giovedì 10 agosto 2017

Storia del nuovo cognome, di Elena Ferrante


Anno di pubblicazione: 2012

Ambientazione: Napoli/Pisa, dai primi anni '60 al 1970 circa


Collegamento con altri romanzi: è il secondo romanzo della serie "L'amica geniale", composta da:

- L'amica geniale (2011);
- Storia del nuovo cognome (2012);
- Storia di chi va e di chi resta (2013);
- Storia della bambina perduta (2014)





Il matrimonio di Lila e Stefano da subito fa acqua da tutte le parti: lui perde ben presto la gentilezza e compostezza che aveva avuto da fidanzati, rivelandosi anche violento e tradendo la fiducia di Lila facendo affari con i fratelli Solara; la vita della giovane quindi nonostante l'agiatezza è profondamente infelice.
Intanto Elena continua a studiare con ottimi risultati; l'amicizia con Lila prosegue con momenti du alti e bassi, finchè durante una vacanza ad Ischia incontrano Nino Sarratore, e questo incontro cambierà le vite di entrambe....


La serie de "L'amica geniale" continua ad appassionarmi anche in questo secondo volume, non inferiore al primo in quanto intreccio della trama, anche questo avvincente e interessante.
Devo dire che non so se mi sarebbe piaciuto il tipo di amicizia di Lila e Lenù: in alcuni momenti l'ho trovata davvero troppo competitiva, nel caso di Lenù troppo attaccata a ciò che pensa, che fa, che sente l'amica, al suo desiderio di primeggiare- del tutto comprensibile se vogliamo- ma a mio avviso deleterio se oltrepassa un certo limite. Molti sono anche i momenti di rabbia e rancore tra le due amiche, anche se alla fine l'affetto si dimostra sempre più forte di tutto.
In molte recensioni trovate online ho visto che i lettori si son divisi tra chi preferisce Lila e tra chi preferisce Elena: io invece non ho preferito nè l'una nè l'altra, o meglio le ho preferite a tratti. Mi è sembrata eccessiva l'iniziale intransigenza di Lila nei confronti di Stefano (fatemi capire: già al ricevimento di nozze aveva deciso che lui era una merda, senza nemmeno concedergli il diritto di spiegarsi, e senza nemmeno provare a ragionare quando lui si spiega?Un po' esagerata!), giustificata poi comunque dall' atteggiamento violento di lui. Così come non mi è piaciuto che Lila inizi una relazione con Nino ben sapendo che piaceva a Elena; certo, non sapeva che per l'amica non era solo una cottarella, ma comunque sapeva che le interessava. Questa improvvisa passione poi mi è sembrata un espediente poco credibile per rintuzzare la rivalità delle due. Non mi è piaciuto poi in alcune occasioni l'atteggiamento di Lina volto a umiliare Lenù per coprire il senso di inferiorità che la ragazza sentiva per non aver potuto studiare come avrebbe voluto: che colpa ne aveva l'altra? 
D'altra parte di Lenù non mi è piaciuta l'eccessiva passività con cui spesso non sa fare valere anche verso gli altri le sue ragioni verso Lila (che, più affascinante. è sempre presa più in considerazione da tutti qualunque atteggiamento abbia), quasi come se fosse dipendente dall'amica (cosa che a un certo punto riconosce pure lei, decidendo di staccarsi da tutto e andare a Pisa), e l'eccessiva passività verso atteggiamenti scorretti di Lila stessa. Ho invece ammirato la sua determinazione a volersi costruire un futuro diverso, e il coraggio feroce di Lila nel prendere le decisioni che influenzeranno la sua vita, sopratutto quando lascia tutto assieme al figlioletto per andarsene con Enzo e ricominciare da capo vivendo del proprio lavoro.
Quello che mi piace veramente molto di questa saga è la storia corale attraverso i vari personaggi dei rione, a ognuno dei quali l'autrice riesce a ritagliare il proprio spazio senza lasciare indietro nessuno, con la stessa attenzione in maniera compiuta; una storia forte e a talvolta spietata di lotte, sacrifici, miserie, affetti, passioni, violenza, non  a caso ambientata a Napoli, città il cui popolo a mio avviso (ed è un complimento, eh!) ha sempre racchiuso in sè in modo vitale e generoso questo mix di sentimenti e passioni. 
Per ora è tutto, arrivederci al terzo romanzo!

domenica 6 agosto 2017

La mia vita attraverso i libri- Dai 20 ai 30


Entrata finalmente nell'età adulta, la mia voglia di leggere e anche scoprire cose nuove non si è attenuata: ho cominciato così a tenere sempre cn me un quadernetto dove- ogni volta che andavo in libreria, o leggevo qualche giornale ecc- annotavo i libri che mi interessavano e che prima o poi avrei voluto leggere. Abitudine che ho ancora.

Non giro mai senza un libro nella borsa, anche se non lo leggo mi dà sicurezza e mi fa stare bene.
In questi anni scopro e mi appassiono al Camilleri letterario e per alcuni anni (2006- 2011) mi sono appassionata ai romanzi rosa (RM e GRandi Romanzi Storici, mai agli Harmony), collaborando assieme ad altre persone a un noto (all'epoca) blog del settore, cosa che per lungo tempo mi ha dato grande soddisfazione. Posso tranquillamente dire che i miei più grandi momenti di passione e felicità li ho sempre vissuti a causa di libri e tramite essi.



- Il diario di Bridget Jones (Helen Fielding)


- Oliver Twist (Charles Dickens)


- Il cavaliere d'inverno (Paullina Simmons)


- La gita a Tindari (Andrea Camilleri)


- Manuale dell'imperfetto viaggiatore (Beppe Severgnini)


- La luna sulla brughiera (Rebecca Brandewyne)



- Romanzo criminale (Giancarlo De Cataldo)


- La rabbia e l'orgoglio (Oriana Fallaci)




- Rosa D'inverno (Kathleen Woodiwiss)


- I love shopping (Sophie Kinsella)


- L'ombra del vento (Carlos Ruiz Zafon)


- Gli arancini di Montalbano (Andrea Camilleri)


- Il filo di Arianna (Ornella Albanese)






mercoledì 2 agosto 2017

La casa di ringhiera, di Francesco Recami



Anno di pubblicazione: 2011


Ambientazione: Milano, 2011


Collegamento con altri romanzi: è il primo della serie "La casa di ringhiera", composta da:

- La casa di ringhiera (2011);
- Gli scheletri nell'armadio (2012);
- Il segreto di Angela (2013);
- Il caso Kakoiannis- Sforza (2014);
- L'uomo con la valigia (2015);
-Morte di un ex tappezziere (2016).

