mercoledì 18 ottobre 2017

Il significato dei ricordi

Ultimamente mi capita spesso di incappare in elementi (canzoni, libri, film, personaggi) che mi riportano prepotentemente al 1997, esattamente vent'anni fa: l'anno in cui- ho compiuto 18 anni. Li ho compiuti a ottobre, quindi sul tardi, per questo nei miei ricordi mi percepisco comunque 17enne per la maggior parte dell'anno.

Un film,"La stanza di Marvin"
Una canzone,"Dimmi cos'è" di Nek;
Un'attrice, Asia Argento
Un cantante, Nek
Un libro,
Una bambola di porcellana comprata da mia mamma in quell'anno
Una vecchia Barbie di mia sorella di quell'anno
Un racconto che avevo scritto in quell'anno e che mi è capitato sottomano

Varie persone che non vedo da anni e che ho sentito nominare in questi giorni per i più svariati motivi

Tutto questo cosa può significare? C'è un messaggio subliminale che non capisco dietro a tutto ciò o è tutto casuale?


Vent'anni fa non ero particolarmente felice: non ho avuto una adolescenza come tutti, sotto alcuni importanti punti di vista. Non andavo d'accordo con i miei familiari, soffrivo per il mio peso e il mio brutto aspetto, ero molto sola e non riuscivo a instaurare rapporti di amicizia e socialità come quelli di tutti gli adolescenti, nonostante a scuola andassi d'accordo con tutti. Però non avevo amiche da frequentare fuori da scuola, con cui andare in giro,  con cui divertirmi; non potevo andare quasi da nessuna parte perchè senza soldi ecc.
A scuola andavo volentieri anche se non ero la cima che avrei dovuto essere; insomma non una gran vita....e nemmeno un'adolescenza normale come tante. Ma ero comunque sostenuta dalla certezza che stavo facendo qualcosa per costruire il mio futuro, che una volta finita la scuola impegnandomi sarei sicuramente diventata la persona che volevo essere e avrei avuto la vita che desideravo, riscattando anche tutto ciò che non avevo avuto.
TSEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!!!!
Passati vent'anni, posso dire di aver fallito su tutti i fronti, dato che vivo esattamente la vita che mai avrei voluto vivere e che oltretutto, mai avrei pensato di ridurmi così. A volte quindi indugio volentieri nei ricordi di quel passato, che per quanto non entusiasmante era certo meglio di oggi...forse perchè ricco di speranza, che oggi non ho più. 
Tanti anni scivolati via inutilmente, una vita consumata dall'inerzia, a volte circondata da rancori e cattiverie inutili e stupidi...una vita lottando per cambiare, e fallendo sempre.
Tanta sfortuna, sicuramente. Ma..possibile? Solo quella?
Eppure ci deve essere qualcosa che posso fare....per non impazzire....per non morire del tutto....

domenica 8 ottobre 2017

Incontri con gli autori: Andrea Vitali, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Cruciani

Come ogni anno nell'ambito della rassegna "Librixia" Brescia ha ospitato vari autori di libri: quest'anno il programma era particolarmente ricco e interessante, ma siccome non sono stata bene di tutti gli autori che avrei voluto vedere ne  ho visti tre: Andrea Vitali, Maurizio De Giovanni e Giuseppe Cruciani.


Andrea Vitali ha presentato il suo nuovo romanzo "Bello, elegante e con la fede al dito". Avevo già assistito a un incontro con questo autore qualche anno fa, Vitali viene spesso a Brescia essendo molto legato alla mia città in quanto la prima presentazione del suo primo romanzo avvenne proprio a Brescia.

Come già l'altra volta Vitali ha dimostrato di nuovo la sua simpatia e bravura con vari aneddoti di come nascono le sue storie, sempre ambientate nel paesino di Bellano, sul lago di Como; in particolare si è soffermato sulla figura della perpetua- quasi sempre presente ne suoi romanzi- ricordando una  terribile perpetua della sua infanzia, a cui si ispira sempre quando si tratta di narrare questo personaggio.

Venerdi è stata la volta di Maurizio De Giovanni, che ha presentato il suo romanzo "Rondini d'inverno": lo scrittore napoletano autore delle due celebri serie "i Bastardi di Pizzofalcone" e " Il commissario Ricciardi", del quale ha annunciato ancora due libri prima di concludere la serie. Anche De Giovanni ha raccontato alcuni divertenti annedoti sulla sua celebrità: una signora ottantenne lo ha fermato per strada chiedendogli di fare presto a ultimare la serie su Ricciardi perchè lei non ha tantissimo tempo davanti a sè; un'altra signora in un bar lo ha "aggredito" intimandogli di dire a Ricciardi di trattare un po'meglio le donne; a Napoli ci sono dei tour appositi sui luoghi dei suoi romanzi. C'è stato spazio anche per la riflessione seria: ultimamente stiamo assistendo a una escalation dei fatti di cronaca nera, che a volte nella loro crudeltà superano la fantasia di qualunque autore





Ieri infine è stato ospite Giuseppe Cruciani, conduttore radiofonico che ha presentato il suo libro "I Fasciovegani": già dal titolo si capisce che parla dei Vegani (o meglio della maggior parte di loro) e  del loro fanatismo per cui sono tristemente noti.

