giovedì 28 giugno 2012

Il diario segreto di Anna Bolena, di Robin Maxwell


Titolo originale: The secret diary of Anne Boleyn 


Anno: 1997


Ambientazione: Inghilterra 1558/ 1530

Da poco salita al trono, la giovane Elisabetta I deve affrontare molti problemi, tra cui il più pressante sembra essere la scelta di un marito cui affidare la guida del regno. Decisa a continuare la relazione con l’amato scudiero Robin Dudley, Elisabetta è però ben consapevole dei suoi doveri di regina, e quindi divisa tra cuore e ragione.
Proprio in questo momento per lei così difficile, riceve da un’anziana sconosciuta un dono molto importante: il diario segreto di sua madre, Anna Bolena, che la regina affidò a una cameriera prima della sua morte con la preghiera di consegnarlo un giorno alla figlia.
Elisabetta comincia a leggere con avidità: non ha mai conosciuto la madre, giustiziata quando lei aveva solo tre anni se non per i racconti fattele da altre persone, dove Anna è sempre stata dipinta come una diabolica traditrice. Ma come sono andate davvero le cose?
Tutto inizia verso il 1530, quando la giovanissima Anna, dopo l’infelice fine del suo amore per Henry Percy,  viene ammessa come damigella di corte della regina Caterina D’aragona, moglie di Enrico VIII. La coppia reale è da tempo in crisi, in quanto oltre alla principessa Maria dalla loro unione non sono nati figli maschi cui lasciare il trono. Enrico volge quindi le sue attenzione su altre donne, tra le quali nota anche Anna…