In più sono stati scritti vari racconti pubblicati in varie antologie e raccolti nel volume "Sei storie della casa di ringhiera" ( ).



Amedeo Consonni, ex tappezziere in pensione, è un appassionato di cronaca nera e colleziona articoli e approfondimenti dei vari casi accaduti in Italia. Vive in una casa di ringhiera popolata da altri inquilini: c'è il De Angelis, 80enne ex tassista appassionato di auto e fissato con il rispetto dei posti auto assegnati; l'impicciona signorina Mattei- Ferri , sempre informatissima sui fatti altrui; la ex professoressa Angela Mattioli, vicina di casa con cui sta nascendo una simpatia; Antonio ed Erika, una giovane coppia rumorosa e maleducata; la famiglia Giorgi, il cui capofamiglia Claudio è affetto da alcolismo. Un giorno in un paesino di provincia accade un delitto misterioso, un pensionato appassionato di egittologia e modellismo viene ritrovato assassinato secondo un misterioso rito; data la vicinanza, il Consonni non riesce a resistere alla tentazione di indagare sul caso per conto proprio, mentre anche nella casa di ringhiera capitano fatti strani e drammatici....


Ho conosciuto gli inquilini della casa di ringhiera tramite gli episodi che li hanno visti protagonisti nelle varie antologie "in giallo", e ora ho letto il primo romanzo della serie, che ha mantenuto le aspettative: è un piacevole giallo che interseca tre casi principali, attorno ai quali si snoda uan serie di personaggi particolari a cui è impossibile non affezionarsi. Primo fra tutti il protagonista: Amedeo Consonni, ex tappezziere vedovo e tranquillo pensionato che trascorre le sue giornate occupandosi del nipotino Enrico  e dedicandosi al suo hobby preferito: un vasto archivio di articoli su casi di cronaca nera, famosi e non, accaduti in Italia dagli anni '60. Il Consonni è diventato un vero esperto in materia, tanto che i vicini quando c'è un caso che fa parlare chiedono sempre la sua opinione. Vive in una casa di ringhiera (un'istituzione della vecchia Milano) e con lo stesso occhio attento che riserva alla cronaca osserva gli inquilini attorno a lui, con i quali ha buoni rapporti, soprattutto con Angela, ex professoressa con cui ha una storia sentimentale.
Oltre ad Angela (che a sua volta nasconde un non meglio precisato mistero), c'è il De Angelis, il tipico anziano rompiscatole fissato con i posti auto, la signorina Mattei-Ferri, invalida che trascorre le sue giornate alla finestra a osservare tutto e tutti (altro personaggio con segreto). Ci sono anche due giovani famiglie con problemi di violenza all'interno di esse: quella dei Giorgi, con il padre alcolizzato che improvvisamente sparisce, e quella di Antonio ed Erika, giovane coppia il cui menage di botte e insulti si interrompe drammaticamente coinvolgendo suo malgrado il terrorizzato Consonni e persino il piccolo Enrico, che nella vicenda avrà un ruolo non indifferente. Da citare anche Gianmarco e Margherita, i due bambini Giorgi svegli e pieni di iniziativa, ma anche drammaticamente soli nell'affrontare l'alcolismo del padre, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Il tutto intrecciato al giallo principale, a dire la verità non così interessante come ciò che accade agli inquini della casa di ringhiera, le cui storie verranno risolte in modo non banale in un finale aperto ma non fastidioso come in altri casi. 
Scrittura leggera e ironica, storia semplice e allo stesso tempo non banale.

domenica 30 luglio 2017

La ragazza fantasma, di Sophie Kinsella




Titolo originale: The Twenties girl

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione: Londra, 2009


La giovane Lara non se la sta passando troppo bene: il fidanzato Josh l'ha mollata da poco e lei non si rassegna alla rottura, la socia Natalie- con cui ha fondato una società di "cacciatori di teste" lavorative- l'ha mollata di punto in bianco per un lungo viaggio lasciandole una società piena di debiti e nella più completa crisi. E ovviamente, i risparmi scarseggiano ogni giorno che passa...
In tutto questo, Lara si reca con i genitori ai funerali della prozia Sadie, che lei non ha mai conosciuto e che è morta a 105 anni; durante la funzione Lara nota una giovane donna vestita con un look anni '20 aggirarsi per la cappella chiedendo "dov'è la mia collana?". Quale non è il suo stupore nel capire non solo che quello è il fantasma di Sadie, ma che per di più Lara è l'unica a poterla vedere e sentire.
Sadie entra così in contatto con la pronipote, spiegandole che la collana che sta cercando era l'oggetto che più amava al mondo e che senza non può passare dall'altra parte; nasce così una strampalata ma sincera amicizia, che lascerà per sempre il segno nella vita di Lara...