Come sapete questo argomento mi tocca particolarmente, essendo convintamente anti-vegana e anti- animalista (le due cose non si possono separare perchè, se è vero che un animalista non è per forza vegano, è altrettanto vero che non è possibile che un vegano non sia anche animalista) e combattendo questo tipo di idee dall'infanzia. Avrei volentieri comprato il libro ma in questo momento non me lo posso permettere, quindi aspetterò.
Comunque Cruciani- in un tendone gremito,con tantissima gente in piedi e tanta fuori!- ha fatto una presentazione esilarante e intelligente: prima di tutto ha precisato- come faccio sempre anche io del resto- che lui non ha nulla contro gli animali, ma semplicemente contro chi pretende di imporre il proprio amore idolatra verso di loro, le proprie idee e il proprio fanatismo a tutto il resto del mondo (persone che solitamente nascondono dietro questo "amore per gli animali" grossi problemi psicologici  e relazionali). Si è chiesto come mai i vegani siano sempre pronti a urlare, minacciare di morte, augurare tumori e cancri a chiunque mangi carne (e non solo: anche se bevi un bicchiere di latte, mangi un uovo o del miele per i vegani sei un massacratore tipo SS), ma non protestino mai con chi porta il cane al beauty center appostio a fargli dipingere le unghie o fare l'ozonoterapia. Impossibile poi non citare, a riguardo di questo argomento, personaggi noti che in tv propagandano ogni tre per due le loro idee: Rosita Celentano, Red Ronnie, Red Canzian con la figlia e ovviamente, la "capa suprema" della combriccola: Michela Vittoria Brambilla, fondatrice del "Movimento Animalista". Cruciani ha scherzato su ciò ma anche sottolienato che il problema in realtà è più serio di quel che si pensi: un partito che come programma politico si ripropone di considerare gli animali UGUALI agli esseri umani sul piano dei diritti, arrivando a proporre il carcere a vita anche per chi ammazza un gatto, è sintomo di una società che ha perso la bussola. Favoloso per la sua linearità il paragone tra questi fanatici e i comunisti di Pol Pot, che poi Cruciani delinea in un capitolo ad hoc.
L'autore è infine rimasto molto stupito dal fatto che non ci fossero animalisti o vegani inferociti ad attenderlo, come spesso succede quando si tratta di questo argomento, e la cosa sinceramente ha stupito anche me.
Dato che ho intenzione di leggere tutti e tre i libri citati, recensioni a suo tempo!

lunedì 2 ottobre 2017

Opinioni di un clown, di Heinrich Boll

Titolo originale:Ansichten eines Clowns

Anno di pubblicazione: 1963

Ambientazione: Bonn, 1962

Hans è un giovane clown in crisi esistenziale: dopo l'abbandono della compagna Maria, che lo ha lasciato per sposare un uomo cattolico come lei, ha trovato rifugio nell'alcool e la sua carriera ne ha risentito fino a rasentare il fallimento. Persino il padre, con cui non va per nulla d'accordo, tenta un riavvicinamento con il figlio per aiutarlo, ma Hans rifiuta. 
L'unico suo desiderio è riconiungersi con Maria, che però è in viaggio di nozze....



   


Questo libro è rimasto nella mia "lista da leggere" per circa 17 anni, fin quando l'anno scorso è stato proposto per un gruppo di lettura di cui faccio parte; finalmente quindi mi sono ricordata di leggerlo.
Dal titolo mi ero fatta un'idea diversa e mi aspettavo di più; non è male ma mi ha un po' deluso, senza contare che è narrato in prima persona, difetto per me molto grosso. Se il libro alla fine risulta piacevole ci passo anche sopra, ma se non piace, è solo un difetto deleterio in più.
Il romanzo è, palesemente, una critica alla società dell'epoca, che nella frenesia post bellica della rinascita e ricostruzione sembra tendere  a dimenticarsi del terribile passato nazista e delle responsabilità della Germania verso il proprio popolo e verso il mondo. Modo di vedere francamente esagerato, a mio avviso, in quanto la Germania ha in più occasioni fatto ammenda per il proprio passato, e comunque a guerra finita cosa si può fare se non andare avanti? 
Comunque sia, la mia impressione è che l'autore abbia messo un po' troppa carne al fuoco: cirtica contro la società, contro il boom economico dietro l'angolo, contro le istituzioni, la morale, la famiglia la religione...critica quasi contro chiunque, in pratica! Del resto, la parte principale del romanzo è incentrata sulla sofferenza di Hans per l'abbandono dell'amata Maria, che dopo alcuni anni di convivenza in giro per la Germania, lo ha lasciato per sposare un cattolico. Anche qui vediamo come Hans non ha voluto o potuto capire Maria, il suo tormento per quella situazione fuori dal matrimonio che lei aveva accettato per amore ma che, essendo molto religiosa, viveva non molto serenamente, sopratutto dopo due aborti spontanei; insomma il primo a doverei criticare dovrebbe essere lui.
Alla fine non approda a nulla; tanto fumo, poco arrosto.

venerdì 29 settembre 2017

La mia vita attraverso i libri- Fino a oggi

Da un certo punto in poi, nonostante l'amore per la lettura rimanga intatto, non ho più avuto grandi cambiamenti: superati i 30, gli innamoramenti libreschi diventano più rari seppure non meno intensi quando ci sono. Alcuni gusti sono cambiati: non leggo quasi più romance, se non quelli dell'autrice italiana Ornella Albanese.
Anche in questi anni ho scoperto autori che mi sono rimasti nel cuore: Antonio Manzini, Valentina D'Urbano, Silvia Avallone, Philippa Gregory, Andrea Vitali, Sarah Addison Allen, Marco Malvaldi. 
Negli ultimi due anni inoltre anche a Brescia sono finalmente arrivati i gruppi di lettura, io ne frequento due ed è davvero una cosa molto piacevole!
Ecco qui i libri per me più importanti di questi ultimi otto anni:




- La Storia (Elsa Morante)

- Acciaio (Silvia Avallone)

- Ricordare stanca (Massimo Coco)

- Quella vita che ci manca (Valentina D'Urbano)

- Cuori neri (Luca Telese)

- Il buio oltre la siepe (Harper Lee)

 - Storia di una ladra di libri (Markus Zukas)

- Regalo di Natale

- Sergio Ramelli: una storia che fa ancora paura

 - Il giullare della regina (Philippa Gregory)

martedì 26 settembre 2017

Da dove la vita è perfetta, di Silvia Avallone


Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Bologna, 2010 circa.


Adele è una 18enne rimasta incinta di Manuel, il fidanzatino che l'ha prontamente mollata. La  ragazza vive ai Lombriconi, il quartiere più malandato di Bologna, assieme alla sorella Jessica e alla madre, che con il suo misero stipendio fatica a mandare avanti la famiglia. Nel quartiere vive anche Zeno, ex migliore amico di Manuel e unico ragazzo del quartiere che frequenta le superiori, per la precisione il liceo classico; una delle sue insegnanti, Dora Cattaneo, vive un dramma familiare molto intenso assieme al marito Fabio, visto che non riescono ad avere figli e non sanno se verranno ritenuti idonei all'adozione per cui da mesi stanno sostenendo colloqui estenuanti.
Tra Zeno e Adele, così diversi fra loro, nasce una bella amicizia....





Attendevo con ansia questo terzo romanzo di Silvia Avallone per decidere se seguire o meno questa autrice: infatti ho adorato il primo romanzo, "Acciaio", che è diventato uno dei miei libri favoriti, mentre ho odiato il secondo, "Marina Bellezza", a mio avviso uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Avendo quindi questi due sentimenti così nettamente opposti, non sapevo come giudicare l'autrice e aspettavo appunto il terzo romanzo.
Il responso è stato positivo: sì, continuerò a seguire la Avallone. Anche se non posso dire che questo romanzo rientrerà fra i miei favoriti di sempre, mi è comunque piaciuto e ho trovato, come già negli altri due, che l'autrice è molto brava a descrivere nel profondo alcuni sentimenti dei personaggi: nella fattispecie, quelli di Dora e Fabio, coppia che si sta annientando nel desiderio di avere un figlio e nel dolore per un'evidente sterilità senza causa che lo impedisce.
Ma andiamo con ordine. Il romanzo è come diviso in due mondi, che si incrociano spesso ma quasi mai interagiscono davvero: da una parte il mondo di Manuel, Adele, Zeno, Jessica e delle loro disastrate famiglie, tutte concentrate in un orrendo quartiere popolare dove il degrado è la normalità e dove chiunque tenta di elevarsi un attimino a un livello accettabile di normalità, come Zeno, viene puntualmente isolato e discriminato dagli altri abitanti.
Dall'altro, il mondo "dorato" della borghesia bene, quello di Dora e Fabio, entrambi giovani, laureati, con lavoro e carriera sicuri, che però non è affatto esente da dolori e imperfezioni altrettanto forti e forse più disperati: perchè i ragazzi comunque hanno tutta la vita davanti a loro per rimediare o cominciare a darsi da fare per ottenere la vita che vogliono, gli adulti invece vedono il loro tempo scorrere troppo velocemente e non ne hanno poi cosi tanto. Come dicevo sopra, è riguardo ai questi due personaggi che la Avallone ha dato il meglio di sè, a mio avviso: ha saputo descrivere in maniera così viva, vera, sentita i dolori dei due singoli componenti e parallelamente il dolore della coppia, davanti alla sterilità e al desiderio di avere un figlio. E' la vicenda che mi ha colpito di più, forse per assonanza con la mia esperienza personale o per vicinanza all'età dei protagonisti, ma sono stata veramente coinvolta dalla loro vicenda travagliata
Per quanto riguarda gli altri protagonisti, ho trovato dei ragazzi dipinti con molta tenerezza: Adele coraggiosa e tenera nella sua difficile scelta, Zeno altrettanto coraggioso e tenero nella sua costante vicinanza e fedeltà, Jessica tenera nel suo attaccamento al padre dato che non ha ancora capito che tipo è. Tutti ragazzi con una vita segnata ma con ancora delle speranze, anche se loro stessi non riescono a trovarle.
Certo, la Avallone deve avere qualche problema irrisolto con le figure genitoriali... e come mai continua con  il binomio "abitante di periferia"= coatto, non è uno stereotipo un po' banale?
Comunque sia, alla prossima cara Silvia Avallone!

venerdì 22 settembre 2017

L'amica del cuore, di Maeve Binchy



Titolo originale: Light a Penny Candle

Anno di pubblicazione: 1996


Ambientazione: Inghilterra/ Irlanda, dal 1940 al 1965


Inghilterra, 1940: per proteggere la figlia Elizabeth dai bombardamenti sempre più pressanti su Londra, Violet White decide di mandarla in Irlanda dalla sua amica d'infanzia Eileen O'Connor.
Eileen è sposata con cinque figli, tra cui Aisling, coetanea di Elizabeth: tra le due bambine nasce una forte amicizia che durerà tutta la vita....




