sabato 30 gennaio 2016

Rimpianti

Recentemente su Fb girano parecchi post in cui si invita chi viene taggato a condividere il suo più grande rimpianto.
Ora, a parte che se me ne arriva ancora un'altro comincio a cancellare dsgli amici l'intelligentone che ha lanciato questa idea (a quale scopo? Rendere più malinconico il social network?)...bè, devo ammettere che una rifelssione di questo tipo cade proprio nel periodo giusto, per quanto mi riguarda.
Da qualche tempo ormai l'amarezza che purtroppo da anni fa parte della mia vita si è di molto acuita: causa di tutto ciò- almeno penso- è la consapevolezza che ormai a 36 anni, tutto ciò che ho perduto nella mia vita e che non ho avuto non potrà mai più essere recuperato in alcun modo.
Dato che non ho avuto una vita per certi aspetti molto diversa da quella che ha la gente comune, per molti questo mio ragionamento risulta incomprensibile... per non parlare degli ottimisti a oltranza che "si ma dai sei ancora giovanissima!!"
No, purtroppo non è così.


Rimpiango di non aver saputo ribellarmi più forte a chi mi ha vessato e fatto del male, anche se posso dire di non essere mia stata zitta e non aver mai accettato passivamente.

Rimpiango di non aver vissuto quelli che avrebbero dovuto essere gli anni migliori con gioia e spensieratezza: recentemente in un confrotno con una ex compagna di scuola trovata su Fb le ho chiesto come mi vedeva lei, allora. La risposta è stata "molto triste e molto arrabbiata". E aveva ragione....


Rimpiango di non aver fatto più cavolate e colpi di testa.


Rimpiango di aver scelto le magistrali come scuole superiori: nonostante gli anni della scuola siano tra i miei ricordi più cari e nonostante ritenga che questi studi mi abbiano dato molto, è una realtà di fatto che il diploma umanistico abbia inficiato negativamente la possibilità di avere un lavoro degno di questo nome, ed inoltre il fatto di avere solo compagne femmine ha troncato qualsiasi tipo di rapporto con i maschi. E ciò ha contato molto nella mia vita....

Rimpiango di non aver tentato di fare l'università: chissà, forse avrei conosciuto persone nuove, si potevano aprire nuove possibilità su ogni fronte....

Rimpiango di non essere stata più adattabile quando avevo vent'anni sul fronte "lasciare il nido": se avessi accettato la condivisione con altre persone forse le cose sarebbero andate diversamente.

Rimpiango di aver cercato di essere il più accomodante e adattabile possibile, anche se è vero che quando ho provato io a chiedere agli di adattarsi a me e di accettarmi come sono, quasi sempre sono stata ignorata.

Ho molti altri rimpianti, non tutti confessabili pubblicamente; qualche anno fa, sul vecchio blog avevo postato intitolato "Voglia di...", dove esprimevo i miei desideri per la mia vita: uan persona gentile sotto commentò: "Esci e vatti a prendere ciò che desideri. E' il mio augurio per te". Peccato che in questi anni abbia tentato di farlo in tutti i modi senza successo, e all'epoca del post avevo già 32 anni...

giovedì 28 gennaio 2016

Uno splendido sbaglio, di Jamie McGuire



Titolo originale: Beautiful Oblivion

Anno di pubblicazione: 2014


Ambientazione: USA, 2014


Collegamenti con altri romanzi: è lo spin off della serie "Disaster" (o "The Maddox Brothers" non ho capito bene),composta da:


  1. Uno splendido disastro (Beautiful #1) - 2013 Italia
  2. Mrs. Maddox (Beautiful #1.5) - Attualmente inedito in Italia
  3. Il mio disastro sei tu (Beautiful #2) - 2013 Italia
  4. Un disastro è per sempre (Beautiful #2.5) - 2014 Italia
  5. Uno splendido sbaglio (The Maddox Brothers #1) - 2014 Italia
  6. Un indimenticabile disastro (The Maddox Brothers #2) - Novembre 2015 Italia
  7. Beautiful Sacrifice (The Maddox Brothers #3) - Attualmente inedito in Italia

Camille lavora come barista, vive assieme all'amica Regan ed fidanzata con T.J, che però vive in California, e fa un lavoro talmente misterioso per cui Camille viene puntualmente dopo di esso (e senza nemmeno sapere il perchè).
Chiaro che in una situazione di questo tipo Camille non tardi a lasciarsi affascinare dall'insistente corte di Trenton Maddox, che comincia come un'amicizia ma che diventa qualcosa di più.....