Ho amato molto questo romanzo di Sophie Kinsella in quanto descrive uno dei miei "sogni nel cassetto strampalati": poter in qualche modo tornare indietro nel tempo in un'altra epoca, cosa che Lara non fa fisicamente, è vero, ma che comunque avviene tramite l'incontro con l'antenata Sadie, ragazza che nel 1927 aveva 23 anni ed  è quindi nata nel 1904.
Lara Lington è la nipote del famosissimo multimilardario Bill Lington, proprietario da anni della più nota catena di Bar/caffè in Inghilterra: un uomo che (dice lui) si è fatto da solo, partendo da sole due monetine. Il fiuto per gli affari tuttavia non pare essere una caratteristica di famiglia, visto le cattive acque in cui naviga la "società di cacciatori di teste lavorative" fondata da Lara assieme alla migliore amica Natalie, senza avere nessuna esperienza nel campo: Natalie infatti ha piantato in asso la collega per prolungare all'infinito la sua vacanza a Goa, rendendosi oltretutto irreperibile per qualunque cosa.
Tutto il lavoro e i problemi ricadono quindi su Lara, che fatica veramente ad arrivare alla fine del mese e rischia non solo di essere sommersa dai debiti ma anche di perdere i soldi che i genitori le avevano donato per aprire la società. Nemmeno sul versante sentimentale va bene, anzi: il fidanzato Josh l'ha mollata per e-mail senza una spiegazione, si rifiuta di rispondere alle giuste chiamate e SMS di Lara in cerca di una spiegazione, e ha per di più diffuso la voce ai parenti della ragazza che sia una stalker.
Figuriamoci quindi se Lara ha voglia di partecipare al funerale di Sadie, la prozia che non ha mai conosciuto e che è appena morta a 105 anni nella casa di riposo dove era ricoverata da più di vent'anni; ma per fare contenti i genitori la giovane accetta, senza sapere che proprio quell'anziana signora mai conosciuta cambierà la sua vita. Sadie infatti diventerà la sua migliore amica, confidente, compagna di avventure, almeno per un tratto di strada...sì, perchè Sadie non è una persona reale: è proprio il fantasma della prozia morta, per essere precisi la sua versione giovanile. Solo Lara può vederla ed entrare in contatto con lei, solo lei può accogliere la supplice richiesta della deceduta: ritrovare la sua amata collana di vetro, che ha portato al collo per tutta la vita (e durante la narrazione ci verrà spiegato perchè questo oggetto è tanto caro a Sadie) ma che ora sembra andata perduta, e senza la quale Sadie sostiene di non poter "passare oltre", all'eternità che la attende.
Inizia cosi una buffa amicizia in cui la più forte si rivela Sadie, ragazza dalla personalità eccentrica e frizzante anche se spesso capricciosa e ostinata al punto da pretendere di vivere ancora una volta per tramite di Lara, costretta a vestirsi come negli anni '20, a imparare il charleston e messa in varie situazioni imbarazzanti, da cui l'autrice saprà tirarla fuori in maniera abbastanza soddisfacente da salvare il libro ma che però rappresentano il suo punto debole: francamente vedere una ragazza e un fantasma che si contendono lo stesso uomo l'ho trovato piuttosto grottesco.
La sottotrama gialla, nella quale verrà svelata la vita di Sadie e che viene dipanata in modo piacevole e senza eccessive pretese, funziona e avvince il lettore; il romanzo il merito di toccare il tema della solitudine delle persone anziane e di come le case di riposo spesso si trasformino per i vecchietti in autentici luoghi di abbandono.  Mi ha commosso la scena in cui Lara, andata alla casa di riposo, vede i nonnetti in sala davanti alla tv e li immagina da giovani, come probabilmente loro ancora si sentono dentro di sè al di là del corpo che li contiene. Una parte bella e sensibile, come il finale in cui Sadie se ne va.
E devo ammettere che mi piacerebbe tantissimo "vedere" il famoso quadro di Sadie (cosa impossibile dato che non esiste)....

martedì 6 giugno 2017

La mia vita attraverso i libri- Adolescenza


Eccoci alla seconda parte de "La mia vita attrverso i libri": oggi parlerò della mia adolescenza. Un'età critica ma anche quell'età in cui si formano solitamente gusti e impressioni, dove si scoprono o si consolidano passioni e inclinazioni; un'età in cui si è solitamente più aperti alla "scoperta". Riguardo alla lettura, per me è stato così: ho letto veramente di tutto, dai classici a Liala o Danielle Steel (la prima presente in casa mia in quanto mia madre ha tutti i suoi libri). Molto più che nell'infanzia, i libri sono diventati per me fondamentali, i miei veri compagni di vita, i miei veri amici. Ho spaziato veramente tanto e ciò mi ha permesso di farmi una cultura in più campi e più argomenti, di conoscere bene autori di vario tipo, di spaziare con i gusti. E sopratutto, mi ha insegnato a ragionare con la mia testa, anche in questo campo.


Personalmente divido l'adolescenza in due periodi: preadolscenza (10-13) e adolescenza vera e propria (fino alla maggiore età, un po' stiracchiata verso i 20).




Dai 10 ai 13 anni:

- I promessi sposi (Alessandro Manzoni)

- I fratelli Karamazov (Fedor Dostoevskj)

- David Copperfield (Charles Dickens)  


- The Beatles 1962/1970: tutti i testi

- I miserabili (Victor Hugo)

- Odissea (Omero)

- Eneide (Virgilio)

- Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana




Dai 13 ai 18:

- Stagioni diverse (Stephen King)

- Il fu Mattia Pascal (Luigi Pirandello)

- Jack Frusciante è uscito dal gruppo (Enrico Brizzi)

- Antologia di Spoon River

- La stagione dell'arcobaleno (Lisa Gregory)

- Emma (Jane Austen)

- Orgoglio e pregiudizio (Jane Austen)

- Il barone rampante (Italo Calvino)

- D'amore e ombra (Isabel Allende)

- I piccoli maestri (Luigi Meneghello)

- L'uomo che ride (Victor Hugo)

- Italiani con la valigia (Beppe Severgnini)

- Il ritratto di Dorian Gray (Oscar Wilde)

- L'importanza di chiamarsi Ernesto (Oscar Wilde)

- Cronache di poveri amanti (Vasco Pratolini)   


- L'Italia del '900 (Indro Montanelli- Mario Cervi)

- Porci con le ali (Lidia Ravera- Marco Lombardo Radice)

sabato 3 giugno 2017

Favole al telefono, di Gianni Rodari




Anno di pubblicazione: 1962


Il signor Bianchi fa il rappresentante di commercio in giro per l'Italia sei giorni su sette, rientrando solo la domenica. Il lavoro lo tiene quindi lontano dalla famiglia e dalla figlia Caterina, ancora bambina. Per questo ogni sera alle nove le telefona per raccontarle una storia della buonanotte...