Libro che ho letto la prima volta a vent'anni (mi era stato regalato per il compleanno), e ho riscoperto di recente...anzi, ricordandomi che non ho mai più letto altro di questa autrice, penso che forse dovrei davvero decidermi a farlo visto che a distanza di anni ho ugualmente apprezzato il libro (cosa non sempre scontata).
E' una bella storia di amicizia femminile con due protagoniste forti, ma che più diverse non potrebbero essere: L'esuberante Aisling e la timida Elizabeth.
Siamo in piena seconda guerra mondiale, e le città inglesi sono provate dai numerosi bombardamenti, a tal punto che il governo inglese decreta che i bambini e ragazzi vengano allontanati e portati in campagna, dove la situazione era più tranquilla. Violet, moglie infelice e madre di Elizabeth, decide invece di scrivere all'amica di infanzia Eileen per chiederle di ospitare in Irlanda la bambina; nonostante non si sentano da molti anni, Eileen accetta con entusiasmo, ed ecco la timida Elizabeth di soli dieci anni arrivare dopo un lungo viaggio nel paesino di  
Quello che nasce come un viaggio drammatico si rivelerà presto il periodo più bello della vita della bambina: lontana dai drammi della guerra, in una famiglia numerosa, chiassosa, vivace (totalmente diversa dalla sua) Elizabeth vivrà felice e piena di affetto come mai era sta finora, nella sua famiglia fredda e piena di non detti; in particolare troverà nella coetanea Aisling la migliore amica che tale rimarrà anche dopo il ritorno in Inghilterra.
Per anni si sentiranno quais esclusivamente tramite lettera, ma il loro legame rimarrà solidoe permetterà loro di affrontare i momenti duri che la vita riserverà: per Elizabeth, il divorzio dei genitori e la morte della madre dopo qualche tempo, la vita col freddo padre, un aborto in giovanissima età; per Aisling, il matrimonio infelice con un uomo pieno di problemi, ubriaco e violento. Le vicende delle due amiche scorrono parallele, e lo stile epistolare viene alternato a quello normale e descrittivo senza fastidi di sorta (almeno, per me è stato così).
Vari personaggi si alternano nel corso degli anni attorno alle due amiche: i familiari, amici, amori, tutti credibili e ben tratteggiati.
E' una storia molto bella, che consiglio vivamente a chi ama questo tipo di trame.

lunedì 18 settembre 2017

30 giorni di libri

Su Anobii e su FB da qualche tempo qualche anno fa circolava un simpatico test intitolato "30 giorni di libri"; praticamente c'èra una domanda o richiesta a cui rispondere ogni giorno per un mese.
Ho deciso di riportare le mie risposte anche qui, ma tutte assieme; essendo passati vari anni, alcune cose sono sicuramente cambiate rispetto alle risposte dell'epoca, ma altre sono invece le stesse.

1- Il tuo libro preferito:

Tanti, uno di questi LA LUNA SULLA BRUGHIERA, di Rebecca Brandewyne.




2) La tua citazione preferita: 

"Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dove è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate".
(Da "Stagioni diverse" di Stephen King).

E' solo una delle tante, non necessariamente la prediletta ma ne ho tante predilette, quindi ho scelto questa.

3-  Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto: Eponine de "I miserabili" di Victor Hugo

4) Il libro più brutto che tu abbia mai letto. “Il diario di un curato di campagna” di George Bernanos.

5) Il libro più lungo che tu abbia mai letto: “I miserabili” di Victor Hugo

6) il libro più corto che tu abbia mai letto: “Romanzetto esci dal mio petto”

7) Il libro che ti descrive: non saprei, ho trovato cose di me in molti personggi di molti libri.

8) Un libro che consiglieresti: “Il conte di Montescristo” di Alexandre Dumas


9) Un libro che ti ha fatto crescere: “I fratelli Karamazov” di Fedor Dostoevskyi, il mio primo incontro- a 13 anni- con la letteratura “alta” dopo I PROMESSI SPOSI- a 10 anni-


10) Un libro del tuo autore preferito. “La gita a Tindari” di Andrea Camilleri

11) Un libro che prima amavi e che ora odi: non credo ce ne siano.

12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere. “Emma” di Jane Austen

13) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania. (Sempre se ne hai uno): "Da dove la vita è perfetta" di Silvia Avallone

15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi:

“Fossi John Elkann sarei contento d'essere stato svillanneggiato, un volta ancora, dall'ex direttore generale della sua Juventus: la consideri una medaglia al valore"
Da "Eurointerismi" di Beppe Severgnini.


16) La tua copertina preferita: “Charlotte” di Amanda Quick

18) Il primo libro che hai letto. “Taron e la pentola magica”, edizione Disney.

19) Un libro il cui film ti ha deluso: “I love shopping”

20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse: tanti, ad esempio: "Il profumo del pane alla lavanda" di Sarah Addison Allen (nella figura di Claire), "Marianna Sirca" di Grazia Deledda (nella figura di Marianna), "Quella vita che ci manca" di Valentina D'Urbano (nella figura di Anna).

21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te. 

Passo, stavolta non ho risposto ad entrambi i quesiti.

22) Un libro che hai letto da piccola. “La Piccola Principessa” di Frances Hogdson Burnett.

23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita.

Ne ho uno per entrambe le categorie: “Tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia, demonizzato dai più ma che a me è piaciuto;” Sulla strada” di Jack Kerouac, universalmente considerato un capolavoro e che io ho trovato molto brutto.

24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo:ancora LA LUNA SULLA BRUGHIERA.


