domenica 21 maggio 2017

La mamma del sole, di Andrea Vitali




Anno di pubblicazione:  2010

Ambientazione: Bellano, 1932



L'estate del 1933 sul lago di Como è insopportabilmente calda, e il brigadiere Mannu seguirebbe volentieri il consiglio che gli diede da bambino la zia Ninna, di non uscire quando fuori c'è "la mamma del sole"; ma purtroppo è impossibile, visto anche che due casi arrivano a movimentare il tutto. Il primo è quello di Maria Dominici, un'anziana ospite di una casa di riposo scomparsa durante un rinfresco domenicale; il secondo è quello di Velia Berilli, cittadina dalla professione discutibile e madre di quattordici figli, che proprio per questo è stata segnalata alle autorità romane come candidata ideal per essere ricevuta da Mussolini. Prima però i fedelissimi del Duce vogliono informazioni certe sulla signora in questione....



Era da tempo che non leggevo un romanzo di Vitali e mi mancava...ed ecco quindi che ho letto questo "la mamma del sole". Come sempre non mi ha deluso, come sempre sono rimasta attaccata alla lettura pagina per pagina, incuriosita dalle due storie misteriose che agitano (benevolmente) la caserma dei carabinieri di Bellano (anche se la storia dell'anziana l'aveva già capita prima della conclusione, a dire la verità).
Stavolta le due storie riguardano due donne molto diverse tra loro: la prima è l'anziana Maria, che approfittando della distrazione dovuta a una festa nella sua casa di riposo fugge a Bellano, venendo poi ritrovata morta il giorno dopo sul battello che aveva preso al ritorno. Nessuno pare averla  vista in quelle ore...ma allora perchè è andata proprio lì? L'altra donna invece, è ancora viva e vegeta, e molto nota in paese: Velia Berilli, quarantenne prostituta madre di 14 figli. Ai carabinieri viene recapitata una lettera da parte          , a cui la Berilli è stata segnalata come esempio perfetto di "madre fascista" tanto da proporre che venga ricevuta (assieme ad altre donne prolifiche come lei) da sua Eccellenza Benito Mussolini in persona: i fedelissimi del Duce vogliono accertarsi che la Berilli sia persona che abbia effettivamente doti morali adatte alla solennità dell'occasione.
Cosa rispondere? Che la Berilli, oltre a essere una prostituta incallita, è pure analfabeta, con igiene approssimativa (eufemismo) e fisicamente messa malissimo a livello di presentabilità (eufemismo anche qui)?Ma sopratutto....chi avrà segnalato una donna simile ai fedelissimi del Duce? E perchè? Il più preoccupato sembra l'integerrimo cavalier Vignetta, amico del maresciallo Maccadò....
Ritroviamo il piccolo universo bellanese descritto con la solita arguzia. ma anche sensibilità laddove serva, caratteristica propria di questo autore. Come scritto nella quarta di copertina, "come riesca Vitali a ricavare da un paesello sul lago di Como tante storie e tanti personaggi è un mistero che possiamo solo celebrare".E in effetti- almeno per quanto mi riguarda- è quello che spesso mi chiedo anche io,visto il modo in cui l'autore sa rendere interessanti i personaggi, il loro microcosmo di paese e i piccoli gialli che movimentano la vita dei carabinieri locali.
A proposito, qualcuno si chiederà chi è la mamma del sole del titolo?Nulla di particolare, solo una vecchia leggenda che una zia raccontava al Sardo brigadiere Mannu quando era piccolo, per non farlo uscire di casa nelle ore più calde della giornata: particolare molto carino e originale, a mio avviso.
Come sempre me lo sono goduta....












lunedì 15 maggio 2017

Zia Mame, di Patrick Dennis



Titolo originale: Auntie Mame

Anno di pubblicazione: 1955

Ambientazione: USA, dagli anni '20 agli anni '50

Collegamenti con altri romanzi: il romanzo ha un seguito, intitolato "In giro per il  mondo con zia Mame".


Rimasto improvvisamente orfano di padre, l'undicenne Patrick viene affidato a zia Mame, l'eccentrica sorella del padre che non ha mai visto prima. Per lui inizia una vita davvero piena di colpi di scena....



Se volete passare momenti di autentico divertimento leggendo un libro, non perdetevi questo classico americano, penso ne rimarrete soddisfatti!
Strutturato originariamente come una serie di racconti slegati fra di loro (e viene poi speigato come e perchè l'autore ha poi rimediato con la trovata dell'articolo di giornale che scatena i ricordi del protagonista), il libro è narrato in prima persona da Patrick, ma la vera protagonista è appunto la zia Mame del titolo.
Patrick è un bambino di 11 anni che nel 1925 circa, rimasto orfano,  viene affidato alla sua unica parente in vita: zia Mame appunto, la sorella del padre.Già dall'arrivo al nipote appare chiaro che la zia è una persona unica nel suo genere: il ragazzino e la sua governante capitano nel bel mezzo di una festa con tanto di fumogeni, dato che la zia aveva dimenticato che quel giorno sarebbe arrivato il nipote. Ma tra loro nonostante tutto, è amore a prima vista: nel suo modo eccentrico e scapestrato (che sarà frenato dal tutore dei soldi del padre, l'avvocato Babcock) la zia sviluppa immediato attaccamento per il nipote, e tra un impegno, una stravaganza e l'altra, si prenderà cura con reale amore di lui. Del resto oltre alla stravaganza la principale caratteristica che non può non saltare all'occhio al lettore è che zia Mame è una buona: assume anche Nora, la governante che ha accompagnato Patrick, assieme al fedele Hito che rimarrà accanto a lei negli anni; si lancia con entusiasmo quando si tratta di aiutare qualcuno, sia che si tratti della pretenziosa amica Vera che della "sfigata" segretaria Agnes, fino ad accogliere un gruppo di terribili orfanelli arrivati dall'Inghilterra durante la seconda guerra mondiale. E la parente povera in casa del fidanzato Beau confiderà a Patrick che in tutti quegli anni, in quella casa l'unica persona ad averla trattata come un essere umano è stata Mame.
Zia Mame è un'entusiasta che si butta a capofitto nelle imprese più strampalate, uscendone sempre miracolosamente in piedi, a causa del suo carattere ma più spesso per mera fortuna; certamente, vista da un altro punto di vista è una persona estremamente invadente e spesso trascina l'inconsapevole nipote del tutto irriguardosa del suo volere e persino delle conseguenze che le sue azioni possono avere per lui (nel capitolo dedicato alla gravidanza di Agnes); tuttavia impossibile non provare simpatia per lei. che ovviamente diventa il centro del romanzo, mettendo un po' in disparte gli altri; ciononostante ogni personaggio diventa unico per il modo di descriverlo dell'autore, ironico e talvolta pungente.
Una storia divertente con molti spunti di riflessione anche per cose serie. Credetemi, merita!



mercoledì 10 maggio 2017

La mia vita attraverso i libri_ Infanzia


E' inevitabile pr una persona come me che i libri abbiano un ruolo centrale nella mia vita.
Ho sempre letto, fin da piccolissima, quando passavo ore nel box a sfogliare (proprio cosi!) un vecchio Postalmarket; è evidente che fin da allora i libri fossero il mio destino. Del resto, non me ne sono mai mancati, e ancora oggi ricordo la maggior parte dei libri che ho avuto durante l'infanzia, anche se sono pochi quelli riusciti ad arrivare fino a qui. Spesso ricordo davvero tutto: colori, copertina, consistenza.
 Il mio primissimo libro in realtà...erano tre, nel senso che mi furono comprati assieme e assieme li ho sempre visti: una versione cartonata in rilievo (per bambini molto piccoli) rispettivamente de "Biancaneve", "cenerentola" e "La bella addormentata nel bosco". Una parte molto importante hanno avuto le cosiddette "Fiabe Sonore": sia quelle originale Fabbri Editori, che quelle della serie "Il mangiafiabe" della Disney.
 Il primo libro che ho letto da sola, a sei anni, è stato invece "Taron e la pentola magica", edizione Walt Disney. Fin da piccola amavo poi per gioco inventare storie con personaggi di vari libri mischiandoli.
Ecco comunque i libri che hanno segnato la mia infanzia: non solo i miei preferiti, ma proprio quelli che per me hanno contato di più. Certo forse non sarà un elenco particolarmente originale, sopratutto visto che leggevo veramente di tutto: ma i classici hanno sempre la meglio, qui.





- Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio (Lewis Carroll)

- I tre moschettieri (Alexandre Dumas)

- Piccole donne (Louisa May Alcott)

- Le avventure di Pinocchio (Carlo Collodi)

- Cuore (Edmondo De Amicis)

- Favole di Andersen

- Le avventure di Peter Pan (James Mattew Barrie)

- Le nuove meraviglie di Alice

- Lady Lovely Locks

- Storie e leggende del Lazio

P.S: mi sarebbe piaciuto mostrarvi qualche foto ma attualmente i libri rimasti sono tutti in cantina...forse, un giorno...!

domenica 7 maggio 2017

Non aspettare la notte, di Valentina D'Urbano



Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Roma/ Umbria, 1993



Angelica è una ventenne studentessa di giurisprudenza con un doloroso segreto: alcuni anni prima la madre Irene tentò di uccidersi assieme alla figlia causando uno spaventoso incidente d'auto, in cui Angelica sopravvisse ma col corpo devastato dalle cicatrici. Per questo la giovane conduce una vita solitaria e non esce mai di casa senza un vestito lungo fino ai piedi e un cappello che le nasconda il viso deturpato.
Alla morte del nonno, proprietario di una villa in uno sperduto paesino umbro, il padre di Angelica la fa ristrutturare  vi si reca in vacanza per l'estate con la figlia; la quale, ben determinata a continuare a proteggersi dal mondo esterno, vive con fastidio l'irrompere nella sua vita di Tommaso, un giovane del posto che gira con una Polaroid fotografando tutto ciò che non riesce a vedere per guardarlo poi meglio quando gli torna la vista. Tommaso infatti è affetto da una malattia degenerativa alla cornee e sa che diventerà cieco prima dei trent'anni; tuttavia il suo entusiasmo e la sua esuberanza riescono a fare breccia nel cuore di Angelica, che piano piano si lascia andare....


Finalmente ho letto anche quest'ultimo romanzo di Valentina D'Urbano, e come sempre finora ("Acquanera" a parte) non mi ha deluso. E' una storia dura e tenera allo stesso tempo, che inizia nel 1987 con un fatto tragico che ci introduce a parte dell'atsmofera del romanzo: una notte Irene, sofferente di depressione, sveglia in piena notte la figlia 13enne Angelica, la costringe a salire in auto e si lancia in una folle corsa in autostrada, che termina in modo tragicamente prevedibile: l'auto lanciata apposta a folle velocità precipita in un dirupo, uccidendo la donna.
Sette anni dopo, ritroviamo Angelica, ora giovane donna 20enne studentessa di giurisprudenza, sopravvissuta a quella terribile notte ma da allora segnata in modo irreparabile sia nel fisico che nell'animo: il fatto di avere il corpo deturpato dalle cicatrici spinge Angelica a mostrarsi in pubblico solo indossando abiti lunghissimi e un cappello a tesa larga che le nasconde il viso. Ancora di più la devastazione dell'animo spinge la ragazza a cercare l'isolamento, tolto che per il padre e la domestica Marinella.
Nel tentativo di aiutarla il padre Enrico fa ristrutturare la villa di famiglia ereditata dopo la morte del nonno, che si trova nel piccolo paesino di Borgo Gallico; qui passeranno l'estate, con lo scopo- non detto- di invitare gli amici di famiglia e fare uscire Angelica dal suo guscio. La ragazza ovviamente non collabora in alcun modo, vivendo con comprensibile fastidio l'invito della famiglia Corsano, e proseguirebbe nel suo isolamento se non fosse per l'irrompere (letteralmente) di un vero e proprio ciclone: Tommaso, un ragazzo del paese che gira con una polaroid fotografando le cose più improbabili, e che fotografa anche Angelica per un motivo molto serio. Tommaso infatti, a causa di una malattia degenerativa, è quasi completamente cieco, e quindi quando vede qualcosa che non riesce a distinguere ne fa la foto per poi guardarla nei momenti in cui  vede meglio. A differenza di Angelica però, non ha perso il sorriso e la sua allegria e ottimismo, e anche il suo modo spavaldo di affrontare un modo che per lui sta diventando sempre più ostile visto che non lo vede; è inevitabile che tutto ciò finisca per attrarre Angelica e alla fine, dopo un'iniziale ritrosia, l'insistenza di Tommaso finisce per avere la meglio: Angelica trascorre la sua estate più bella, ha finalmente trovato l'amore ed è riuscita ad aprirsi agli altri visto che ha fatto amicizia con Giulia, la vicina di casa. Tutto ok?
Ebbene, no, altrimenti il romanzo finirebbe qui. Succede un equivoco tra Angelica e Tommaso, lei la prende malissimo e rifiuta qualsiasi possibilità di spiegazione da parte sua (parte incomprensibile, a mio avviso, e solo in parte spiegabile con il trauma subito dalla giovane); lo lascia e si mette con l'ambiguo Guido, figlio del migliore amico del padre e a sua volta avvocato. Qui comincia la seconda parte, quella più difettosa a mio avviso: Angelica dimostra uan capacità di autolesionismo inquietante e sorprendente, cacciandosi in una situazione totalmente negativa senza avere una reale motivazione (che non sia, forse, proprio farsi del male, autopunirsi). Non mi è piaciuto questo lato del personaggio nonostante-- ripeto- sia giustificabile per il suo trauma ma solo in parte...anche perchè in parte mi è sembrato invece derivante da capriccio, anche da una sorta di egoismo a cui comunque sia è stata inevitabilmente abituata dal padre visto che è sempre stata servita e riverita. 
Comunque sia, l'autrice avvince anche stavolta con il suo stile scorrevole, graffiante, sincero e con una storia comunque interessante. Occasione non sprecata.

venerdì 21 aprile 2017

La citazione

..."ti ricordi? Qulche giorno fa ti ho chiesto se eri mai stata in un posto abbandonato"
"Rocco, io ho vissuto nei posti abbandonati. Pensi che ci sia tanta gente nelle cripte delle chiese o nei sotterranei a guardare affreschi?"
"no, io dico posti normali. Ti avevo detto che tutti gli oggetti che vedi sono senza vita.Perchè hanno perso il calore che gli dava la vicinanza agli esseri umani.Ecco su un treno vedi le poltrone lise, e ti immagini che tanta gente ci si sia seduta. O su una nave c'è il timone con il legno consumato, o gli scalini di un palazzo vuoto eroso dai piedi che lu hanno saliti per anni. Ora stanno lì, non servono più e sono freddi."
alzo il pennello.
"Lo vedi? E' consumato, vecchio, pieno di macchie. Però io conosco chi ci ha lavorato, chi lo prendeva in mano. Conosco tutto della persona che viveva in questa casa, che sedeva su quel divano e innaffiava il limone là fuori.E allora è peggio. Perchè queste cose restano fredde, ma ricordano l'anima di chi le ha usate, te la mettono sempre davanti agli occhi.E io non potrò mai staccare gli occhi da 'ste cose senza pensare a te.
Sei dovunque, amore mio. Anche quando mi guardo allo specchio e mi vedo e sono come questo pennello.Freddo, senza vita, ma ogni ruga, ogni capello bianco sei tu, amore mio. Come faccio?"
Resta lì, sulla finestra, e non parla. Guarda fuori il sole che si è nascosto tra i tetti.
"E' sempre stata bella questa casa. Ci vediamo, Rocco?"
"Finchè vorrai, Marina. Io sto qui. Io resto qui".