Quando arrivi a 36 anni e leggi di tutto da una vita, pensi di esserti ormai fatta una discreta idea della categoria "stronzate letterarie". Ed invece- come spesso accade nella vita- arriva un libro che supera gran parte delle tue conoscenze in merito.....
Non ricordo infatti di avere letto molto spesso un'ammucchiata di stroxxxte come in questo romanzo.
Va bene: il target a cui si rivolge è quello degli adolescenti americani, certe realtà esistono e non si può negarlo...ma insomma, quando è troppo è troppo!
Non si salva proprio nulla qui: i maschi sono tutti palestrati tatuati  con pochissimo cervello e totalmente incapaci di tenere a freno gli ormoni sia con le donne che fra loro (infatti pare che uno dei passatempi preferiti dei giovani maschi della città siano le lotte fra di loro, su cui lucrano anche), le donne tutte sgamate, con tette e culo bene in vista; abitudini comuni a uomini e donne, un tasso alcolemico di livelli industriali e il parlare volgare per far vedere di essere forti e indipendenti (ora, non sono Santa Rita, ma francamente non ne potevo più di leggere a ogni pagina una notevole quantità di "caxxo", "mexxda", "succhiati un uxxxxxo", " x o y si è sbattuto una tipa" e altre piacevolezze del genere.....non proprio Oxoford, visto che molti sono studenti universitari poi!).
Spessore psicologico dei personaggi vicino allo zero, intreccio idem visto che praticamente non accade nulla,a parte che  Camille è fidanzata con T.J che però sta in California  e fa un lavoro talmetne misterioso che lo costringe a trattare la sua ragazza (che dice di amare più della sua vita)peggio di un soprammobile (manda un messaggio o una telefonata la mese, le comunica che non potranno passare il week end insieme quando lei è gia in aereoporto) pretendendo inoltre che lei accetti tutto senza fare domande visto che il suo lavoro è troppo segreto. Camille si stufa e comincia a preferirgli il tatuato Trent, che perlomeno è lì vicino. dopo aver capito di non amarlo più Camille lascia T.j e si mette con Trent. Fine. 
Unica cosa simpatica, l'abitudine dell'autrice di chiamare dei fratelli tutti con la stessa iniziale: Camille e fratelli tutti con la C, Trent e fratelli tutti con la T. E unico personaggio piacevole, la piccola Olive (evidentemente più matura di tutti gli adulti della città).
Un po' poco però per interessarsi a un libro.
Finale fastidioso, ma leggo in rete che- dato che il libro è lo spin off di una trilogia e dato che a quanto pare ne seguiranno degli altri- bisognerebbe leggersi tutta la serie per capire i vari collegamenti e tasselli dell'autrice.
Non ci penso per nulla!



P.S: l'amica di Camille si chiama Reagan: come l'ex presidente o come la bambina dell'Esorcista?!

P.S 2: cambiate correttore di bozze perchè il testo è pieno zeppo di errori di ortografia!!!



lunedì 25 gennaio 2016

Capodanno in giallo, di Andrea Camilleri,Francesco Recami, Maurizio Malvaldi,Antonio Manzini,Esmahan Aykol



Anno di pubblicazione: 2012


Ambientazione: 31 dicembre 2011





1- Salvo Montalbano è subissato da inviti per Capodanno, anche se lui sogna di trascorrerlo a casa di Adelina a mangiare i suoi mitici arancini. Nel frattempo, aiutato da Carmine Fazio, cerca di risolvere il mistero attorno all'attentato subito dal proprietario di una fabbrichetta....

2- Durante i festeggiamenti di Capodanno nella casa di ringhiera ben tre inquilini sono costretti, per diversi motivi, a chiamare l'ambulanza; tra questi il signor Consonni, colpito da un oggetto misterioso proprio al petto. Peccato che nel trambusto generale nessuno si ricordi che in camera da letto in quel momento sta dormendo Enrico, il nipotino di quattro anni....