25) Un libro che hai scoperto da poco: la serie "L'amica geniale" di Elena Ferrante


26) Un libro che conosci da sempre: “Cuore” di Edmondo de Amicis.

27) Un libro che vorresti aver scritto: “-Divise forate" di Alessandro Placidi.



28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli: non penso che miei eventuali figli scamperebbero a “Il giornalino di Gianburrasca” (per non ripetere i soliti tre noti....)


29) Un libro che devi ancora leggere: "Lezioni americane" di Italo Calvino

30) Un libro che ti ha commosso: “Eva dorme” di Francesca Melandri.

sabato 16 settembre 2017

L'estate di Sgt Pepper's, di George Martin



Titolo Originale: Summer of love- The making of Sgt. Pepper's

Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Inghilterra, 1967/'68






Il 2 giugno 1967 usciva "SGT. Pepper's lonely hearts club band", l'album più importante dei Beatles; la storia del primo concept album nella storia della musica non poteva che esserci raccontata da chi ha vissuto la lavorazione dell'album in prima persona, ovvero Sir George Martin, produttore del gruppo che in questo libro ci fornisce in maniera  dettagliata, sviscerando canzone per canzone la nascita del capolavoro dei Fab Four.
Il libro è giustamente considerato una pietra miliare per ogni beatlesiano che si rispetti ed è certamente una lettura appassionante ed interessante, anche se l'inevitabile "surplus" di dettagli tecnici  da addetto al lavoro può stufare ogni tanto (anche perchè, diciamolo, non sempre si capisce tutto se non si è dell'ambiente), rimane però il fatto di avere davvero la sensazione di stare assisitendo, seppure in maniera indiretta, alla nascita di un capolavoro.
E scusate se è poco....!

mercoledì 13 settembre 2017

Patto con il diavolo, di Lorraine Heath


Titolo originale: In bed with the devil

Anno di pubblicazione:

Ambientazione: Inghilterra, 1851

Collegamenti con altri romanzi: E' il primo romanzo della serie "I libertini di St. James", composta da:

- Patto con il diavolo;
- Tra le braccia di un duca;
- Il duca dissoluto;
- Piaceri di mezzanotte



Lucian Langdon, conte di   , si è guadagnato il soprannome di "Conte Diavolo" a causa della sau infanzia trascorsa nei bassifondi e sopratutto dell'omicidio dello zio, avvenuto quando ancora era un ragazzino.
Per questo la buona società lo evita come la peste, cosa che a lui non sembra importare affatto visto che continua a frequentare gli amici d'infanzia, ormai cresciuti e dediti ad altre attività.
Lucien vorrebbe sposare Fanny,    ma la ragazza rifiuta la proposta dell'amico con la motivazione che non desidera affatto entrare in un ambiente chiuso e pieno di regole ed etichette che non conosce, come quello della nobiltà. Deciso a non demordere, Lucien decide così di accettare la strana richiesta venutagli da Lady Catherine Mabry: se lui ucciderà l'uomo che lei gli indicherà, lei in cambio trasformerà Fanny in una perfetta lady...



In questo romanzo la cosa più evidente ( e quella che mi ha attirato di più) è l'omaggio a Charles Dickens, sopratutto al suo "Oliver Twist", romanzo ancora oggi molto amato e reso attuale da varie versioni cinematografiche.: non si può in altro modo leggere la scelta del libro che Catherine legge al padre e sopratutto la scelta della banda di monelli di Feagan ( variazione di Fagin).
I quali monelli però avranno destino ben diverso da quelli dickensiani: quando Lucian uccide il figlio del vecchio conte di    (e tutta la faccenda verrà chiarita nel corso del romanzo), costui riconosce in lui il nipote scomparso anni prima che da tempo stava cercando. Lucian improvvisamente passa quindi dalle stalle alle stelle, e con lui tutti i suoi amici, dato che il vecchio conte si prodigherà per aiutare anche loro togliendoli, di fatto, dalla strada.
Una volta morto il nonno, il nipote eredita titolo e ricchezze, venendo però snobbato dall'intera alta società che non gli perdona la sua umile infanzia, seppure tutti sanno dovuta a una grande disgrazia (i genitori di Lucian furono assassinati in un vicolo mentre passeggiavano con il figlio, che sparì); la cosa non dispiace al nostro eroe, anche perchè lui racconta di avere soltanto finto di essere il nipote dell'anziano conte, conscio che ciò gli avrebbe permesso non solo di portare a casa la pelle ma anche di togliersi dalla vita di strada. Egli si sente quindi in colpa per aver scippato il titolo al legittimo erede, il cugino Marcus, e sopratutto per aver ingannato l'anziano, al quale comunque era affezionato.
E' un eroe molto complesso, il nostro, che non ci pensa proprio a rinunciare alla propria ricchezza e posizione sociale anche se vive la cosa con senso di colpa che lo porta a non prendersi nemmeno la briga di sfatare le brutte voci sul suo conto; è un uomo che sembra quasi voglia precludersi apposta la possibilità di essere felice. Vive attaccato ai vecchi compagni e si intuisce da subito che quello che prova per Fanny non è vero amore, ma appunto solo una forma di attaccamento e di paura che l'incontro con Catherine, eroina coraggiosa e disposta veramente a tutto per salvare l'amica maltrattata dal marito, riuscirà pian piano a risolvere.
Certo non un capolavoro, ma comunque molto gradevole e ben costruito.

domenica 10 settembre 2017

Le mele di Kafka, di Andrea Vitali


Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Bellano, 1960


Abramo Ferrascini, campione di bocce, si sta preparando a  partecipare al campionato provinciale quando arriva una drammatica notizia dalla Svizzera, dove risiede la sorella di sua moglie Rosalba: il cognato Eraldo è ricoverato in gravissime condizioni e sta per morire. Mettersi in viaggio per Lucerna (dove vivono i due congiunti) è scontato, ma il piano di Abramo è quello di tornare in tempo per la domenica successiva, giorno del campionato. Ce la farà?