Antonio Manzini, "7-7-2007"



martedì 18 aprile 2017

7-7-2007, di Antonio Manzini



Anno di pubblicazione: 2016

Ambientazione: Roma, 2007/Aosta 2013

Collegamenti con altri romanzi:





Roma, estate 2007: Rocco Schiavone è in crisi coniugale con la moglie Marina, che dopo aver scoperto i traffici illeciti con cui il marito arrotonda, è tornata a casa dei genitori in "pausa di riflessione". L'umore del già notoriamente irascibile vicequestore tende quindi notevolmente al nero, aggravato dalla cappa di caldo che investe la città, quando deve affrontare un caso particolarmente brutto: due amici ventenni, uccisi a pochi giorni l'uno dall'altro con la stessa modalità. Forse avevano visto qualcosa che non dovevano vedere?
Mentre l'indagine prosegue l'appuntamento con il destino è dietro l'angolo....



E finalmente sono riuscita a leggere questo ultimo (per ora) romanzo della serie dedicata a Rocco Schiavone, quello che mi interessava di più per un motivo fondamentale: finalmente l'autore si è deciso a raccontarci il segreto che sta dietro alla morte di Marina, l'amata moglie del vicequestore romano, e come mai lui si senta in colpa per quella morte.
Ecco quindi un salto indietro di nove anni, nel 2007 (tra l'altro proprio quel giorno mia sorella compiva vent'anni)  in una Roma insopportabilmente afosa già nei primi giorni d'estate, con un Rocco con il caratteraccio che abbiamo imparato a conoscere, ma comunque diverso: meno amaro, meno pessimista, forse anche meno irascibile con i suoi sottoposti.  E il motivo, ai lettori che conoscono la serie, è subito chiarissimo: Marina è ancora viva, impegnata tra casa, lavoro e amici. Tutto parla di lei, dai limoni sul terrazzo di casa, a Inna, la donna delle pulizie ucraina abituata a riferirsi solo a lei, al frigo vuoto perchè Rocco odia andare a fare la spesa; Marina è il centro della vita di Rocco, anche se in questo momento i due sono in crisi per un motivo serio: la donna ha infatti scoperto che l'attico in cui vivono è stato acquistato grazie ai proventi di alcune attività illecite con cui il vicequestore arrotonda (è uno dei suoi difetti più grossi). Anche se poi scopriamo non essere una cosa così grave (comunque moralmente riprovevole, sopratutto per un tutore delle forze dell'ordine!) la scoperta ha sicuramente scioccato la donna, che ha deciso di tornare per qualche tempo a casa dei genitori per riflettere sul proprio matrimonio.
Manzini descrive quindi anche una bella storia d'amore tra due personaggi apparentemente tanto diversi ma che evidentemente sono i famosi "opposti che si attraggono", ci svela il lato sentimentale del burbero Rocco, capace di un amore  profondo e sincero, sopratutto ci fa conoscere meglio Marina, una donna solare e piena di vita, capace di "domare" e lisciare il carattere del marito e di tenergli testa: qui la vediamo combattuta tra i suoi valori e l'amore, alla fine vince quest'ultimo ma personalmente credo non sarebbe stata una "sconfitta" dei primi, credo che Rocco alla fine avrebbe accettato di cambiare per amore di Marina. 
Tutto ciò fa da contraltare a una brutta ma forse banale storia di droga e criminalità, con due giovani vite spezzate in modo brutale per un errore di cui nella loro incoscienza non avevano calcolato la portata: un caso che- come tanti- in fondo colpisce Rocco nel profondo per la sua brutalità. e mentre, assieme agli ignari protagonisti, noi lettori invece consapevoli di quanto sta per accadere ci avviciniamo al tragico finale (descritto in maniera cruda ma anche "sentita"), capiamo una volta di più come davvero si può perdere tutto in un attimo, e non posso non condividere la toccante riflessione che Rocco fa a proposito degli oggetti ed ambienti abbandonati. Nel finale, tornati ad Aosta nel 2013, capiamo che forse per Rocco le cose stanno cambiando, che forse è davvero giunta per lui l'ora di voltare pagina (anche se spero non abbia in mente una storia con Caterina!!!), di andare avanti anche senza Marina. Chissà come continuerà la serie?

martedì 11 aprile 2017

A te, che vivi nei miei pensieri

Tutti mi prenderebbero per matta, malata di mente, se sapessero quello che provo davvero e che ti sto scrivendo.
Tu infatti, non esisti, se non dentro di me...da tanto, troppo tempo.
Finchè  c'è stata anche una minima possibilità che tu potessi arrivare, ti pensavo un po' meno e anche con un po' di paura e timidezza in più: mi sembrava di esagerare,