3- Anche Rocco Schiavone odia il Capodanno e si appresta a festeggiarlo andando a dormire alle undici; ma il ritrovamento del corpo di un'anziano ragioniere  che per sfamarsi raccoglieva la frutta andata caduta dalle bancarelle del mercato lo trasporta in un triste mondo di miseria umana e morale...

4- La libraia     dovrebbe trascorrere il Capodanno con l'amica      , ma rimane bloccata nel negozio a causa della neve; telefona più volte per avvertire l'amica, ma questa non risponde mai. Preoccupata decide di indagare....

5- Il barista Massimo, assieme ai confratelli della "Compagnia del cinghiale" sta festeggiando il Capodanno Pisano all'interno di un battistero quando del tutto casualmente assiste a un omicidio; peccato che risultare credibili con la polizia con un tasso alcolemico troppo elevato non sarà semplicissimo.....





Come già nella raccolta "Regalo di Natale", anche stavolta cinque fra i più famosi autori gialli si cimentano nel proporre i loro personaggi slegati dal loro contesto solito e protagonisti ognuno di un racconto breve ambientato stavolta all'ultimo dell'anno.
A mio avviso operazione vincente, i racconti sono tutti ben scritti, avvincenti, i vari personaggi non perdono le caratteristiche con cui li abbiamo conosciuti e in taluni casi si aggiungono tasselli alla loro storia personale.
La parte del leone la fanno gli italiani, con alcune delle serie gialle più amate dal pubblico:l'unica straniera (Esmahan Aykol) non mi ha colpito molto, anche se il racconto è simpatico. Forse perchè già da tempo conoscevo i personaggi delle altre storie....
Abbiamo quindi un Montalbano che- come già nella raccolta "Gli arancini di Montalbano" ( )- si mostra allergico e refrattario a qualsiasi invito e persino a passare il Capodanno con la fidanzata Livia: il tutto perchè l'unico invito che desidera davvero è quello della cameriera Adelina, che ha promesso di preparargli gli arancini che lui adora. Un caso dell'ultimo minuto e l'arrivo improvviso di Livia (che pensa di fargli gradita sorpresa) sembrerebbero mandare a monte il suo Capodanno ideale, ma alla fine vedremo che riuscirà a passarlo lietamente anche senza arancini.
Seguono gli abitanti della "Casa di ringhiera" di Francesco Recami: ognuno a casa sua e ognuno con i suoi pensieri e bilanci si preparano ad affrontare l'ultimo giorno. Il Consonni ha già cominciato a mettere in atto parte dei buoni propositi dell'anno nuovo (bruciare un fascicolo della sua collezione di cronaca nera e leggere il manoscritto affidatogli da Angela), la signorina Mattei Ferrari spia costantemente i movimenti di tutti, sopratutto dei peruviani che la infastidiscono con la loro festa all'aperto, il De Angelis ha grossi pensieri causati dal recente acquisto di una BMW che non poteva permettersi e da alcuni comportamenti dello sconsiederato nipote Daniel, il signor Claudio dopo essere stato abbandonato da moglie e figli ha giurato di non toccare più neanche una goccia di alcool....molto abilmente Recami intesse una piccola ragnatela di fatti, coincidenze, indizi che alla fine andranno a costituire un tutt'uno, rimettendo ogni cosa al posto giusto con un senso.Il racconto a mio avviso più difficile da scrivere proprio per via dei tanti personaggi, perfettamente riuscito.
Nel racconto con protagonista Rocco Schiavone invece, veniamo a contatto con un triste dramma della vecchiaia e dell'abbandono; il racconto è pervaso quasi come da un senso di fatalità, non c'è nessun vero colpevole ma solo povere vittime.
Nell'ultimo troviamo Massimo, il barista del Bar Lume, stavolta senza gli arzilli vecchietti frequentatori del suo bar e investigatori per caso ma accompagnato dagli altrettanto irriverenti toscanacci affiliati della compagnia del Cinghiale" (una specie di setta che festeggia non il normale Capodanno, ma quello pisano, che cade il 25 marzo): stavolta il Capodanno sarà davvero movimentato, e non solo per le scelte irriverenti della brigata.....Massimo stavolta se la dovrà cavare da sola, e la trovata non funziona male, ma ho sentito durante la lettura la mancanza dei simpatici nonnini.
Insomma con questa lettura speriamo di iniziare bene l'anno....



giovedì 21 gennaio 2016

Ragione e sentimento, di Jane Austen


Titolo originale: Sense and Sensibility

Anno di pubblicazione:1810

Ambientazione: Inghilterra,fine '700 circa.