Questo l'incipit di uno dei grandi classici italiani per l'infanzia, un libro bellissimo e poetico caduto nel dimenticatoio che meriterebbe di essere riproposto ai bambini, che sono certa lo accoglierebbero con grande gioia, come hanno fatto almeno tre generazioni di italiani prima di loro.
La magica penna di Rodari ci regala storie intrise di ingegno, fantasia, positività e tenerezza, oltre a personaggi indimenticabili come Alice Cascherina, Giovannino Perdigiorno, i tre fratellini di Barletta, la strada di cioccolato,un bus magico che va dove vuole, un palazzo costruito per essere rotto...il tutto, condito con un po' di serietà e riflessione senza risultare pedante e sopratutto, mai banale.
Decisamente un libro dalla parte dei bambini!

P.S: questa recensione è volutamente cortissima: talvolta, quando un libro è così bello, le parole possono non bastare a descriverlo. E allora non c'è che leggerlo di persona.

giovedì 1 giugno 2017

Test bibliomane

1)Stai leggendo qualche libro in questo periodo? "Espiazione", di Ian McEwan

2) Leggi mai più libri in contemporanea? Si, spesso


3)Quanti libri hai letto l'anno scorso? 


4)Scegli mai un libro solo per la copertina? No


5)E solo per il titolo? Mi è capitato ma non spesso

6)Compri molti libri? Ora mi sono data una regolata…

7)Massimo numero di libri comprati in una volta? 4

8)La cosa che ami di più delle librerie? L’ordine, il profumo di libri

9)E quella che odi di più? I commessi che non capiscono nulla di libri


10)Hai mai fatto finta di aver letto un libro che in realtà non avevi letto? No

11)E hai mai finto di non aver letto un libro che in realtà avevi letto? No.


12)Ci sono libri che non vale la pena leggere? Si, tutti i libri di ex terroristi, banditi, figli d mafiosi ecc.


13)Leggi mai un libro solo perché tutti ne parlano? Può succedere, ma non spessissimo. Mi è successo con il primo capitolo delle famose "50 sfumature", anche se è meglio precisare che ho TENTATO di leggerlo, non sono riuscita ad arrivar fino in fondo.

14)Il posto più strano in cui leggi: meglio non scriverlo!

15)Qual è la cosa più strana che hai fatto o ti è capitata in libreria? Il mese scorso cercavo, per l'asilo, alcuni libri di Pina (personaggio famoso di libri per bambini); al commesso del Libraccio chiedo "scusa  avete qualcosa su Pina?" e lui: "Pina la moglie di Fantozzi?"
Sconforto....



16)Qual è la cosa che avresti voluto fare, ma non hai fatto  in libreria? Sedermi a leggere

17)Ti sei mai sentito solo perché lettore? No. Mi sento sola, ma per altri motivi

18)Ti è mai capitato di sentirti più vicino a qualcuno perché leggi? Si..anni fa ho conosciuto molti amici di blog con questa passione. inoltre frequento due gruppi di lettura.

19)I libri rendono migliori? Dipende da cosa leggi..se leggi il MEIN KAMPF  o l’autobiografia di Costantino ho qualche dubbio…


20)Vale la pena di leggere un libro solo per cultura anche se è noioso?No, anche se vale la pena provare.


21)Ci sono libri che non meritano di essere letti da nessuno? Si…per esempio l'ultimo di Moccia, un libro veramente ORRIBILE. E io ho solo sentito delle videorecensioni, per fortuna dettagliate....!

22)Ti capita di giudicare qualcuno dai libri che legge? No…mi capita invece il contrario!



23)Un libro può rendere felici o tristi? Si, a me capita ogni tanto


24)Un libro può cambiare il mondo? Alla lunga può cambiare una cultura…ma il mondo non credo.


25) Se tutti leggessero di più... il mondo sarebbe migliore!

sabato 27 maggio 2017

Liga- Oltre vent'anni sulla tua strada, di Maria Teresa Venturini




Anno di pubblicazione: 2016


Ho adocchiato questo libro esposto nella vetrina di una libreria che frequento, e ne sono rimasta subito incuriosita, visto che anche io sono fan di Ligabue da più d vent'anni (precisamente dal 1995)...così ho deciso di acquistarlo sentendo un immediato feeling con la sconosciuta autrice, oltretutto mia conterranea.
Il libro è un affettuoso omaggio di Terry, operatrice in una casa di riposo, al suo cantante preferito, ovviamente Ligabue. Terry ripercorre le personali tappe della sua "Liga mania", dal 1992, anno in cui scoprì il Liga per la prima volta, fino a oggi. In pratica, quasi tutta la carriera del cantante emiliano.
La passione per il Liga è stata centrale nella sua vita, e anche attiva, visto che sin dai primi anni si è iscritta anche fan club e ha avuto modo anche di collaborare alla distribuzione della "fanzine" di gadget durante i concerti. Ha coinvolto amici, parenti e colleghi, in primis il marito Claudio e la figlia Veronica.
Personalmente mi ha colpito la quantità di concerti visti da Terry, ne ha visti tanti in tutta Italia e pure uno a Londra!Io invece ho potuto assistere solo a quello del 2003 a Brescia, molti altri-anche a Brescia città- li ho persi per svariati motivi. Spero però sempre di recuperare....
Ovviamente per chi non è fan di Ligabue questo libro non sarà di alcun interesse, dat anche la semplicità della storia; ma io personalmente mi sono ritrovata in molto di ciò che Terry ha scritto, e in particolare mi sono emozionata leggendo il suo resoconto del viaggio a Correggio per i 15 anni di "Radiofreccia", il mio film  preferito, a cui mi legano tanti bei ricordi.
Brava Terry, spero tanto che Ligabue un giorno possa leggere il tuo simpatico libro e tutto ciò che di bello hai scritto su di lui!

domenica 21 maggio 2017

La mamma del sole, di Andrea Vitali




Anno di pubblicazione:  2010

Ambientazione: Bellano, 1932



L'estate del 1933 sul lago di Como è insopportabilmente calda, e il brigadiere Mannu seguirebbe volentieri il consiglio che gli diede da bambino la zia Ninna, di non uscire quando fuori c'è "la mamma del sole"; ma purtroppo è impossibile, visto anche che due casi arrivano a movimentare il tutto. Il primo è quello di Maria Dominici, un'anziana ospite di una casa di riposo scomparsa durante un rinfresco domenicale; il secondo è quello di Velia Berilli, cittadina dalla professione discutibile e madre di quattordici figli, che proprio per questo è stata segnalata alle autorità romane come candidata ideal per essere ricevuta da Mussolini. Prima però i fedelissimi del Duce vogliono informazioni certe sulla signora in questione....