Però, ti pensavo comunque.
Scrivevo lunghi elenchi dei nomi che mi piacevano e che pensavo per te, ed erano sempre due elenchi, sia che tu fossi stato maschietto che femminuccia...anche se, confesso, avevo una preferenza per quest'ultima ipotesi. Ma sarei stata comunque felice e tu saresti stato/a accolto con gioia e amore comunque.
I nomi erano tanti, ma alcuni predominavano: probabilmente ti saresti chiamata Sara se fossi stata femmina, oppure Charlotte come la dolce e simpatica principessina inglese. Invece se fossi stato maschi ti avrei chiamato Damiano o Alessandro. Ed è così che ti penso sempre....anche se ti penso di più come Sara, e così mi rivolgerò a te in questo scritto d'ora in poi.
Cercavo di immaginarmi come saresti stata, appena nata piccolina e rosa, poi da grandina; non essendoci stato un papà, era per me molto difficile immaginare i tuoi lineamenti,i tuoi colori, anche se speravo non saresti stata come me, sopratutto che non avresti ereditato il mio problema di tiroide: non volevo che tu soffrissi come ho sofferto io per il mio brutto corpo e il mio brutto aspetto. Però immaginavo le tue piccole mani con le unghiette, i tuoi capelli sottili e morbidi, il tuo profumo, il tuo corpo morbido e coccoloso...certo ero perfettamente consapevole che non c'è solo questo: ricordo molto bene che mia sorella non ha dormito quasi nulla per dieci mesi, ad esempio. e so che i bimbi piccoli piangono, stressano, hanno ritmi proibitivi...tu, come saresti stata? Mi avresti fatto disperare? O saresti stata "pappa e nanna"?
Che carattere avresti avuto? Speravo sempre non come il mio, che mi ha causato e causa tanti problemi e sofferenze; però speravo anche che magari, avresti preso da me la passione per la lettura.O magari, saresti stata una sportiva, sempre in moto; o anche entrambe le cose, perchè no...
Che gusti avresti avuto? che musica ti sarebbe piaciuta? Ti sarebbe piaciuto andare a scuola?Come si sarebbero chiamati i tuoi amici? che cibo ti sarebbe piaciuto?Che cartoni, che storie, che giochi?
Lavorando con i bambini, spesso vedendo certi comportamenti dei genitori o cert problematiche che si trovano ad affrontare (nulla di grave, cose di tutti i giorni) mi chiedevo cosa avrei fatto io se fossi stata prima o poi al loro posto; immaginavo spesso anche i miie genitori come nonni e mia sorella come zia. Con me, non sono stati particolarmente affettuosi, ma credo ci fossero buone probabilità che con te lo sarebbero stati.
Ancora oggi, spesso mi sorprendo a vederti negli occhi dei bimbi che incrocio, nelle loro voci, nelle loro risate;e spesso, ancora mi sorprende constatare quanto sia difficile per me tenere bene a mente "tu non sarai mai cosi, tu non vivrai nulla di tutto ciò", nonostante cerchi costantemente di tenermi con i piedi bene a terra e di ripetermelo ogni giorno. Perchè questa, purtroppo, è e sarà la mia realtà.
Quando sento di bambini maltrattati e abbandonati, anche piccolissimi in qualche cassonetto, mi sento male e, nonostante la banalità del pensiero, non posso appunto evitare di pensare alla crudeltà del destino, che spesso concede queste e altre gioie a chi non le merita, a chi le schifa, a chi le disprezza negandole a chi- come me- invece non desidera altro. 
Tutti questi sono sicuramente pensieri inutili, stupidi, patetici, forse anche anormali, da pazza...eppure esistono, sono una costante della mia vita, come una costante è questo dolore sordo con cui dovrò convivere per sempre.Eppure, se c'è chi può "amare" il cane o il gatto- con gli effetti che tutti sappiamo e vediamo ogni giorno- non vedo perchè dovrei nascondermi io, almeno qui sul mio spazio deserto. Poi certo, fuori è tutta un'altra cosa, mio piccolo fiore...fuori sono condannata a essere solo la cicciona fallita, esistente solo in virtù dei propri genitori e mai come persona, incapace di realizzare anche sogni piccoli, non all'altezza degli altri come persona, a cui piacciono ancora le bambole e i giocattoli, che non riesce ad avere rapporti umani soddisfacenti anche se si impegna,che spesso risponde male anche quando non vorrebbe, che non sorride mai...come mi sono io stessa soprannominata "un fantasma obeso". e forse, vedendomi cosi da fuori, non è un male che tu non ci sia....non avrei mai voluto ti vergognassi di me.
Chissà..forse un giorno, in un'altra vita, in un'altra dimensione, ci incontreremo...

venerdì 7 aprile 2017

Un giorno...., di Alison McGee e Peter H. Reynolds



Titolo originale: Someday...

Pubblicazione: 2007

Da IBS:

"La storia della vita - di ogni vita - dalle prime gioie date da un figlio al giorno, giusto ma doloroso, in cui se ne va di casa"



Catalogato quasi sempre come "libro per bambini" a causa delle sue illustrazioni, in realtà è un dolcissimo libro per genitori e in particolare per le mamme.
Una giovane mamma scrive una lettera ideale alla figlia ancora bambina: le racconta di quando è nata, delle sue prime esperienze in cui lei c'era sempre; immagina il suo futuro, le prime emozioni che la bambina vivrà, le prime grandi scoperte e anche- perchè fa parte della vita- i primi dolori e le prime difficoltà. Immagina il momento in cui la sua bambina ormai cresciuta se ne andrà dalla casa e da lei, per staccarsi e vivere la propria vita. Nonostante le emozioni della mamma siano evidenti, non proietta sulla figlia le proprie aspettative e non la carica delle proprie ansie: l'importante per lei è che la figlia trovi la propria strada nel mondo e sia felice. Anche quando, inevitabile, arriverà il momento in cui la mamma non ci sarà più.
Poche righe, ben delineate, e illustrazioni ad acquerello bellissime che contribuiscono a delineare con vari particolari i due personaggi e descrivendo il loro spessore interiore.
Quanta poesia e sensibilità si nascondono a volte in un piccolo libro come questo!

martedì 4 aprile 2017

Guido Rossa, mio padre- di Sabina Rossa e Giovanni Fasanella



Anno di pubblicazione: 2006


Il 24 gennaio 1979 Guido Rossa, operaio comunista che svolgeva attività presso il sindacato, fu assassinato dalle Brigate Rosse sotto casa sua. La sua colpa? Aver denunciato un'altro operaio che diffondeva volantini della BR all'interno della Italsider, la fabbrica dove lavorava.
Venticinque anni dopo la figlia Sabina, all'epoca 16enne, decide di ricostruire la vicenda umana e personale del padre per capire meglio cosa successe, visto che inizialmente doveva essere solo un ferimento; perchè invece Rossa fu ucciso?
Nel suo percorso parla con persone che hanno conosciuto il padre, altre vittime del terrorismo e sopratutto ex brigatisti...


All'interno della tragica vicenda storica del terrorismo italiano nei cosiddetti "anni di piombo", una delle figure che ammiro moltissimo da sempre è Guido Rossa: operaio comunista convinto e facente parte del sindacato, era di quei (pochi) che ritenevano di non aver nulla da spartire con coloro che in quell'epoca, in nome proprio degli operai e del proletariato, terrorizzavano il Paese ammazzando e gambizzando chiunque cercasse di opporsi a loro. Per questo quando scoprì  che un'altro operaio, Francesco Berardi, distribuiva  volantini delle BR decise di segnalarlo e infine denunciarlo all'autorità competente, pagando cara la sua coerenza con le proprie idee.
Anni dopo l'omicidio la figlia Sabina, all'epoca 16enne e diventata in seguito insegnante di Educazione Fisica, intraprende un percorso personale al di là di quello giudiziario (che si era concluso con la condanna
per soddisfare il suo bisogno di capire come si sia potuti arrivare a tal punto e sopratutto perchè. Sabina è mossa puramente dal desiderio di comprensione e non nutre rancore per gli assassini del padre; lo dimostra il tono neutro con cui contatta Vincenzo Guagliardo, che quel giorno aveva ferito Rossa come inizialmente doveva proprio essere, o Renato Curcio capo delle BR o altri brigatisti, mostrandosi rispettosa del loro vissuto ma decisa nell'intento che si è posta.
Dall'inchiesta, portata avanti con l'aiuto di Giovanni Fasanella (giornalista che ha scritto svariati libri sugli anni di piombo), emerge che in realtà le BR erano perfettamente consce del fatto che colpire un operaio comunista poteva avere per la loro causa quell'effetto boomerang che poi ebbe, e molti non erano d'accordo anche se l'obiettivo iniziale doveva essere il solo ferimento dell'uomo; purtroppo Riccardo Dura- figura che si rivela essere ancora più fanatico e speitato dei suoi compagni- portò avanti l'azione di testa sua arrivando all'omicidio.
Chiaramente non si sarebbe arrivati a tanto se Guido Rossa non fosse stato lasciato completamente solo dagli altri operai nella sua denuncia di Berardi e sopratutto se non ci fossero stati vistosi errori nel gestire la cosa da parte delle Forze dell'ordine. Certo fin qui nulla di particolarmente nuovo rispetto a quanto già conosciuto (mi pare si tenda a ricercare un complotto che in realtà non vi fu), ma comunque interessante per fare chiarezza su questa storia.
Ma la figlia, giustamente, non si sofferma solo sulla tragica vicenda che coinvolse il padre e vuole farne conoscere anche la vita e al sua figura umana, sopratutto la passione per l'alpinismo, le idee politiche volte  a cercare un miglioramento delle condizioni di vita delle persone, l'essere un padre severo ma giusto e affettuoso.... come sempre, mi sono chiesta come sia stato possibile che una persona di tale spessore umano e morale nella sua semplicità sia stata annientata da gente che in tutta la sua vita non è riuscita a valere la metà di lui. Ovviamente rimanendo senza risposta....

mercoledì 29 marzo 2017

Il catino di zinco, di Margaret Mazzantini



Anno di pubblicazione: 1994

Ambientazione: Roma, dagli anni '10 agli anni '90 circa




L'autrice racconta la storia (fittizia) di sua nonna Antenora, madre di suo padre, dalla giovinezza alla vecchiaia e poi alla morte..