Alla morte del padre, le sorelle Elinor e Marianne Dashwood vengono estromesse- assieme alla madre e alla sorella minore Margaret- dall'eredità paterna dal fratello John. Le quattro donne sono così costrette a lasciare Norland, la tenuta di famiglia, e accettare l'ospitalità in un cottage offerta loro da Sir John, cugino di Mrs Dashwood.
Nonostante le ristrettezze economiche la vita nel Devonshire rivela anche lati piacevoli, sopratutto per le due sorelle maggiori: Elinor si innamora, ricambiata, di Edward Ferrars, fratello di sua cognata, e Marianne del giovane Willoughby. Ma il lieto fine è ancora lontano....


Dopo "Orgoglio e pregiudizio" questo è il più amato romanzo austeniano, incentrato sulle figure di due sorelle che incarnano le due antitesi del titolo: l'assennata Elinor e l'impulsiva Marianne.
Le vicende che via via le coinvolgono sono volte a mostrare non solo l'eterno contrasto tra due odi così opposti di essere, ma anche il fatto che spesso, in giusta misura, l'uno e l'altro possono coesistere senza problemi. 
Ed in effetti pare essere così più per il personaggio di Elinor (a mio avviso, la sorella per cui l'autrice ha una preferenza) la quale, dotata di grande intelligenza ma anche molto assennata, non è certo immune dal provare un sincero sentimenti amoroso per Edward Ferrars, forse non troppo appassionato nel senso romantico del termine ma comunque profondo; mentre la passionale Marianne arriverà addirittura ad ammalarsi per l'eccessiva sensibilità, e una volta guarita, sarà come maturata e risanvita, e finirà con lo sposare l'inizialmente disprezzato colonnello Brandon....nonostante paia non palpitare per lui.
L'ironia e l'arguzia proprie di Jane Austen ci regalano in questo romanzo personaggi e situazioni indimenticabili; oltre alle protagoniste, abbiamo gli estroversi e generosi Sir John e Lady Middleton, l'avida Lucy Steele, la maligna Fanny, l'insopportabile Charlotte Palmer. Devo dire però che anche a me il colonnello Brandon ha annoiato solo leggendolo.....










sabato 16 gennaio 2016

Chi ben comincia....

E come ogni mese eccoci al consueto appuntamento con i migliori incipit dei romanzi













"I gemelli, ci chiamavano.
Dicevano che eravamo uguali, anche se non ci assomigliavamo per niente.
Dicevano che a forza di stare insieme eravamo diventati uguali, identici come due gocce d'acqua.
Ero sullo spiazzo della chiesa.
La ghiaia bianca mi entrava nei sandali, mi massacrava i piedi, Ma non ci ho fatto caso, ho continuato a camminare per raggiungere l'ombra del sagrato.
Da lontano la chiesa del quartiere è un enorme blocco grigio malamente incastrato tra i palazzi.
Sembra quasi che l'abbiano incastrata lì, che l'abbiano spinta a forza in un buco dove proprio non sarebbe entrata.
E invece sta lì da anni e da vicino la vedi per quello che è: quindici metri di cemento e piccole vetrate che dall'esterno sembrano nere, un portone rinforzato e in cima una croce tutta arrugginita, che è un miracolo che stia ancora lì.
La chiamano "La Pagoda" "


Valentina D'Urbano, Il rumore dei tuoi passi

mercoledì 13 gennaio 2016

Un incantevole aprile, di Elizabeth Von Arnim


Titolo originale: An Enchanted April

Anno di pubblicazione: 1923

Ambientazione: Inghilterra/Italia, 1920



Mrs Wilkins e Mrs Aburthnot, due donne di modesta estrazione sociale conosciutesi da poco, per sfuggire ai rispettivi infelici matrimoni decidono di rispondere ad un annuncio letto su un giornale, in cui si affitta per tutto il mese di aprile un castello in Italia. Non essendo ricche e potendo contare solo sui propri risicati risparmi, decidono di estendere l'invito ad altre due donne: è così che alla vacanza si aggiungono Lady Caroline, giovane donna solitaria, e Mrs Fisher, anziana benestante fermamente ancorata ai propri principi e alle proprie convinzioni.
La bellezza del luogo farà magie nella vita di ognuna delle quattro...