Era da tempo che non leggevo un romanzo di Vitali e mi mancava...ed ecco quindi che ho letto questo "la mamma del sole". Come sempre non mi ha deluso, come sempre sono rimasta attaccata alla lettura pagina per pagina, incuriosita dalle due storie misteriose che agitano (benevolmente) la caserma dei carabinieri di Bellano (anche se la storia dell'anziana l'aveva già capita prima della conclusione, a dire la verità).
Stavolta le due storie riguardano due donne molto diverse tra loro: la prima è l'anziana Maria, che approfittando della distrazione dovuta a una festa nella sua casa di riposo fugge a Bellano, venendo poi ritrovata morta il giorno dopo sul battello che aveva preso al ritorno. Nessuno pare averla  vista in quelle ore...ma allora perchè è andata proprio lì? L'altra donna invece, è ancora viva e vegeta, e molto nota in paese: Velia Berilli, quarantenne prostituta madre di 14 figli. Ai carabinieri viene recapitata una lettera da parte          , a cui la Berilli è stata segnalata come esempio perfetto di "madre fascista" tanto da proporre che venga ricevuta (assieme ad altre donne prolifiche come lei) da sua Eccellenza Benito Mussolini in persona: i fedelissimi del Duce vogliono accertarsi che la Berilli sia persona che abbia effettivamente doti morali adatte alla solennità dell'occasione.
Cosa rispondere? Che la Berilli, oltre a essere una prostituta incallita, è pure analfabeta, con igiene approssimativa (eufemismo) e fisicamente messa malissimo a livello di presentabilità (eufemismo anche qui)?Ma sopratutto....chi avrà segnalato una donna simile ai fedelissimi del Duce? E perchè? Il più preoccupato sembra l'integerrimo cavalier Vignetta, amico del maresciallo Maccadò....
Ritroviamo il piccolo universo bellanese descritto con la solita arguzia. ma anche sensibilità laddove serva, caratteristica propria di questo autore. Come scritto nella quarta di copertina, "come riesca Vitali a ricavare da un paesello sul lago di Como tante storie e tanti personaggi è un mistero che possiamo solo celebrare".E in effetti- almeno per quanto mi riguarda- è quello che spesso mi chiedo anche io,visto il modo in cui l'autore sa rendere interessanti i personaggi, il loro microcosmo di paese e i piccoli gialli che movimentano la vita dei carabinieri locali.
A proposito, qualcuno si chiederà chi è la mamma del sole del titolo?Nulla di particolare, solo una vecchia leggenda che una zia raccontava al Sardo brigadiere Mannu quando era piccolo, per non farlo uscire di casa nelle ore più calde della giornata: particolare molto carino e originale, a mio avviso.
Come sempre me lo sono goduta....












lunedì 15 maggio 2017

Zia Mame, di Patrick Dennis



Titolo originale: Auntie Mame

Anno di pubblicazione: 1955

Ambientazione: USA, dagli anni '20 agli anni '50

Collegamenti con altri romanzi: il romanzo ha un seguito, intitolato "In giro per il  mondo con zia Mame".


Rimasto improvvisamente orfano di padre, l'undicenne Patrick viene affidato a zia Mame, l'eccentrica sorella del padre che non ha mai visto prima. Per lui inizia una vita davvero piena di colpi di scena....



Se volete passare momenti di autentico divertimento leggendo un libro, non perdetevi questo classico americano, penso ne rimarrete soddisfatti!
Strutturato originariamente come una serie di racconti slegati fra di loro (e viene poi speigato come e perchè l'autore ha poi rimediato con la trovata dell'articolo di giornale che scatena i ricordi del protagonista), il libro è narrato in prima persona da Patrick, ma la vera protagonista è appunto la zia Mame del titolo.
Patrick è un bambino di 11 anni che nel 1925 circa, rimasto orfano,  viene affidato alla sua unica parente in vita: zia Mame appunto, la sorella del padre.Già dall'arrivo al nipote appare chiaro che la zia è una persona unica nel suo genere: il ragazzino e la sua governante capitano nel bel mezzo di una festa con tanto di fumogeni, dato che la zia aveva dimenticato che quel giorno sarebbe arrivato il nipote. Ma tra loro nonostante tutto, è amore a prima vista: nel suo modo eccentrico e scapestrato (che sarà frenato dal tutore dei soldi del padre, l'avvocato Babcock) la zia sviluppa immediato attaccamento per il nipote, e tra un impegno, una stravaganza e l'altra, si prenderà cura con reale amore di lui. Del resto oltre alla stravaganza la principale caratteristica che non può non saltare all'occhio al lettore è che zia Mame è una buona: assume anche Nora, la governante che ha accompagnato Patrick, assieme al fedele Hito che rimarrà accanto a lei negli anni; si lancia con entusiasmo quando si tratta di aiutare qualcuno, sia che si tratti della pretenziosa amica Vera che della "sfigata" segretaria Agnes, fino ad accogliere un gruppo di terribili orfanelli arrivati dall'Inghilterra durante la seconda guerra mondiale. E la parente povera in casa del fidanzato Beau confiderà a Patrick che in tutti quegli anni, in quella casa l'unica persona ad averla trattata come un essere umano è stata Mame.
Zia Mame è un'entusiasta che si butta a capofitto nelle imprese più strampalate, uscendone sempre miracolosamente in piedi, a causa del suo carattere ma più spesso per mera fortuna; certamente, vista da un altro punto di vista è una persona estremamente invadente e spesso trascina l'inconsapevole nipote del tutto irriguardosa del suo volere e persino delle conseguenze che le sue azioni possono avere per lui (nel capitolo dedicato alla gravidanza di Agnes); tuttavia impossibile non provare simpatia per lei. che ovviamente diventa il centro del romanzo, mettendo un po' in disparte gli altri; ciononostante ogni personaggio diventa unico per il modo di descriverlo dell'autore, ironico e talvolta pungente.
Una storia divertente con molti spunti di riflessione anche per cose serie. Credetemi, merita!