Mi ripeto inutilmente, per me Andrea Vitali è una garanzia anche quando, come in questo caso, la lettura non mi lascia un granchè. Ma è davvero un autore gradevole, che riesce ad imbastire storie carine (quando non proprio belle) anche partendo da un annedoto tutto sommato insignificante come quello (nemmeno si sa se veritiero o no) che dà il titolo a questo romanzo.
Pare infatti che ai primi del '900 lo scrittore Franz Kafka, soggiornando in una pensione di Lucerna in Svizzera, si sia lamentato per la scarsa quantità e qualità della frutta che gli era stata servita; da allora nella medesima pensione troneggia un grande cesto con delle belle mele rosse, come una specie di monito insomma; queste mele appunto sono chiamate "le mele di Kafka".
Dell'annedoto però veniamo a conoscenza solo nella parte centrale del romanzo, tant'è vero che per un bel po' mi sono detta "ma che c'entra 'sto titolo con questa storia"; il vero filo conduttore infatti sono le bocce, alle quali tra l'altro le famose mele somigliano parecchio. Il campionato provinciale infatti, è l'evento che porta una ventata di vivacità nella tranquilla vita del paesino sul lago di Como dove puntualmente il Vitali ambienta tutte le sue storie. I protagonisti principali qui sono due coppie: le sorelle Rosalba e Fioralba con i rispettivi mariti Abramo ed Eraldo.
Quest'ultimo in realtà non compare mai direttamente, anche se è il motore di tutta la vicenda: trasferitosi dopo il matrimonio a Lucerna assieme alla moglie e cameriere nel più grande hotel della città,  dopo un improvviso malore è ricoverato in ospedale e i precisissimi medici svizzeri gli hanno dato al massimo due giorni di vita. Qui parte subito un flashback di qualche anno prima, dove ci viene raccontato la storia della famiglia delle due sorelle e il nascere delle rispettive storie, con un piccolo intoppo segreto: una sera la Rosalba e l'Eraldo, già fidanzati e rimasti soli , si erano scambiati per sbaglio un bacetto. Il tutto era davvero avvenuto per sbaglio, ma per la povera Rosalba questo ha significato l'inizio di un amore completamente segreto e minimamente corrisposto per il futuro cognato, che anzi non aveva una grande opinione su di lei. Anche per questo la notizia della prossima dipartita del cognato la sconvolge così tanto e vuole assolutamente andare in Svizzera nella spernza di potergli dare un ultimo saluto. Rosalba in fondo mi ha fatto tenerezza: vive la sua vita attorno a un sogno mai nemmeno esistito, e per lei la morte di Eraldo rappresenterà anche la morte dei suoi sogni giovanili, delle sue illusioni. Se non ci fosse stato il colpo di scena finale, forse, avrebbe significato anche un nuovo inizio per il suo rapporto con il marito, che nulla sospetta di quanto accade interiormente alla moglie.
E quindi solo alla fine sarà ben chiaro il vero significato del titolo del romanzo e delle famose mele di Kafka...
Non indimenticabile come ho già detto, Vitali ha fatto di meglio, ma come sempre molto gradevole sopratutto per i personaggi e le dinamiche che avvengono fra di loro.

giovedì 7 settembre 2017

Quando la fantasia corre...

Non so se capita anche a voi quando leggete un libro…ma credo che, alla maggior parte dei lettori capiti.
Capita, cioè di immaginare i vari personaggi in un certo modo.
Essendo un’appassionata di cinema, per me ormai il binomio lettura- film è diventato la norma.
E quindi, molto spesso, per me è automatico immaginare un certo personaggio col volto di un tale attore o di una tale attrice.
In un blog in cui ho scritto per molto tempo ho proposto due volte le mie "versioni cinematografiche" di due romanzi, e ora intendo riproporre questo giochetto anche su questo blog.
ho cercato di trovare foto il più possibili somiglianti alla mia idea del personaggio in questione, quindi capita che alcuni attori vengano ritratti in foto non recenti o anche vecchie di alcuni anni. A volte c'è una spiegazione per un volto, altre volte no perchè immaginarlo è stato istintivo.

Ma insomma, il bello dell'immaginazione è pure questo no?


Stavolta è il turno della serie "L'amica geniale" di Elena Ferrante. Nonostante non abbia ancora letto gli altri due libri, penso di poter stilare un cast virtuale di un'eventuale versione tv o cinematografica di questa serie prendendo i personaggi principali, ritratti nella versione adulta e giovane che a mio avviso la parte centrale del racconto. 







Margaret Madè: Lila Cerullo



Da subito ho pensato a lei per il ruolo di Lila, e qualche descrizione fisica del personaggio qua e là nel romanzo mi ha confermato che potrebbe essere una buona scelta. Certo l'attrice deve essere sui 35, ma come vi ho detto la "scelta" per me diventa spesso istintiva.