Avevo già provato anni fa a leggere "Non ti muovere" di Margaret Mazzantini, ma non ero riuscita a finirlo vista la bruttezza della storia; poco tempo dopo, causa sollecitazione di un'amica, mi ero lasciata convincere a vedere al cinema il film tratto dal romanzo: uno dei più brutti film che abbia mai visto, una storia squallida e troppo amara per i miei gusti.
Ho lasciato quindi perdere definitivamente la Mazzantini e tutti i suoi libri, nonchè i film da essi tratti. Ma il mese scorso in un gruppo di lettura che frequento è stato sorteggiato questo primo romanzo dell'autrice...e quindi ho colto l'occasione per darle una seconda possibilità, pensando: "chissà? forse stavolta....".
Niente da fare. Stavolta la storia potenzialmente era di quelle che avrebbe potuto interessarmi, e forse anche conquistarmi, visto che attraverso la figura di una donna, Antenora, si narra la storia di una famiglia che si snoda nel corso dell'intero '900....io amo particolarmente questo tipo di storie.
E invece niente, anche stavolta quest'autrice mi ha deluso: oltre  a scrivere con uno stile a mio avviso freddo e incapace di trasmettere emozioni, anche la storia e i personaggi non vengono ben sviluppati rimanendo tutti "sulla carta", non vengono approfonditi caratteri, personalità, motivazioni, nemmeno per Antenora, la protagonista. Nemmeno di lei in fondo ci viene raccontato molto, abbiamo degli episodi di quando era bambina, poi si passa quasi subito al fugace racconto di come conosce il futuro marito, poi il matrimonio e la vita famigliare, i figli, la guerra, la vecchiaia, la vedovanza, la malattia e la morte. Ma tutto un po' come se fosse una lista della spesa, senza approfondimenti di sogni, motivazioni, sentimenti della protagonista, se non in poche occasioni, nemmeno quando le muore un figlio piccolo (anche se la preghiera che farà anni dopo alla Madonna quando i figli sono in guerra è uno dei pochi momenti che mi ha trasmesso qualcosa di questo romanzo). Figuriamoci gli altri, che restano ben più che comprimari.
Oltretutto l'autrice ha un stile freddo e indifferente, che non mi ha comunicato nulla, e utilizza un linguaggio spesso crudo e in disuso; questo di per sè non sarebbe nemmeno un difetto, ma in questo contesto si.
Insomma, direi che con la Mazzantini ho chiuso....

venerdì 24 marzo 2017

Chi ben comincia

Ed eccoci, come ogni mese,al consueto appuntamento con i migliori incipit tratti dai romanzi:








"Amore mio, svegliati"
Angelica apre gli occhi e non vede nulla. La stanza è nera, il buio ha inghiottito ogni cosa.

Poi lo sguardo si abitua, e distingue i puntini di luce artificiale che filatrano dalla tapparella abbassata e, dal lato opposto, il rettangolo più scuro della port. Subito dopo, la sagoma familiare del volto di sua madre, appena sopra di lei.
L'orologio sulla mensola segna le due e ventisei minuti. Angelica si stropiccia gli occhi, cerca a tentoni l'interruttore della lampada sul comodino.
"Mamma"
Nel cono di luce morbida, il volto di Irene è scavato, ancora più duro e spigoloso di quanto appaia alla luce del giorno. E' sempre stanca ed è diventata sottile, ha la magrezza tisica e famelica di chi non sta bene. Da quando si è ammalata è diventata brutta. I capelli neri si sono spenti, sfilacciati, sembrano un casco di canapa, e gli occhi chiari bruciano sempre, come di febbre.
E' brutta e sta male, ma è pur sempre la sua mamma."


Valentina D'Urbano, "Non aspettare la notte"

giovedì 16 marzo 2017

L'inganno, di Shannon Drake



Titolo originale: Beguiled

Anno di pubblicazione: 2006

Ambientazione: Londra, epoca vittoriana


Alexandra Grayson, detta Ally, è una giovane di nobili origini orfana di entrambi i genitori e cresciuta, oltre che da tre affettuose zie, da una serie di nobili tutori anticonformisti e con il pallino della cultura, che non hanno mai ostacolato la propensione della loro pupilla per l'arte e in particolare per la scrittura.
Niente di strano quindi se Ally desidera diventare scrittrice e, nell'attesa, scrive articoli anonimi sul principale quotidiano di Londra, articoli riguardanti i fatti di cronaca nera che stanno sconvolgendo la città: alcuni giornalisti e personalità antimonarchiche sono stati barbaramente uccisi,e la gente comincia a dare al colpa di tutto ciò alla monarchia. Il rischio di una ribellione che porti a una guerra civile è quindi altissimo, ma oltre a queste preoccupazioni Ally scopre di averne anche di personali: viene infatti fidanzata a sorpresa con Mark Farrow, figlio di Lord Farrow....



Romanzo che ho ricordato di voler leggere tempo fa, molto carino anche se in molte cose abbastanza improbabile, La prima cosa che ho notato è l'omaggio alla "Bella addormentata nel bosco", in vari punti del racconto: Ally che viene cresciuta da tre zie in una casetta in mezzo al bosco, la scena della maledizione alla festa del fidanzamento, Ally che in riva al ruscello incontra un'affascinante sconosciuto di cui si invaghisce...non mi sembrano coincidenze casuali.
Certo forse c'è un sovraffollamento di personaggi (probabilmente il romanzo fa parte di una serie che non sono riuscita a ricostruire): oltre alle zie Ally ha una marea di tutori tutti affezionatissimi, tutti con rispettive famiglie, per cui vi sono vari accenni a sottostorie che probabilmente (come ho detto) rimandano ad altri romanzi. Peccato che alla lunga la cosa stufa, visto che ottiene l'effetto di confondere più che di incuriosire il lettore verso altre storie.
In compenso, abbiamo una protagonista interessante: Ally, pur vivendo nella sua epoca, è una giovane donna avanti col passo e il suo sogno è infatti quello di diventare giornalista. Sa che è quasi impossibile per una donna- anche intelligente e capace come lei- anche solo entrare in un mondo esclusivamente maschile, e quindi scrive sotto pseudonimo e in gran segreto, per tutelarsi e non avere grane. Tutto ciò può continuare fino a quando non solo viene ucciso un celebre giornalista noto per avere la penna affilata, ma altr persone che casualmente risulta in qualche modo tutte legate a lei, anche se alla lontana. Per proteggerla, i suoi tutori (anche loro evidentemente persone di aperte vedute nelle loro attività e nel loro modo di vivere) la fidanzano a sorpresa con Mark Farrow, figlio del loro amico Lord Farrow. Come può reagire una giovane femminista che sogna di costruirsi una propria carriera e disporre liberamente della propria vita? Non benissimo, infatti ally mette in atto comici tentativi di sabotare il fidanzamento, forte anche del fatto che il futuro sposo non solo non si è presentato alla festa di fidanzamento, ma a quanto sembra bidona ogni occasione di incontrarla. Aggiungiamo pure che nel suo cuore si è insinuato il bel bandito che l'ha trattata bene durante un tentativo di rapina, e che a quanto pare incontra molto di frequente....si, capisco che il sospetto di chi sia questo bandito in realtà è grosso (in realtà nel romanzo è svelato praticamente subito), ma ciò non toglie nulla alla freschezza e simpatia di questa storia. E anche il protagonista maschile è interessante, perlomeno nel fatto che non ha nessuna intenzione di ostacolare i sogni e la carriera della giovane fidanzata ma anzi, di agevolarli.
Anche l'intreccio giallo è interessante, anche se la sua soluzione forse appare un tantino scontata.
Per passare piacevolmente due orette va più che bene!