mercoledì 10 maggio 2017

La mia vita attraverso i libri_ Infanzia


E' inevitabile pr una persona come me che i libri abbiano un ruolo centrale nella mia vita.
Ho sempre letto, fin da piccolissima, quando passavo ore nel box a sfogliare (proprio cosi!) un vecchio Postalmarket; è evidente che fin da allora i libri fossero il mio destino. Del resto, non me ne sono mai mancati, e ancora oggi ricordo la maggior parte dei libri che ho avuto durante l'infanzia, anche se sono pochi quelli riusciti ad arrivare fino a qui. Spesso ricordo davvero tutto: colori, copertina, consistenza.
 Il mio primissimo libro in realtà...erano tre, nel senso che mi furono comprati assieme e assieme li ho sempre visti: una versione cartonata in rilievo (per bambini molto piccoli) rispettivamente de "Biancaneve", "cenerentola" e "La bella addormentata nel bosco". Una parte molto importante hanno avuto le cosiddette "Fiabe Sonore": sia quelle originale Fabbri Editori, che quelle della serie "Il mangiafiabe" della Disney.
 Il primo libro che ho letto da sola, a sei anni, è stato invece "Taron e la pentola magica", edizione Walt Disney. Fin da piccola amavo poi per gioco inventare storie con personaggi di vari libri mischiandoli.
Ecco comunque i libri che hanno segnato la mia infanzia: non solo i miei preferiti, ma proprio quelli che per me hanno contato di più. Certo forse non sarà un elenco particolarmente originale, sopratutto visto che leggevo veramente di tutto: ma i classici hanno sempre la meglio, qui.





- Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio (Lewis Carroll)

- I tre moschettieri (Alexandre Dumas)

- Piccole donne (Louisa May Alcott)

- Le avventure di Pinocchio (Carlo Collodi)

- Cuore (Edmondo De Amicis)

- Favole di Andersen

- Le avventure di Peter Pan (James Mattew Barrie)

- Le nuove meraviglie di Alice

- Lady Lovely Locks

- Storie e leggende del Lazio

P.S: mi sarebbe piaciuto mostrarvi qualche foto ma attualmente i libri rimasti sono tutti in cantina...forse, un giorno...!

domenica 7 maggio 2017

Non aspettare la notte, di Valentina D'Urbano



Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Roma/ Umbria, 1993



Angelica è una ventenne studentessa di giurisprudenza con un doloroso segreto: alcuni anni prima la madre Irene tentò di uccidersi assieme alla figlia causando uno spaventoso incidente d'auto, in cui Angelica sopravvisse ma col corpo devastato dalle cicatrici. Per questo la giovane conduce una vita solitaria e non esce mai di casa senza un vestito lungo fino ai piedi e un cappello che le nasconda il viso deturpato.
Alla morte del nonno, proprietario di una villa in uno sperduto paesino umbro, il padre di Angelica la fa ristrutturare  vi si reca in vacanza per l'estate con la figlia; la quale, ben determinata a continuare a proteggersi dal mondo esterno, vive con fastidio l'irrompere nella sua vita di Tommaso, un giovane del posto che gira con una Polaroid fotografando tutto ciò che non riesce a vedere per guardarlo poi meglio quando gli torna la vista. Tommaso infatti è affetto da una malattia degenerativa alla cornee e sa che diventerà cieco prima dei trent'anni; tuttavia il suo entusiasmo e la sua esuberanza riescono a fare breccia nel cuore di Angelica, che piano piano si lascia andare....


Finalmente ho letto anche quest'ultimo romanzo di Valentina D'Urbano, e come sempre finora ("Acquanera" a parte) non mi ha deluso. E' una storia dura e tenera allo stesso tempo, che inizia nel 1987 con un fatto tragico che ci introduce a parte dell'atsmofera del romanzo: una notte Irene, sofferente di depressione, sveglia in piena notte la figlia 13enne Angelica, la costringe a salire in auto e si lancia in una folle corsa in autostrada, che termina in modo tragicamente prevedibile: l'auto lanciata apposta a folle velocità precipita in un dirupo, uccidendo la donna.
Sette anni dopo, ritroviamo Angelica, ora giovane donna 20enne studentessa di giurisprudenza, sopravvissuta a quella terribile notte ma da allora segnata in modo irreparabile sia nel fisico che nell'animo: il fatto di avere il corpo deturpato dalle cicatrici spinge Angelica a mostrarsi in pubblico solo indossando abiti lunghissimi e un cappello a tesa larga che le nasconde il viso. Ancora di più la devastazione dell'animo spinge la ragazza a cercare l'isolamento, tolto che per il padre e la domestica Marinella.
Nel tentativo di aiutarla il padre Enrico fa ristrutturare la villa di famiglia ereditata dopo la morte del nonno, che si trova nel piccolo paesino di Borgo Gallico; qui passeranno l'estate, con lo scopo- non detto- di invitare gli amici di famiglia e fare uscire Angelica dal suo guscio. La ragazza ovviamente non collabora in alcun modo, vivendo con comprensibile fastidio l'invito della famiglia Corsano, e proseguirebbe nel suo isolamento se non fosse per l'irrompere (letteralmente) di un vero e proprio ciclone: Tommaso, un ragazzo del paese che gira con una polaroid fotografando le cose più improbabili, e che fotografa anche Angelica per un motivo molto serio. Tommaso infatti, a causa di una malattia degenerativa, è quasi completamente cieco, e quindi quando vede qualcosa che non riesce a distinguere ne fa la foto per poi guardarla nei momenti in cui  vede meglio. A differenza di Angelica però, non ha perso il sorriso e la sua allegria e ottimismo, e anche il suo modo spavaldo di affrontare un modo che per lui sta diventando sempre più ostile visto che non lo vede; è inevitabile che tutto ciò finisca per attrarre Angelica e alla fine, dopo un'iniziale ritrosia, l'insistenza di Tommaso finisce per avere la meglio: Angelica trascorre la sua estate più bella, ha finalmente trovato l'amore ed è riuscita ad aprirsi agli altri visto che ha fatto amicizia con Giulia, la vicina di casa. Tutto ok?
Ebbene, no, altrimenti il romanzo finirebbe qui. Succede un equivoco tra Angelica e Tommaso, lei la prende malissimo e rifiuta qualsiasi possibilità di spiegazione da parte sua (parte incomprensibile, a mio avviso, e solo in parte spiegabile con il trauma subito dalla giovane); lo lascia e si mette con l'ambiguo Guido, figlio del migliore amico del padre e a sua volta avvocato. Qui comincia la seconda parte, quella più difettosa a mio avviso: Angelica dimostra uan capacità di autolesionismo inquietante e sorprendente, cacciandosi in una situazione totalmente negativa senza avere una reale motivazione (che non sia, forse, proprio farsi del male, autopunirsi). Non mi è piaciuto questo lato del personaggio nonostante-- ripeto- sia giustificabile per il suo trauma ma solo in parte...anche perchè in parte mi è sembrato invece derivante da capriccio, anche da una sorta di egoismo a cui comunque sia è stata inevitabilmente abituata dal padre visto che è sempre stata servita e riverita. 
Comunque sia, l'autrice avvince anche stavolta con il suo stile scorrevole, graffiante, sincero e con una storia comunque interessante. Occasione non sprecata.