Alessandra Mastronardi: Elena Greco



Qui in realtà la mia prima scelta era stata Cristiana Capotondi...e ancora, non sono del tutto convinta che non fosse davvero la più adatta. 






Domenico Diele: Nino Sarratore


Non desidero commentare o entrare nel merito della vicenda personale che ha recentemente coinvolto questo attore. Già leggendo il primo libro (prima che accadessero i fatti di cui tutti sappiamo) avevo immaginato Nino con questo volto, mi limito a questo. Del resto anche andando avanti con la lettura trovo che vada proprio ben per questo personaggio piuttosto squallidino...



Giuseppe Zeno: Stefano Carracci



Il marito di Lila. Anche qui l'immagine presentata durante la lettura istintivamente , si è rivelata in un certo senso giusta: ho scoperto solo dopo che l'attore è marito di Margaret Madè.


Marco Bocci: Marcello Solara






Riccardo Scamarcio: Michele Solara


Ahò, che vi devo dire....a me piace!



Giulio Cristini_ Pietro Airota


Visto in "Braccialetti rossi", ho pensato a lui per il ruolo del fidanzato (poi marito) di Elena.




Michele Riondino: Enzo Scanno






Diana Del Bufalo: Gigliola Spagnuolo

Forse non sta benissimo in coppia con Scamarcio...



Bianca Guaccero: Carmen

Qui forse l'assonanza sta nel fatto che questa attrice è nota per aver interpretato molti ruoli di donna napoletana, uno in particolare molto bello(nella fiction "Mia madre").


Mary Petruolo: Ada

Ricordo quest'attrice per alcuni ruoli in alcune fiction anni fa. Non l'ho sentita di recente, la foto che ho trovato è datata 2015. 



Nonostante gli sforzi non sono riuscita a dare un volto ai personaggi di Antonio, Pasquale, Rino e Pinuccia.

lunedì 28 agosto 2017

Espiazione, di Ian McEwan



Titolo originale: Attonement

Anno di pubblicazione : 2003


Ambientazione: Inghilterra, anni '30/'40




1935: la famiglia Tallis attende il ritorno del primogenito Leon, è stata organizzata una cena e la sorella minore Briony di 11 anni ha organizzato anche uno spettacolo teatrale interamente scritto da lei. Nella villa sono ospiti anche i tre cugini, Lola e i gemelli Pierrot e Jackson, mandati dai parenti dai loro genitori che stanno divorziando.
Durante la giornata Briony, bambina dalla fervida immaginazione, scopre casualmente la sorella maggiore Cecilia e Robbie. figlio di una domestica, mentre sono soli in biblioteca; la ragazzina equivoca completamente quanto ha visto, e quando la sera la cugina Lola subisce uno stupro senza sapere identificare l'autore, Briony incolpa Robbie, che viene arrestato.....



Il romanzo è diviso in due parti: la prima parte descrive interamente la giornata fatidica in cui la vita e i destini dei componenti della famiglia Tallis e di Robbie Turner cambiò completamente; la seconda invece è la versione di Briony adulta e scrittrice, la sua "espiazione" per il delitto di cui si rese responsabile da bambina.
Il tema principale quindi, oltre all'espiazione del titolo, sono i sensi di colpa, davanti a cui ci si pone un preciso interrogativo: ma se qualcuno sbaglia perchè troppo piccolo per capire davvero, o perchè fraintende,  meno grave? E' assolvibile? Come si può cercare di ricomporre la frattura creatasi?
L'Io narrante, Briony, nell'estate del 1935 è una undicenne dalla fervida immaginazione, aspirante scrittrice, cresciuta in una famiglia ricca da genitori affettuosi ma assenti (il padre per lavoro, la madre perchè soffre di emicrania) e lasciata praticamente a sè stessa, in balìa delle proprie fantasie che solo in parte riesce a sublimare con la scrittura e la realizzazione di intricati drammi. E' intenta nei preparativi di un mini spettacolo teatrale da lei interamente scritto e realizzato, regalo per il fratello Leon che torna dall'università per le vacanze assieme ad un amico; anche la sorella maggiore Cecilia è tornata per le vacanze ma è totalmente intenta ai suoi pensieri, che Briony non può capire data la giovane età, ma che al lettore appare subito chiaro riguardino il rapporto con Robbie, figlio di una domestica. 
In casa sono ospiti anche i cugini, l'adolescente Lola e i gemelli Pierrot e Jackson, rifilati gli zii dai genitori che si stanno separando; queste tre figure mi hanno commosso, una ragazzina e due bambini già sofferenti per ciò che sta capitando in casa loro catapultati in una realtà dove vengono trattati con affetto a in maniera distante, e dove l'unica persona a rapportarsi davvero con loro è Briony che però li tartassa per farli recitare nella sua commedia, senza peraltro apprezzarne lo sforzo. Anche loro in fondo sono molto soli.
In questa prima parte è interessante vedere come l'autrice ha modo di ritornare varie volte su una stessa azione, ma vedendola e interpretandola con gli occhi dei vari personaggi che vi assistono; uno stesso gesto è interpretato da uno in un modo, da un'altro in un altro modo....anche grazie a questo è molto facile creare situazione e fraintendimenti anche tragici, come difatti accade. Vedendo una scena di tensione sessuale tra Robbie e Cecilia che lei non può capire, Briony ne rimane impressionata a tal punto da accusare il povero ragazzo di un crimine orrendo, sancendo così il destino proprio e dei familiari. 
Tutto ciò che succederà negli anni a venire, ovvero la seconda e terza parte del romanzo, continua a girare attorno a questo terribile errore: Briony non riuscirà mai a liberarsi veramente di ciò che ha fatto, e nell'ultima parte si capisce come abbia utilizzato la sua attività di scrittrice per compensare- almeno negli intenti- il male commesso, anche se inutilmente e tardivamente.
Molto lento nella prima parte (il ritmo io l'ho associato appunto a certi pomeriggio d'estate afosi e lenti), più ritmato e coinvolgente nelle altre due, ha un finale che converge in un'espiazione finale che non consola e non risolve.
Un libro bello e intenso come pochi.