sabato 11 marzo 2017

La versione di Paul, di Paul McCartney e Paul Du Noyer



Titolo originale: Conversation with McCartney

Anno di pubblicazione: 2016



Paul Du Noyer è un giornalista originario di Liverpool che nella sua carriera ha avuto modo di intervistare più volte il suo famoso concittadino e omonimo Paul McCartney.
In questo libro sono raccolti stralci, interviste e annedoti in cui Paul ripercorre la sua vita e la sua carriera: l'infanzia segnata dalla morte della madre, l'incontro con John Lennon, la nascita- crescita- declino dei Beatles, il matrimonio con la moglie Linda, la sua musica...il tutto raccontato dalla viva voce del protagonista. E scusate se è poco!



Ovviamente fra le mie letture Beatlesiane non poteva mancare questo libro, nin una vera e propria autobiografia (almeno come stile), ma una lunga intervista formata da pezzi di interviste rilasciate nel corso degli anni all'autore dall'ex Beatle, con cui condivide non solo il nome ma anche la cittadinana (entrambi sono di Liverpool).
Diviso per argomenti, è una lettura imperdibile per ogni beatlesiano: nonostante esistano molte biografie di McCartney, sono poche quelle autorizzate dall'autore e questa pare essere la prima dove il cantante interviene direttamente e racconta quella che è, appunto, la sua "versione dei fatti" sulla sua vita e sugli avvenimenti che l'hanno composta. Parte della critica ha bocciato il libro ritenendolo poco interessante perchè non aggiungerebbe nulla a quanto già si sa sulla storia dei Beatles e di McCartney e perchè mancano rivelazioni sensazionali, ma io non trovo che queste siano per forza necessarie per la validità di un libro: anzi, forse il punto di forza è proprio nella semplicità con cui leggiamo della sua vita di musicista e sopratutto dei suoi rapporti con le tante persone che l'hanno costellata: il legame di amore-odio con John Lennon, l'amicizia mai mutata con George e Ringo, i ricordi della Liverpool anni '40 e '50, l'amore con la moglie Linda (morta nel 1998 per un tumore), la fine dei Beatles, la carriera con i Wings, la reazione alla morte di Lennon e tanti altri fatti che ormai sono "storia" per noi beatlesiani, e di cui a volte sono state date talmente tante versione e interpretazioni che a volte ci si confonde un po', sopratutto se non si sa bene a chi credere...ecco, questo libro è l'occasione giusta per fare chiarezza. Dopotutto, chi meglio di Paul può raccontare la sua stessa vita? :)



lunedì 6 marzo 2017

L'ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafon



Titolo originale: La sombra del viento

Anno di pubblicazione: 2002

Ambientazione: Barcellona, 1945

Collegamenti con altri romanzi: è il primo libro della "Trilogia del Cimitero dei Libri Dimenticati", composta da:

- "L'ombra del vento" (2002);
- "Il gioco dell'angelo" (2008);
- "Il prigioniero del cielo" (2011);
-"Il Labirinto degli spiriti" (2016).



L'undicenne Daniel Sempere, orfano di madre, vive con il padre proprietario di un piccolo negozio di libri usati. Il giorno del suo undicesimo compleanno il ragazzo si sveglia angosciato perchè il volto della madre comincia a sbiadire nei suoi ricordi; il padre allora per distrarlo lo porta nel cosiddetto " Cimitero dei libri dimenticati", una particolare biblioteca dove vengono conservati libri sconosciuti e sottratti dall'oblio. in cui erano fatalmente destinati a cadere per farli "adottare" da qualcuno che se ne prenderà cura per sempre; la scelta di Daniel ricade su "L'ombra del vento" di Julian Carax, autore da cui il ragazzo rimane talmente affascinato al punto da cercare altri suoi romanzi, una volta terminato il primo. Peccato che non ce ne siano altri....



Una storia intensa e affascinante sul mondo dei libri e sull'amore per la lettura, visto come amore e passione per la vita stessa. Una storia non semplicissima e in alcuni casi angosciante,ma da cui non si riesce a staccarsi.
E' una cosiddetta "storia nella storia", in cui due storie ambientate in epoche diverse finiscono per svolgersi in maniera parallela e alla fine anche per intrecciarsi, in maniera talvolta non sempre lineare (e purtroppo devo dire che a volte i continui "salti" tra presente e passato stufano), dando vita a un avvincente storia che mescola giallo, avventura, amore e romanzo di formazione, con personaggi tratteggiati in maniera fine e rigorosa, di modo che anche i cosiddetti personaggi di contorno non rimangono semplicemente sulla carta, ma acquistano spessore, personalità e carattere ritagliandosi ognuno il proprio spazio all'interno della storia.
Personalmente- come potrete intuire- una storia incentrata su alcune mie passioni (i libri, i luoghi dimenticati, la Storia) non poteva non incuriosirmi fin da subito, figuriamoci poi se si parla di un "Cimitero dei libri dimenticati", dato che per me ogni libro è degno di non essere dimenticato! E devo dire che da un certo punto in poi per me la storia è passata in secondo piano: infatti la storia di Julian- che a mio avviso ricorda tanto quella dei feulleton francesi dell'800, ripetutamente omaggiati dall'autore anche nel tratteggiate l'atmosfera e l'ambientazione - non mi ha preso più di tanto, se non per completare il quadro  e far luce sul mistero che la riguardava; mi ha preso molto invece la storia della ricerca che ruota attorno ad essa, con i personaggi sempre più intrigati dalla verità e sempre più consapevoli di ciò che accadde attorno a loro, e sopratutto dei rapporti che man mano si stringono, sopratutto tra Daniel e Beatriz.
I personaggi sono indimenticabili: dal tuttofare Fermin al terribile ispettore Fumero (che ricorda molto il Javert de "I miserabili"), al misterioso e tormentato David, al mite padre di Daniel, fino ai protagonisti: Daniel e Beatriz, che si conoscono ragazzini, inizialmente non si sopportano e la cui storia si snoda per anni separatamnte per poi riunirsi pian piano nel corso del romanzo, contrapposti ai ben più tragici (con un senso di predestinazione, oltretutto) Julian e Penelope.
Decisamente un libro da non perdere: tutte le persone a cui l'ho prestato o consigliato mi hanno ringraziato!

sabato 25 febbraio 2017

Animal Free, e felice di esserlo (o anche, del perchè odio gli animalisti)