venerdì 21 aprile 2017

La citazione

..."ti ricordi? Qulche giorno fa ti ho chiesto se eri mai stata in un posto abbandonato"
"Rocco, io ho vissuto nei posti abbandonati. Pensi che ci sia tanta gente nelle cripte delle chiese o nei sotterranei a guardare affreschi?"
"no, io dico posti normali. Ti avevo detto che tutti gli oggetti che vedi sono senza vita.Perchè hanno perso il calore che gli dava la vicinanza agli esseri umani.Ecco su un treno vedi le poltrone lise, e ti immagini che tanta gente ci si sia seduta. O su una nave c'è il timone con il legno consumato, o gli scalini di un palazzo vuoto eroso dai piedi che lu hanno saliti per anni. Ora stanno lì, non servono più e sono freddi."
alzo il pennello.
"Lo vedi? E' consumato, vecchio, pieno di macchie. Però io conosco chi ci ha lavorato, chi lo prendeva in mano. Conosco tutto della persona che viveva in questa casa, che sedeva su quel divano e innaffiava il limone là fuori.E allora è peggio. Perchè queste cose restano fredde, ma ricordano l'anima di chi le ha usate, te la mettono sempre davanti agli occhi.E io non potrò mai staccare gli occhi da 'ste cose senza pensare a te.
Sei dovunque, amore mio. Anche quando mi guardo allo specchio e mi vedo e sono come questo pennello.Freddo, senza vita, ma ogni ruga, ogni capello bianco sei tu, amore mio. Come faccio?"
Resta lì, sulla finestra, e non parla. Guarda fuori il sole che si è nascosto tra i tetti.
"E' sempre stata bella questa casa. Ci vediamo, Rocco?"
"Finchè vorrai, Marina. Io sto qui. Io resto qui".

Antonio Manzini, "7-7-2007"



martedì 18 aprile 2017

7-7-2007, di Antonio Manzini



Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Roma, 2007/Aosta 2013

Collegamenti con altri romanzi:





Roma, estate 2007: Rocco Schiavone è in crisi coniugale con la moglie Marina, che dopo aver scoperto i traffici illeciti con cui il marito arrotonda, è tornata a casa dei genitori in "pausa di riflessione". L'umore del già notoriamente irascibile vicequestore tende quindi notevolmente al nero, aggravato dalla cappa di caldo che investe la città, quando deve affrontare un caso particolarmente brutto: due amici ventenni, uccisi a pochi giorni l'uno dall'altro con la stessa modalità. Forse avevano visto qualcosa che non dovevano vedere?
Mentre l'indagine prosegue l'appuntamento con il destino è dietro l'angolo....



E finalmente sono riuscita a leggere questo ultimo (per ora) romanzo della serie dedicata a Rocco Schiavone, quello che mi interessava di più per un motivo fondamentale: finalmente l'autore si è deciso a raccontarci il segreto che sta dietro alla morte di Marina, l'amata moglie del vicequestore romano, e come mai lui si senta in colpa per quella morte.
Ecco quindi un salto indietro di nove anni, nel 2007 (tra l'altro proprio quel giorno mia sorella compiva vent'anni)  in una Roma insopportabilmente afosa già nei primi giorni d'estate, con un Rocco con il caratteraccio che abbiamo imparato a conoscere, ma comunque diverso: meno amaro, meno pessimista, forse anche meno irascibile con i suoi sottoposti.  E il motivo, ai lettori che conoscono la serie, è subito chiarissimo: Marina è ancora viva, impegnata tra casa, lavoro e amici. Tutto parla di lei, dai limoni sul terrazzo di casa, a Inna, la donna delle pulizie ucraina abituata a riferirsi solo a lei, al frigo vuoto perchè Rocco odia andare a fare la spesa; Marina è il centro della vita di Rocco, anche se in questo momento i due sono in crisi per un motivo serio: la donna ha infatti scoperto che l'attico in cui vivono è stato acquistato grazie ai proventi di alcune attività illecite con cui il vicequestore arrotonda (è uno dei suoi difetti più grossi). Anche se poi scopriamo non essere una cosa così grave (comunque moralmente riprovevole, sopratutto per un tutore delle forze dell'ordine!) la scoperta ha sicuramente scioccato la donna, che ha deciso di tornare per qualche tempo a casa dei genitori per riflettere sul proprio matrimonio.
Manzini descrive quindi anche una bella storia d'amore tra due personaggi apparentemente tanto diversi ma che evidentemente sono i famosi "opposti che si attraggono", ci svela il lato sentimentale del burbero Rocco, capace di un amore  profondo e sincero, sopratutto ci fa conoscere meglio Marina, una donna solare e piena di vita, capace di "domare" e lisciare il carattere del marito e di tenergli testa: qui la vediamo combattuta tra i suoi valori e l'amore, alla fine vince quest'ultimo ma personalmente credo non sarebbe stata una "sconfitta" dei primi, credo che Rocco alla fine avrebbe accettato di cambiare per amore di Marina. 
Tutto ciò fa da contraltare a una brutta ma forse banale storia di droga e criminalità, con due giovani vite spezzate in modo brutale per un errore di cui nella loro incoscienza non avevano calcolato la portata: un caso che- come tanti- in fondo colpisce Rocco nel profondo per la sua brutalità. e mentre, assieme agli ignari protagonisti, noi lettori invece consapevoli di quanto sta per accadere ci avviciniamo al tragico finale (descritto in maniera cruda ma anche "sentita"), capiamo una volta di più come davvero si può perdere tutto in un attimo, e non posso non condividere la toccante riflessione che Rocco fa a proposito degli oggetti ed ambienti abbandonati. Nel finale, tornati ad Aosta nel 2013, capiamo che forse per Rocco le cose stanno cambiando, che forse è davvero giunta per lui l'ora di voltare pagina (anche se spero non abbia in mente una storia con Caterina!!!), di andare avanti anche senza Marina. Chissà come continuerà la serie?