Un romanzo delicato e tenue come il glicine cui spesso fa riferimento l'autrice (la storia è tra l'altro in parte ispirata a una sua esperienza personale), che narra una storia tutta al femminile di emancipazione e riscatto, anche se forse non nel senso in cui comunemente intenderemmo una storia di questo tipo.
Non vi sono grandi azioni o cambiamenti eclatanti nella vita delle quattro protagoniste, che non diventeranno le migliori amiche, non divorzieranno dai mariti mettendosi a lavorare per mantenersi da sole, non troveranno il grande amore, non decideranno di rimanere in Italia. Ma cambieranno internamente, trovando il loro equilibrio interiore, uscendo dal torpore che attanagliava le loro vite e aprendosi alla vita, all'amore, al prossimo.
In fondo, più cambiamento radicale di così!
L'autrice (che per la storia si ispirò a una vicenda da lei realmente vissuta durante un suo soggiorno italiano) utilizza il tema del viaggio "fisico" come parallelo di un viaggio interiore molto più profondo e difficile, tema non certo nuovo in letteratura ma qui sviscerato cogliendo varie sfumature di come esso si svolge per ognuna delle quattro protagoniste.
Essenzialmente sono quattro donne che per motivi differenti sentono il bisogno di fuggire per un po' dalla loro vita e dalla loro quotidianità: Lotty e Rose da due matrimoni in crisi, il primo soffocante e sminuente, il secondo sbiadito dietro  un grosso dolore e varie incomprensioni; Lady Caroline da una vita vacua segnata anch'essa da un grande dolore e sopratutto dal fastidio di vedersi sempre adorata e compiaciuta e Mrs Fisher, chiusa nei suoi rigidi principi e nella convinzione (propria di tutti gli anziani) che i giovani sappiano molto meno di loro e che i tempi moderni scompaiano davanti allo splendore dei tempi passati. Cosa che in realtà racchiude una grande solitudine, la solitudine di una donna anziana le cui persone care ormai sono quais tutte defunte e che non ha avuto nemmeno la consolazione di poter avere figli.
Arrivate in Italia ognuna di loro comincerà il proprio percorso, che l'autrice descrive alternando momenti intensi e  profondi a momenti umoristici, il tutto con tono leggero e a tratti poetico.
Certo, a volte- causa vita personale- sono stata presa dal dubbio che in un mese si possano risolvere problemi di anni, ma a volte la vita è davvero imprevedibile....






domenica 10 gennaio 2016

Come fu che Babbo Natale sposò la Befana, di Andrea Vitali



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Bellano, anno non specificato.


I piccoli Tom e Carmine sono alle prese con un bel mistero; la loro amica Rebecca continua a dire che Babbo Natale non esiste, e che sono i genitori a portare i regali ai bambini, e loro le crederebbero pure, dato che gli adulti alla domanda "come si fa a dire che Babbo Natale esiste se nessuno l'ha mia visto?" non sanno rispondere. Peccato però che passando per il parco abbiano visto proprio Babbo Natale, sdraito su una panchina!
Visti i pasticci degli adulti tocca a loro indagare....







Anche se le festività sono ormai finite, non guasta questa dolce favola di Andrea Vitali, una singolare storia d'amore, magia e miracoli di Natale, come solo questo magico periodo dell'anno può far sognare a grandi e piccini.
Ed è proprio da un gruppetto di bambini che parte tutta la storia: a casa Tom riporta una discussione avuta con Rebecca a proposito di Babbo Natale, ponendo la fatidica domanda della trama e mettendo ovviamente in difficoltà i suoi genitori che riescono a cavarsi dall'impiccio con le solite arrampicate sugli specchi del caso. Che però hanno l'effetto di approfondire i dubbi del figlio, fino a quando Tom VEDE davvero Babbo Natale....certo è un po' strano, un po' dimesso se vogliamo, ma la panciona, la barba e i capelli lunghi e la camiciona rossa non possono trarre in inganno.
A questo punto a Tom, con l'aiuto dell'amico Carmine, non resta che cercare di portare a Rebecca le prove di quanto entrambi hanno visto; per tutta una serie di avvenimenti concatenati l'uno con l'altro verranno coinvolti anche i genitori, in particolare il maresciallo Capece, papà di Carmine, oltre alla maestra, al direttore Remedio e a Clotilde, donna delle pulizie in casa di Rebecca; tutti personaggi la cui caratterizzazione ricorda molto le storie di Gianni Rodari.
Il tutto sullo sfondo del lago e del paese che attende la neve e si prepara al Natale.
Una storia semplice e molto bella, a tratti anche poetica. L'ho segnalata come libro per bambini perchè può andare benissimo anche per loro.

giovedì 7 gennaio 2016

Cara Santa Lucia...