Una delle tante filosofie di vita che si sono imposte negli ultimi anni è quella "childfree": ovvero, persone che non si limitano semplicemente a non fare figli perchè non ne vogliono (e fanno benissimo) o a dire "non mi piacciono i bambini" (preferenza personale e sacrosanta), ma si fanno portavoce di una categoria di perskne che dicono apertamente di odiare i bambini, tant'è che pretendono luoghi pubblici "childfree", ovvero, bar, ristoranti e alberghi dove sia vietato entrare ai bambini. Da come si esprimono queste persone, poi, se fosse per loro ci vorrebbe una legge che impedisce a chiunque nn abbia compiuto i 18 anni di mettere il naso fuori di casa, perchè a loro i bambini danno fastidio e quindi non li vogliono proprio in giro.
Queste persone lamenano anche di essere particolarmente ostracizzate e guardate male solo perchè - a loro avviso, poi scpri che le cose stanno molto diversamente- non vogliono bambini.
A questo punto allora mi sono coniata un termine anche io: "animal free", ovvero: animali? no grazie!
Non li amo, non li voglio, e li voglio il meno possibile nei luoghi pubblici.
Fin da bambina mi sono accorta di essere anche in questo diversa dagli altri: quando- con naturalezza e no trovandoci nulla di male- dicevo che nn mi piacevano gli animali trovavo puntualmente facce che mi guardavano schifate (sia tra bambini che tra adulti), gente che si irrigidiva e distoglieva da me lo sguardo manco fossi la Medusa. Per di più, se i bambini ci passavano sopra, solitamente erano gli adulti a dare il peggio di sè: gente che mi rispondeva piccata "e tu chi ti credi di essere?pensi di piacere tu a loro?", oppure "che bambina antipatica e cattiva!", addirittura una signora del mio palazzo che, sapendo perfettamente che avevo paura dei cani, ogni volta che mi vedeva mi aizzava contro il suo facendomi scappare spaventatissima: "dai willy, guarda che c'è quella bambina che dice sempre che non gli piacciono i cani!". Un giorno, scappando da questa simpatica rappresentante degli animalisti e dall'odioso Willy, sono caduta giù da un marciapiede mentre arrivava una macchina e il tizio ha fatto appena in tempo a frenare; dopo quell'episodio sono intervenuti i miei genitori e da allora la cretina mi ha lasciato stare.
Che poi....avevo paura dei cani che non conoscevo, ma con il cane dei miei nonni e di mia zia ci giocavo.
Comunque sia, la signora di cui sopra è stata solo la prima di una lunghissima serie di figure che ho conosciuto nella mia vita che con il loro comportamento hanno puntualmente riconfermato ogni singola volta la mia opinione nei loro confronti; e sinceramente anche le varie discussioni che ho letto in internet e particolare fb hanno riconfermato la pessima opinione che ho degli animalisti. E la riconfermano ogni singola volta che sbucano fuori da qualche parte.
Le frasi tipiche dell'animalaro medio sono: "loro sono migliori di noi", "loro ti amano incondizionatamente e si accontentano di cosi poco", "loro non ti abbandoneranno mai, non ti tradiranno mai", "chi non ama gli animali non ama nemmeno le persone" e via dicendo, dietro alle quali giustificano qualsiasi cosa: dal lasciare le strade insozzate degli escrementi dei loro amati pelosi, al cane che abbaia giorno e notte, al pretendere di far entrare i cani ovunque (ovviamente senza regle nè controlli di alcun tipo), compresi ospedali , supermercati, negozi di qualsiasi tipo e recentemente anche in chiesa. L'incauto che come me non solo non dvoesse essere d'accordo, ma dovesse pure osare dirlo, viene puntualmente bollato come "mostro, persona cattiva e insensibile, completamente incapace di provare sentimenti di qualunque tipo, serial killer, ti diverti a maltrattare poveri animali innocenti" ecc.Avendoci provato, posso assicurare che è assolutamente impossibile ragionare con queste persone, per loro sei un nemico da abbattere, punto. Se non vai in brodo di giuggiole ogni volta che ne vedi uno urlando "amoreeeeeee!!!", e non ti fai definire mamma, zia o nonna di Enrico o Martina (sì, perchè adesso ai cani si danno i nomi delle persone, sapevatelo!), sei cattiva/o. Nin c'è scampo, infatti se notate una delle frasi preferite da queste persone è "chi non ama gli animali non ama nemmeno le persone". Peccato che io, nella mia vita abbia riscontrato l'esatto contrario: le cose più brutte, quelle che mi hanno fatto più stare male, sono arrivate proprio da persone che poi si strappavano i capelli per un cane.
Il bambino che gioca dà fastidio e ho sentito richieste assurde di mezzi pubblici vietati ai bambini o addirittura di ambulatori medici vietati ai bambini, mentre il cane che abbaia tutta notte, ti salta addosso "perchè vuole solo giocare", che insozza le strade con le sue cacche o viene a slinguazzarti con la sua sbava va bene.
Praticamente, al decadenza della nostra società.
Ho tante cose da dire a riguardo, ma per ora mi fermo qui....

lunedì 20 febbraio 2017

Chi ben comincia....

Ed eccoci al consueto appuntamento mensile con i migliori incipit tratti dai romanzi:






"Che splendida giornata", pensò Arianna Savelmini di Poggioalto, contemplando il cielo di smalto azzurro che regalava la lago la sua identica sfumatura. Fino al giorno prim dense nuvole avevano ingrigito l'aria, facendole temere per la festa nel parco. Quella mattina invece la sua camera era stata inondata dal sole, e sporgendosi dal davanzale il piccolo lago le era apparso come uno zaffiro incastonato nell'erba umida di rugiada.
- Buon compleanno, Arianna!-
Albertina fu la prima a farle gli auguri e lei si allontanò subito dalla finestra per accogliere il suo abbraccio. Gli abbracci di sua madre erano sempre stati rari e distratti, Floriana Savelmini era una donna lontana, troppo presa da mille malesseri per potersi occupare di qualsiasi altra cosa che non fosse la propria salute. "

Da "Il filo di Arianna" , di Ornella Albanese

domenica 12 febbraio 2017

La costola di Adamo, di Antonio Manzini



Anno di Pubblicazione: 2014

Ambientazione: Aosta, 2013

Collegamenti con altri romanzi: è il primo romanzo della serie con protagonista Rocco Schiavone, composta da:

- Pista nera (2013);

-La costola di Adamo (2014);
-Non è stagione (2015);
- Era di maggio (2015);
- 7/7/ 2007 (2016).




Ester Baudo, una donna di ricca estrazione, viene trovata impiccata in casa propria mentre attorno a lei tutto è sottosopra. Rocco Schiavone indaga con la sua squadra: inizialmente sembrerebbe un omicidio a scopo di rapina, ma pian piano emerge una ben più triste realtà....



