a mio avviso uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Avendo quindi questi due sentimenti così nettamente opposti, non sapevo come giudicare l'autrice e aspettavo appunto il terzo romanzo.
Il responso è stato positivo: sì, continuerò a seguire la Avallone. Anche se non posso dire che questo romanzo rientrerà fra i miei favoriti di sempre, mi è comunque piaciuto e ho trovato, come già negli altri due, che l'autrice è molto brava a descrivere nel profondo alcuni sentimenti dei personaggi: nella fattispecie, quelli di Dora e Fabio, coppia che si sta annientando nel desiderio di avere un figlio e nel dolore per un'evidente sterilità senza causa che lo impedisce.
Ma andiamo con ordine. Il romanzo è come diviso in due mondi, che si incrociano spesso ma quasi mai interagiscono davvero: da una parte il mondo di Manuel, Adele, Zeno, Jessica e delle loro disastrate famiglie, tutte concentrate in un orrendo quartiere popolare dove il degrado è la normalità e dove chiunque tenta di elevarsi un attimino a un livello accettabile di normalità, come Zeno, viene puntualmente isolato e discriminato dagli altri abitanti.
Dall'altro, il mondo "dorato" della borghesia bene, quello di Dora e Fabio, entrambi giovani, laureati, con lavoro e carriera sicuri, che però non è affatto esente da dolori e imperfezioni altrettanto forti e forse più disperati: perchè i ragazzi comunque hanno tutta la vita davanti a loro per rimediare o cominciare a darsi da fare per ottenere la vita che vogliono, gli adulti invece vedono il loro tempo scorrere troppo velocemente e non ne hanno poi cosi tanto. Come dicevo sopra, è riguardo ai questi due personaggi che la Avallone ha dato il meglio di sè, a mio avviso: ha saputo descrivere in maniera così viva, vera, sentita i dolori dei due singoli componenti e parallelamente il dolore della coppia, davanti alla sterilità e al desiderio di avere un figlio. E' la vicenda che mi ha colpito di più, forse per assonanza con la mia esperienza personale o per vicinanza all'età dei protagonisti, ma sono stata veramente coinvolta dalla loro vicenda travagliata
Per quanto riguarda gli altri protagonisti, ho trovato dei ragazzi dipinti con molta tenerezza: Adele coraggiosa e tenera nella sua difficile scelta, Zeno altrettanto coraggioso e tenero nella sua costante vicinanza e fedeltà, Jessica tenera nel suo attaccamento al padre dato che non ha ancora capito che tipo è. Tutti ragazzi con una vita segnata ma con ancora delle speranze, anche se loro stessi non riescono a trovarle.
Certo, la Avallone deve avere qualche problema irrisolto con le figure genitoriali... e come mai continua con  il binomio "abitante di periferia"= coatto, non è uno stereotipo un po' banale?
Comunque sia, alla prossima cara Silvia Avallone!

venerdì 22 settembre 2017

L'amica del cuore, di Maeve Binchy



Titolo originale: Light a Penny Candle

Anno di pubblicazione: 1996


Ambientazione: Inghilterra/ Irlanda, dal 1940 al 1965


Inghilterra, 1940: per proteggere la figlia Elizabeth dai bombardamenti sempre più pressanti su Londra, Violet White decide di mandarla in Irlanda dalla sua amica d'infanzia Eileen O'Connor.
Eileen è sposata con cinque figli, tra cui Aisling, coetanea di Elizabeth: tra le due bambine nasce una forte amicizia che durerà tutta la vita....




Libro che ho letto la prima volta a vent'anni (mi era stato regalato per il compleanno), e ho riscoperto di recente...anzi, ricordandomi che non ho mai più letto altro di questa autrice, penso che forse dovrei davvero decidermi a farlo visto che a distanza di anni ho ugualmente apprezzato il libro (cosa non sempre scontata).
E' una bella storia di amicizia femminile con due protagoniste forti, ma che più diverse non potrebbero essere: L'esuberante Aisling e la timida Elizabeth.
Siamo in piena seconda guerra mondiale, e le città inglesi sono provate dai numerosi bombardamenti, a tal punto che il governo inglese decreta che i bambini e ragazzi vengano allontanati e portati in campagna, dove la situazione era più tranquilla. Violet, moglie infelice e madre di Elizabeth, decide invece di scrivere all'amica di infanzia Eileen per chiederle di ospitare in Irlanda la bambina; nonostante non si sentano da molti anni, Eileen accetta con entusiasmo, ed ecco la timida Elizabeth di soli dieci anni arrivare dopo un lungo viaggio nel paesino di  
Quello che nasce come un viaggio drammatico si rivelerà presto il periodo più bello della vita della bambina: lontana dai drammi della guerra, in una famiglia numerosa, chiassosa, vivace (totalmente diversa dalla sua) Elizabeth vivrà felice e piena di affetto come mai era sta finora, nella sua famiglia fredda e piena di non detti; in particolare troverà nella coetanea Aisling la migliore amica che tale rimarrà anche dopo il ritorno in Inghilterra.
Per anni si sentiranno quais esclusivamente tramite lettera, ma il loro legame rimarrà solidoe permetterà loro di affrontare i momenti duri che la vita riserverà: per Elizabeth, il divorzio dei genitori e la morte della madre dopo qualche tempo, la vita col freddo padre, un aborto in giovanissima età; per Aisling, il matrimonio infelice con un uomo pieno di problemi, ubriaco e violento. Le vicende delle due amiche scorrono parallele, e lo stile epistolare viene alternato a quello normale e descrittivo senza fastidi di sorta (almeno, per me è stato così).
Vari personaggi si alternano nel corso degli anni attorno alle due amiche: i familiari, amici, amori, tutti credibili e ben tratteggiati.
E' una storia molto bella, che consiglio vivamente a chi ama questo tipo di trame.