venerdì 25 agosto 2017

La regina della Rosa Bianca, di Philippa Gregory


Titolo originale: The White Queen

Anno di pubblicazione: 2009


Ambientazione: Inghilterra, dal 1464 al 1485


Collegamento con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "La guerra dei cugini", composta da:

- La signora dei fiumi;
 - La Regina della Rosa Rossa;
- La Regina della Rosa Bianca (2009);
- La futura regina;
- Una principessa per due re (2012);
-La maledizione del re.




Inghilterra, 1484: Elisabetta Woodwille è figlia di Sir Richerd Woodwille e appartiene quindi a una famiglia sostenitrice della casata dei Lancaster nella guerra denominata "Delle Due Rose". Rimasta vedova con due figli piccoli, dopo l'ascesa al trono di Edoardo IV di York si trova a essere spogliata di tutti i suoi averi, senza avere un'eredità per i figli. Decide così d rivendicare presso il re il patrimonio lasciatole dal marito, e per farlo si reca a incontrare Edoardo per porgergli la sua supplica.
Tra i due è subito colpo di fulmine, tant'è che poco dopo si sposano in segreto; alla fine della guerra, Edoardo sale al trono ed Elisabetta diventa regina, portando al massimo prestigio anche la sua famiglia. Ma gli intrighi di corte, le invidie, i rancori possono portare al ribaltamento dei ruoli da un momento all'altro....


Dopo aver terminato la serie sui Tudor. ho deciso di cominciare questa dedicata alla "guerra delle Due Rose" tra York e Lancaster.
Non sono rimasta delusa da questo primo romanzo; seppure romanzato (e quindi con qualche licenza) è accurato dal punto di vista storico, i personaggi sono forti e incisivi anche quando sono minori (mi sono rimaste impresse le due sorelle Isabella e Anna Neville, che ho poi scoperto saranno protagoniste di uno degli altri romanzi), gli intrighi e i colpi di scena si susseguono in maniera soddisfacente, come deve essere in questo tipo di narrazione.
La figura principale e voce narrante è Elisabetta Neville, regina un po' trascurata dalla storia inglese; certo non è il personaggio più amabile e simpatico che si possa trovare in un romanzo, anzi....devo dire che nonostante tutte le sue vicissitudini, le sue disgrazie e il suo affrontarle sempre con determinazione e senza lasciarsi andare, non ho affatto apprezzato la sua mancanza di pietà contro chi non poteva difendersi. La scena in cui assieme alla madre lancia un incantesimo in cui provoca una tempesta che impedisce alla nave su cui viaggia Isabella in procinto di partorire  di andare in porto, con conseguente drammatico parto della poveretta sola sulla nave in tempesta e successiva morte del bambino, mi ha fatto molta rabbia. E così la sua incuranza verso il povero paggetto che sostituiva il figlio Riccardo e che è stato ucciso assieme al principe Edoardo nella Torre (la vicenda è quella, celebre, dei "principini nella Torre"); è vero che una madre sarebbe disposta a tutto pur di salvare il proprio figlio, ma che sia proprio "tutto tutto", no...!
Elisabetta è comunque un personaggio interessante: discendente- per parte di madre- dalla dea Melusina (di cui ama ripetere la storia) e quindi mezza strega (come la madre) e dotata di poteri che in quell'epoca è meglio nascondere, inizialmente è una giovane vedova nullatenente e appartenente a una famiglia che, seppure perdonata, è considerata traditrice per aver combattuto il nuovo re Edoardo; praticamente per una donna in quell'epoca peggio non poteva andare. E' così costretta  dalla necessità a esporsi andando a fare una supplica al re. Le cose andranno meglio di ogni più rosea prospettiva, dato che tra i due scoppierà un vero e proprio (e poco credibile) colpo di fulmine per cui Edoardo, pur di portarsi a letto Elisabetta, se la sposa. SE vi sembra strano,sappiate che i sentimenti d'amore in questo romanzo non è che contino granchè; la maggior parte sono trattati di sfuggita, perchè in queste narrazioni quello che contano sono gli intrighi, gli odi familiari, le rivalità, le guerre.
Elisabetta fin dall'inizio saprà destreggiarsi da tutto ciò- grazie anche alla sua natura maligna- pagando però un prezzo altissimo, visto che suo figlio Edoardo, erede al trono, le verrà portato via e assassinato. Qui l'autrice sposa la tesi che comunque non sia stato Riccardo III a uccidere i poveri nipotini prigionieri nella Torre: del resto non ci ho mai creduto nemmeno io, non avrebbe avuto mlta convenienza dalla cosa.
Altri personaggi che rimangono in mente sono la madre Jacquetta, Il fratello maggiore Anthony, i due fratelli di Edoardo IV, Giorgio e Riccardo, e la giovane Elisabetta (che sarà protagonista di uno dei romanzi della serie).
Come sempre, molto interessante anche se da non prendere storicamente alla lettera.