Cara Santa Lucia, non so se in virtù dei tuoi tanti poteri magici magari ti ricordi di me; anche io sono stata una bambina che hai visitato per molti anni, portando dolci e regali molto graditi, alcuni dei quali ci sono ancora. Il giorno della tua festa era quello che più attendevo durante l’anno insieme al compleanno, e ogni 13 dicembre dal 1984 (prima non me li ricordo) al 1989 appartiene ai miei ricordi più felici. Potrei mettere anche qualche 13 dicembre degli anni successivi, quando era piccola mia sorella e passavi ugualmente, portando qual cosina anche per me, anche se ero già grandicella ;)…
Ormai sia io che la sorella in questione non riceviamo più da anni la tua visita per ragioni anagrafiche, anche se in famiglia ci si arrangia comunque con dolcetti e regalini vari,s e salta in mente..ma certo la magia, la bellezza e la felicità di una volta sono scomparse.
Così come sono scomparse, ormai da troppo tempo, da tutta la mia intera vita; perciò cara Santa Lucia, dopo tanti anni provo- nonostante tutto- a scriverti di nuovo la letterina: non chiedo soldi, dolci, regali. Chiedo solo un pochino di serenità (la felicità ormai non me l’aspetto più), un riflesso di gioia, un pochino di amore; e già che ci siamo, un lavoro degno di questo nome…pensi di riuscire a trovare posto a tutto ciò sul tuo carretto, tra Barbie, bambole, Gormiti, piste, peluche, videogiochi, giochi in scatola, libri e quant’altro? Pensi di riuscire a trovare un pochino di tempo per passare da un’ex bambina che, nonostante i fallimenti della vita prova comunque a fare il tentativo di rivolgersi a te? Oddio, ti avviso che sono pure stata a Lourdes con la stessa richiesta…e non ho ottenuto nulla. Ma chissà che tu non riesca a compiere il miracolo!
Bah, vedremo…del resto, con tutti i tentativi falliti che ho alle spalle,  appellarsi a una dolce fantasia non può fare gran male no?
Tanti cari saluti (anche all’asino) e buon lavoro!


P.S: sì, lo so: avrei dovuta postarla il 13 dicembre. Ma me ne sono ricrdata solo ora....

lunedì 4 gennaio 2016

Quando la fantasia corre....

Non so se capita anche a voi quando leggete un libro…ma credo che, alla maggior parte dei lettori capiti.
Capita, cioè di immaginare i vari personaggi in un certo modo.
Essendo un’appassionata di cinema, per me ormai il binomio lettura- film è diventato la norma.
E quindi, molto spesso, per me è automatico immaginare un certo personaggio col volto di un tale attore o di una tale attrice.
In un blog in cui ho scritto per molto tempo ho proposto due volte le mie "versioni cinematografiche" di due romanzi, e ora intendo riproporre questo giochetto anche su questo blog.
ho cercato di trovare foto il più possibili somiglianti alla mia idea del personaggio in questione, quindi capita che alcuni attori vengano ritratti in foto non recenti o anche vecchie di alcuni anni. A volte c'è una spiegazione per un volto, altre volte no perchè immaginarlo è stato istintivo.

Ma insomma, il bello dell'immaginazione è pure questo no?

Oggi è romanzo prescelto è "La regina della casa" di Sophie Kinsella, per il quale non ho avuto nessuna difficoltà ad immaginare i personaggi. Che, oltretutto, sono anche pochi....


P.S: NON E' un post contro attori o attrici..in età!


Alicia Silverstone: Samantha Sweeting

Nel 2004 (anno in cui è ambientata la storia) guardavo questa attrice che interpretava un'avvocatessa in un simpatico telefilm, "Miss Match". Forse per questo (e anche per una certa somiglianza fisica e caratteriale) mi è sembrata l'interprete più adatta, anche se ora viaggia attorno ai 40...