Il secondo romanzo della serie con protagonista il vicequestore Rocco Schiavone tratta il tema - purtroppo sempre attuale- del femminicidio e della violenza sulle donne. Questo aggiunge un altro tassello alla personalità del nostro protagonista, a cui non si può negare una dose di maschilismo, ma anche una sua sensibilità ed empatia nell'affrontare certi problemi.
Sempre imprigionato nell'odiata Aosta (dove a marzo c'è ancora la neve), Rocco soffre per la lontananza da Roma e dalla combriccola di amici sgangherati, per i sottoposti e i superiori che lo fanno andare fuori dai gangheri ma sopratutto per l'assenza fisica dell'amata Marina, sempre presente però come "fantasma" che dialoga con il marito e gli fa compagnia: in questo romanzo veniamo a sapere che Rocco e Marina avevano deciso di trasferirsi in Provenza al momento della pensione, per finire i loro ultimi anni " come vecchi elefanti con le ossa al sole"...e Marina sprona Rocco a non abbandonare questo desiderio,a realizzarlo anche senza di lei, a non dimenticare di essere vivo.
Il caso su cui stavolta si trova ad investigare riguarda Ester Baudo, una benestante 35enne ritrovata impiccata in casa propria con la casa sottosopra; la donna- contrariamente a quanto inizialmente creduto- viveva in una prigione dorata dove l'aveva rinchiusa il marito Patrizio (che inizialmente sembrava un vedovo addolorato): non poteva lavorare, non poteva frequentare l'unica amica, la libraia Adalgisa con cui condivideva la passione per la letteratura, non poteva frequentare nemmeno il "caffè letterario" che Adalgisa organizzava nella sua libreria...la poveretta sottostava rassegnata a un amore malato e odioso, che purtroppo (come si scoprirà più avanti) arrivava di tanto in tanto anche alle botte. L'unico modo che aveva per uscire da questo mondo che odiava sempre di più era sfogarsi scrivendo una specie di romanzo-verità, che illuminerà Rocco su come si sono svolti veramente i fatti in casa Baudo. Tra una canna e gli alti e bassi della relazione con Nora, Rocco riuscirà ad entrare nella mente dei personaggi percependone abitudini e pensieri, risolvendo il caso e prendendo una decisione forse politicamente poco corretta, ma giusta dal punto di vista umano.
Il romanzo ha un buon ritmo, i tasselli si scoprono poco a poco invogliando il lettore a continuare per capire come sono andate le cose, con personaggi ben costruiti e un protagonista sanguigno e scorretto ma estremamente umano, e che per questo probabilmente attira le simpatie del pubblico. I dialoghi tra Rocco e Marina poi sono sempre le parti migliori, un vero amore spezzato dalla morte che che può andare oltre ad essa. A modo suo quindi, anche romantico.


giovedì 9 febbraio 2017

L'anello di Re Salomone, di Konrad Lorenz




Titolo originale: Er redete mit dem Vieh, den Vögeln und den Fischen

Anno di pubblicazione: 1949

Ambientazione:

Trama online:

"Che i pesci possano essere estremamente passionali; che le tortore siano più feroci dei lupi con gli animali della propria specie; che un’oca possa credere di appartenere alla specie umana, e in particolare di essere la figlia dello scienziato che l’ha covata: ecco alcune delle sorprese che avranno i lettori di questo libro. Che cosa significhi capire gli animali moltissimi di noi lo hanno imparato dalle pagine di Lorenz. Non solo perché Lorenz è stato uno dei padri fondatori dell’etologia, ma perché Lorenz ha saputo vivere con gli animali, con una curiosità, un’affettuosità verso ogni creatura, un senso del gioco e un dono del raccontare le loro storie che mai ha manifestato così compiutamente come nell’Anello di Re Salomone."





Per molti risulterà incredibile data la fama del libro, ma non essendo un'amante degli animali,  questa pietra miliare dell'etologia è risultata per me una lettura molto noiosa (non sono nemmeno riuscita a finirlo, cosa che raramente mi capita con un libro) e che poco mi ha lasciato.
L'autore descrive la sua vita , per molti anni perennemente gomito a gomito con svariate specie di animali non solo domestici, ma anche scimmie, corvi, volatili di vario tipo ecc di cui ha studiato caratteri e comportamenti nel dettaglio; sinceramente- come lui stesso ammette all'inizio del libro- onore al merito alla povera mogli e al figlio che hanno dovuto sopportare una vita simile (ma probabilmente piaceva anche a loro): io non avrei retto un giorno in mezzo ad animali starnazzanti che rovinavano la casa distruggendo anche le stanze (l'episodio della scimmia confesso che mi ha inquietato non poco). Un merito dell'autore sta sicuramente nell'entrare nello specifico dell'argomento senza comunque andare troppo sul difficile per il lettore medio, anche se inevitabilmente il linguaggio non può che essere quello della scienza: e difatti ho fatto anche molta fatica a inquadrare varie speci di animali senza cercare la corrispondete foto in Rete. Ma ripeto, tenete conto che non amo particolarmente gli animali...
Certamente vi sono degli episodi divertenti e carini, che vedono come protagonisti principalmente volatili (famoso è l'episodio delle paperette che seguono Lorenz perchè, avendolo visto per primo dopo la nascita, pensano che sia la loro mamma), ma per il resto...esperimento fallito.

lunedì 6 febbraio 2017

Voglio quelle scarpe! di Paola Jacobbi



Anno di pubblicazione: 2004


Dal sito Sperling & Kupfer:

"Strumenti di seduzione e migliori amiche delle donne, feticcio inconscio di antropologi dei consumi e delle fashion victims di ogni latitudine, le scarpe sono ormai una passione che può sconfinare nella follia. A metà tra saggio e racconto, questo libro tenta di spiegare il mistero che avvolge l'inarrestabile ascesa - da Cenerentola a Sex & The City - di un oggetto di culto che ormai è una vera e propria categoria dello spirito, nonché un perfetto indicatore per scoprire quale tipo di donna sta sopra a quali scarpe. Qual è il mistero inconscio del tacco a rocchetto? Perché Amleto se la prendeva con le zeppe di Ofelia? Capitolo importantissimo della moda e del glamour, le scarpe sono anche protagoniste del cinema, dell'arte, della musica rap e dei sogni maschili: conoscerle significa aumentare il loro potere magico e il proprio fascino personale."




Secondo l'opinione comune (ripresa anche dal sottotitolo) le scarpe sono "la più grande ossessione femminile". Ora, pur essendone in parte immune (mi piace molto guardarle e sognare di indossarle, ma al momento pratico....) non posso non riconoscere che per la maggior parte delle donne è sicuramente vero.
Paola Jacobbi, autrice anche di "Pazze per le borse" (altra ossessione femminile) ci conduce in un simpatico viaggio per cercare di spiegare questo fenomeno, senza troppo riuscirci se non per la morale sentita anche in vari film "le scarpe sono per sempre e non ingrassano". In compenso descrive una carrellata di figure di "shoes victims" e marchi famosi che forse sarebbe stato meglio illustrare con qualche foto per i non esperti, dando una divertente panoramica dei vari modelli e relativi appassionati, con qualche interrogativo: dove sta il fascino del tacco a rocchetto? Come mai vanno tanto di moda le ballerine che stanno bene solo Audrey Hepburn? E da dove nasce il fascino degli stivaletti che non per nulla sono soprannominati "ammazzagambe"? Tutte cose che in effetti mi sono spesso chiesta pure io,  che per ragioni di comodità (e con mio grande rammarico) indosso prevalentemente scarpe da ginnastica e non ho mai imparato ad andare su un tacco che vada oltre gli 8 cm (e nemmeno sempre eh!).
Un libro leggero e divertente, che strappa molti sorrisi e  che contiene qualche piccola verità e che, a mio avviso, non può non far parte del bagaglio libresco di ogni buona "shoes victim".


lunedì 30 gennaio 2017

Chi ben comincia....







Ed eccoci al consueto appuntamento mensile con i migliori incipit tratti dai romanzi





"Annibale Verruso ha scoperto che sua moglie gli mette le corna e vuole farla ammazzare. Se la cosa capita, la responsabilità è vostra!

La lettera anonima, scritta a stampatella, con un biro nivura, era partita da Montelusa genericamente indirizzata al Commissario di Pubblica Sicurezza di Vigata. L'ispettore Fazio, che era addetto a smistare la posta in arrivo, l'aveva letta e immediatamente consegnata al suo superiore, il commissario Montalbano.
Il quale quella mattina, dato che tirava libeccio, era insìtato sull'agro, ce l'aveva a morte con sè stesso e con l'universo criato.
"Chi minchia è questo Verruso?"
"Non lo saccio, dottore"
"cerca di saperlo e poi vieni a contarmelo" "




Andrea Camilleri, "Un mese con Montalbano"