lunedì 18 settembre 2017

30 giorni di libri

Su Anobii e su FB da qualche tempo qualche anno fa circolava un simpatico test intitolato "30 giorni di libri"; praticamente c'èra una domanda o richiesta a cui rispondere ogni giorno per un mese.
Ho deciso di riportare le mie risposte anche qui, ma tutte assieme; essendo passati vari anni, alcune cose sono sicuramente cambiate rispetto alle risposte dell'epoca, ma altre sono invece le stesse.

1- Il tuo libro preferito:

Tanti, uno di questi LA LUNA SULLA BRUGHIERA, di Rebecca Brandewyne.




2) La tua citazione preferita: 

"Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dove è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate".
(Da "Stagioni diverse" di Stephen King).

E' solo una delle tante, non necessariamente la prediletta ma ne ho tante predilette, quindi ho scelto questa.

3-  Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto: Eponine de "I miserabili" di Victor Hugo

4) Il libro più brutto che tu abbia mai letto. “Il diario di un curato di campagna” di George Bernanos.

5) Il libro più lungo che tu abbia mai letto: “I miserabili” di Victor Hugo

6) il libro più corto che tu abbia mai letto: “Romanzetto esci dal mio petto”

7) Il libro che ti descrive: non saprei, ho trovato cose di me in molti personggi di molti libri.

8) Un libro che consiglieresti: “Il conte di Montescristo” di Alexandre Dumas


9) Un libro che ti ha fatto crescere: “I fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskyi, il mio primo incontro- a 13 anni- con la letteratura “alta” dopo I PROMESSI SPOSI- a 10 anni-


10) Un libro del tuo autore preferito. “La gita a Tindari” di Andrea Camilleri

11) Un libro che prima amavi e che ora odi: non credo ce ne siano.

12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere. “Emma” di Jane Austen

13) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. (Sempre se ne hai uno): "Da dove la vita è perfetta" di Silvia Avallone

15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi:

“Fossi John Elkann sarei contento d'essere stato svillanneggiato, un volta ancora, dall'ex direttore generale della sua Juventus: la consideri una medaglia al valore"
Da "Eurointerismi" di Beppe Severgnini.


16) La tua copertina preferita: “Charlotte” di Amanda Quick

18) Il primo libro che hai letto. “Taron e la pentola magica”, edizione Disney.

19) Un libro il cui film ti ha deluso: “I love shopping”

20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse: tanti, ad esempio: "Il profumo del pane alla lavanda" di Sarah Addison Allen (nella figura di Claire), "Marianna Sirca" di Grazia Deledda (nella figura di Marianna), "Quella vita che ci manca" di Valentina D'Urbano (nella figura di Anna).

21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te. 

Passo, stavolta non ho risposto ad entrambi i quesiti.

22) Un libro che hai letto da piccola. “La Piccola Principessa” di Frances Hogdson Burnett.

23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita.

Ne ho uno per entrambe le categorie: “Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia, demonizzato dai più ma che a me è piaciuto;” Sulla strada” di Jack Kerouac, universalmente considerato un capolavoro e che io ho trovato molto brutto.

24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo:ancora LA LUNA SULLA BRUGHIERA.


25) Un libro che hai scoperto da poco: la serie "L'amica geniale" di Elena Ferrante


26) Un libro che conosci da sempre: “Cuore” di Edmondo de Amicis.

27) Un libro che vorresti aver scritto: “-Divise forate" di Alessandro Placidi.



28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli: non penso che miei eventuali figli scamperebbero a “Il giornalino di Gianburrasca” (per non ripetere i soliti tre noti....)


29) Un libro che devi ancora leggere: "Lezioni americane" di Italo Calvino

30) Un libro che ti ha commosso: “Eva dorme” di Francesca Melandri.