Goldie Hawn: Trish Geiger

Oggi ha 70 anni, ma qualche anno fa avrebbe potuto benissimo vestire i panni della svampita e generosa Trish.





Kurt Russell: Eddie Geiger


Come già nel post precedente, l'assonanza è venuta automatica per via della moglie; guardando le foto comunque, potrebbe andare, anche se anche lui ha qualche anno più del personaggio in questione (ma a una certa età penso non importi più di tanto...)




Luke Wilson: Nathaniel

Attore che non mi è mai piaciuto, ma chissà perchè già durante la lettura immaginavo il personaggio con il suo volto...mistero!



venerdì 1 gennaio 2016

La giornata di uno scrutatore, di Italo Calvino


Anno di pubblicazione: 1963

Ambientazione: Torino, 1953.

Amerigo Ormea, intellettuale comunista,  durante le elezioni deve fare da scrutatore al Cottolengo di Torino, un istituto dove sono ospitate persone con gravi deformità fisiche e mentali.
Lo scopo principale di Amerigo è quello di evitare che persone incapaci di intendere e di volere siano sfruttate da coloro che se ne occupano quotidianamente per portare voti a un partito o all'altro (nella fattispecie, dato che dei malati del Cottolengo si occupano principalmente preti e suore, alla DC).
Davanti a quei casi umani e alla loro quotidianità Amerigo verrà indotto a profonde riflessioni....



Al giorno d'oggi- con tutto quello che siamo ormai abituati a vedere dalla politica italiana- sembra impossibile, ma c'è stato un tempo in cui le elezioni venivano prese in maniera serissima.
E' stato nel dopoguerra, negli anni pre-boom economico, quando ancora la gente (oltre ad avere ben chiaro che per ottenere il diritto di voto erano molti in tanti solo pochi anni prima) poteva ancora credere che i politici facessero l'interesse dei cittadini e del Paese, e quindi fidarsi di chi decideva di eleggere.
In questo clima si sviluppa appunto la giornata da scrutatore  vissuta da Amerigo Omea, militante del PCI, al famoso "Cottolengo" di Torino, l'istituto che ospitava gli "ultimi" della società: malati di mente, ritardati, deformi, persone a cui l'esistenza fuori da quelle mura era preclusa, e che tuttavia in base alla legge, se ritenuti capaci di intendere e di volere erano cittadini con il diritto al voto.
Il senso di questo tipo di operazione si palesa agli occhi di Amerigo poco dopo essere entrato, armato delle migliori intenzioni sul far rispettare la procedura e il regolamento nella maniera più ortodossa; egli si rende quasi subito conto di essere entrato in un mondo parallelo, in cui vengono ribaltate regole e logiche del vivere comune: ad esempio, certo che è sbagliato "guidare" (perchè èiù o meno alla fine così è) un poveraccio verso un determinato partito, ma il "matto"che dice "io dò il mio voto a quello che dicono le suore, perch le suore sono buone, mi vogliono bene, mi hanno sempre aiutato e gli altri invece no" ragiona con una sua logica, per quanto discutibile. E in fondo non è così per tutti? Riflette anche Amerigo, che votando PCI perchè solo in esso vede qualcosa di positivo in fondo non ragiona in maniera tanto dissimile dal "pazzo".
La scena più toccante è quella dell'anziano padre contadino che la domenica, col vestito buono della festa, si reca a trovare il figlio demente e passa la sua giornata a guardarlo mangiare e biascicare parole incomprensibili: Calvino, attraverso Amerigo, riflette sul senso di quella vita spesa solo così, tra fatica e dolore, senza speranza di miglioramento, attaccata a poche certezze come quel vestito "buono"....
Altri temi importanti vengono trattati (il rapporto di coppia,la paternità, la vocazione religiosa) e se non si trattasse di Calvino probabilmente si cadrebbe dritti nel "troppa carne al fuoco"; ma essendo appunto l'autore un Signor scrittore, il rischio non c'è, anche per il fatto che Calvino si limita a lanciare il seme di un ragionamento, di una riflessione, di una conclusione senza farla apparire come certezza indiscutibile. E ciò ammettiamolo, non è da tutti.,....