martedì 11 aprile 2017

A te, che vivi nei miei pensieri

Tutti mi prenderebbero per matta, malata di mente, se sapessero quello che provo davvero e che ti sto scrivendo.
Tu infatti, non esisti, se non dentro di me...da tanto, troppo tempo.
Finchè  c'è stata anche una minima possibilità che tu potessi arrivare, ti pensavo un po' meno e anche con un po' di paura e timidezza in più: mi sembrava di esagerare,


Però, ti pensavo comunque.
Scrivevo lunghi elenchi dei nomi che mi piacevano e che pensavo per te, ed erano sempre due elenchi, sia che tu fossi stato maschietto che femminuccia...anche se, confesso, avevo una preferenza per quest'ultima ipotesi. Ma sarei stata comunque felice e tu saresti stato/a accolto con gioia e amore comunque.
I nomi erano tanti, ma alcuni predominavano: probabilmente ti saresti chiamata Sara se fossi stata femmina, oppure Charlotte come la dolce e simpatica principessina inglese. Invece se fossi stato maschi ti avrei chiamato Damiano o Alessandro. Ed è così che ti penso sempre....anche se ti penso di più come Sara, e così mi rivolgerò a te in questo scritto d'ora in poi.
Cercavo di immaginarmi come saresti stata, appena nata piccolina e rosa, poi da grandina; non essendoci stato un papà, era per me molto difficile immaginare i tuoi lineamenti,i tuoi colori, anche se speravo non saresti stata come me, sopratutto che non avresti ereditato il mio problema di tiroide: non volevo che tu soffrissi come ho sofferto io per il mio brutto corpo e il mio brutto aspetto. Però immaginavo le tue piccole mani con le unghiette, i tuoi capelli sottili e morbidi, il tuo profumo, il tuo corpo morbido e coccoloso...certo ero perfettamente consapevole che non c'è solo questo: ricordo molto bene che mia sorella non ha dormito quasi nulla per dieci mesi, ad esempio. e so che i bimbi piccoli piangono, stressano, hanno ritmi proibitivi...tu, come saresti stata? Mi avresti fatto disperare? O saresti stata "pappa e nanna"?
Che carattere avresti avuto? Speravo sempre non come il mio, che mi ha causato e causa tanti problemi e sofferenze; però speravo anche che magari, avresti preso da me la passione per la lettura.O magari, saresti stata una sportiva, sempre in moto; o anche entrambe le cose, perchè no...
Che gusti avresti avuto? che musica ti sarebbe piaciuta? Ti sarebbe piaciuto andare a scuola?Come si sarebbero chiamati i tuoi amici? che cibo ti sarebbe piaciuto?Che cartoni, che storie, che giochi?
Lavorando con i bambini, spesso vedendo certi comportamenti dei genitori o cert problematiche che si trovano ad affrontare (nulla di grave, cose di tutti i giorni) mi chiedevo cosa avrei fatto io se fossi stata prima o poi al loro posto; immaginavo spesso anche i miie genitori come nonni e mia sorella come zia. Con me, non sono stati particolarmente affettuosi, ma credo ci fossero buone probabilità che con te lo sarebbero stati.
Ancora oggi, spesso mi sorprendo a vederti negli occhi dei bimbi che incrocio, nelle loro voci, nelle loro risate;e spesso, ancora mi sorprende constatare quanto sia difficile per me tenere bene a mente "tu non sarai mai cosi, tu non vivrai nulla di tutto ciò", nonostante cerchi costantemente di tenermi con i piedi bene a terra e di ripetermelo ogni giorno. Perchè questa, purtroppo, è e sarà la mia realtà.
Quando sento di bambini maltrattati e abbandonati, anche piccolissimi in qualche cassonetto, mi sento male e, nonostante la banalità del pensiero, non posso appunto evitare di pensare alla crudeltà del destino, che spesso concede queste e altre gioie a chi non le merita, a chi le schifa, a chi le disprezza negandole a chi- come me- invece non desidera altro. 
Tutti questi sono sicuramente pensieri inutili, stupidi, patetici, forse anche anormali, da pazza...eppure esistono, sono una costante della mia vita, come una costante è questo dolore sordo con cui dovrò convivere per sempre.Eppure, se c'è chi può "amare" il cane o il gatto- con gli effetti che tutti sappiamo e vediamo ogni giorno- non vedo perchè dovrei nascondermi io, almeno qui sul mio spazio deserto. Poi certo, fuori è tutta un'altra cosa, mio piccolo fiore...fuori sono condannata a essere solo la cicciona fallita, esistente solo in virtù dei propri genitori e mai come persona, incapace di realizzare anche sogni piccoli, non all'altezza degli altri come persona, a cui piacciono ancora le bambole e i giocattoli, che non riesce ad avere rapporti umani soddisfacenti anche se si impegna,che spesso risponde male anche quando non vorrebbe, che non sorride mai...come mi sono io stessa soprannominata "un fantasma obeso". e forse, vedendomi cosi da fuori, non è un male che tu non ci sia....non avrei mai voluto ti vergognassi di me.
Chissà..forse un giorno, in un'altra vita, in un'altra dimensione, ci incontreremo...