Prima della serie dedicata ai Tudor da Philippa Gregory, prima dei vari film ELIZABETH  e prima della serie tv THE TUDORS, c’è stato questo romanzo, incentrato sulla figura di Anna Bolena, la più nota tra le mogli di Enrico VIII, e madre di Elisabetta I, una delle più grandi regine  della storia.
Su di lei, nel corso dei secoli, è stato detto e scritto di tutto: una  regina sfortunata, un’abile arrampicatrice sociale, una strega manipolatrice... ma qual è la verità?
Chi era in realtà Anna Bolena? Robin Maxwell prova a dare una risposta con questo romanzo, in cui fonde realtà storica con supposizioni storiche e personali sul personaggio di Anna e sulla storia della sua ascesa e caduta come regina d’Inghilterra per poco più di tre anni.
Il romanzo è articolato in due parti che si svolgono parallele: nella prima parte abbiamo la storia di Elisabetta, figlia di Anna e di Enrico e neoregina d’Inghilterra; una donna tanto decisa e abile in politica e affari, quanto fragile e tormentata nel privato. 
La giovane donna infatti ha solo 25 anni quando sale al trono, e un passato per lo più doloroso: la morte della madre quando aveva solo tre anni, il ripudio da parte del padre, un’infanzia lontana dalla corte, serena e con persone che le volevano bene, ma in cui alla piccola principessa viene instillata la vergogna per una madre di cui non si può né chiedere né parlare, ma di cui le è sempre stata descritta come una traditrice, un’infame, una persona indegna. Anche una volta riammessa alla corte e riabilitata nel ruolo che le spetta per nascita, i dispiaceri non mancano: in particolare, le umiliazioni, sfociate in persecuzioni (Elisabetta fu rinchiusa per un periodo nella Torre di Londra per sospetto tradimento), da parte della sorellastra Maria, salita al trono prima di lei.
Insomma, la giovane regina ha avuto ben poca gioia nella sua vita, ed è consapevole che la responsabilità del compito che l’attende non gliene lascerà molta; ma è giovane, vuole vivere e vuole amare, e per questo si abbandona alla storia d’amore (segreta ma non troppo) con l’amico d’infanzia Robin Dudley, anche se lui è sposato, anche se i ministri premono perché la sovrana sposi un principe di sangue reale generando un erede Tudor… ma anche l’amore non la soddisfa del tutto, non cancella il senso di inquietudine e smarrimento che prova quando è sola, quando pensa al destino che l’attende, quando pensa alla sua storia.
Una storia a cui manca un tassello, ed Elisabetta comincia a rendersene conto soltanto quando una misteriosa donna che fu cameriera di Anna Bolena negli ultimi giorni della sua vita le consegna un diario che lei inizia a leggere con avidità, sapendo che proprio lì, nella storia di sua madre, di come diventò regina d’Inghilterra causando addirittura uno scisma con la Chiesa di Roma, e del modo in cui cadde rapidamente in disgrazia fino ad essere condannata a morte, sta la risposta che cerca.
A mio giudizio, la parte della storia che ha per protagonista Elisabetta, e il suo stesso personaggio, sono riusciti molto meglio rispetto alla parte e al personaggio di Anna; il confronto è inevitabile visto che l’autrice narra le vicende di madre e figlia in modo parallelo, come se volesse in un certo senso paragonarle. 
Certo poi, se l’intento della Maxwell era quello di rendere al lettore un’immagine di Anna Bolena più umana rispetto a quella che ci è stata tramandata dai secoli (in modo anche falsato), è un intento riuscito a metà: perché Anna manifesta i suoi pensieri e le sue azioni, ma lo fa in modo troppo sfuggente..come se non si fermasse mai davvero a riflettere sul suo comportamento, sulle conseguenze che esso potrebbe avere per sé stessa, per la famiglia, per il suo Paese. Leggendo il diario assistiamo alla trasformazione di Anna da vivace ma romantica fanciulla che viene allontanata dal suo primo amore a spudorata civetta che gioca con gli uomini, e infine a giovane donna determinata che non si ferma davanti  a nulla pur di raggiungere il potere.
Solo che Anna, per la maggior parte del romanzo, più che trascinata dalla propria brama di potere, sembra più che altro trascinata dalla brama di soddisfare qualcun altro (la famiglia o il re), e molto spesso leggendo ho avuto la sensazione che fosse in balìa di eventi e persone. Ma forse è questa la dimensione del personaggio che l’autrice voleva dare. E’ come se Anna avesse due facce: forte, battagliera, orgogliosa e allo stesso tempo fragile, bisognosa di approvazione e di affetto. Se vogliamo, il percorso di vita di Anna è opposta a quello della sorella Maria (personaggio minore): se dapprima Maria viene presentata come “baldracca del re”, favorita con tutti i poteri ma sola e poco stimata dalla sua stessa famiglia - che peraltro trae tutti i suoi benefici proprio dalla condizione di Maria, come la stessa Anna riconosce - e Anna invece è ingenua, romantica e virtuosa, col progredire della storia Maria cade apparentemente in rovina, ma in realtà sarà la sorella destinata a trovare la felicità: il re perde interesse nei suoi confronti e quindi la allontana da corte, ma lei troverà un uomo che la ama davvero nonostante il suo noto passato e con lui si sposerà, ritirandosi dalla corte e tirandosi addosso, per questo, il disprezzo dell’avido padre e della sorella, che ammette di averlo fatto per invidia perché è più felice e realizzata di lei, regina già in crisi.
Anna è anche dotata di una buona dose di autocritica (non tale comunque da permetterle di capire perché mai Maria, la figlia di Enrico e Caterina D’Aragona, che per causa sua fu ripudiata e maltrattata, ce l’abbia tanto con lei), e nel romanzo viene evidenziato in particolare il rapporto affettuoso col fratello George, destinato anche lui alla brutta fine che tutti sappiamo; completa indifferenza, o quasi, per le altre persone di cui causò la morte.
Ma tra le due il confronto lo vince sicuramente Elisabetta; molto ben riusciti  i personaggi secondari, dall’ambiguo Robert Dudley (per tutto il romanzo ci si chiede se ama davvero la regina o no), all’affettuosa governante della regina Kat Ashley e al suo consigliere William Cecil. Ben fatta anche la ricostruzione storica di ambienti, costumi e vita dell’epoca, che permettono al lettore di immaginare meglio il contesto in cui la storia si svolge.
Concludendo, una lettura comunque piacevole e interessante, adatta anche all’estate, nel caso voleste approfittarne….

Cime tempestose, di Emily Bronte

Titolo originale: Wuthering Heights

Anno di pubblicazione: 1847

Ambientazione: Inghilterra, 1800


Narra la storia di Catherine,figlia di un proprietario terriero inglese, e Heatchliff, uno zingarello orfano che il padre di lei trova durante uno dei suoi viaggi e decide di portare a casa con sé, allevandolo con i suoi figli.Fin  da bambini i due sono uniti da uno specialissimo legame d’affetto, che da adulti si trasforma in amore:ma  Hindley, il crudele fratello di Catherine, dopo la morte del padre riduce l’odiato Heatcliff alla condizione di servo nella casa in cui è cresciuto. Questo fatto crea delle discrepanze tra i due, in quanto Catherine desidera una vita agiata che Heatcliff non può darle…e una sera lui, dopo un malinteso, fugge, ritornando dopo tre anni, ricchissimo. E la vendetta si sovrapporrà all’amore.

. Che dire di questo romanzo che non sia già stato detto?Il capolavoro di Emily Bronte è universalmente riconosciuto come una delle storie d’amore più famose, ma secondo me va ben oltre questa semplice definizione.E’ un romanzo narrato con toni cupi e forti,dove la storia d’amore viene vissuta in modo estremo, a tal punto che l’impressione che ha lasciato in me non è quella di una storia d’amore, ma solo di vendette e ossessioni.
Heathcliff ama Catherine di un amore per sempre profondo ma ossessivo,morboso,che porta tutti e due alla rovina, e arriva a ripercuotersi pure sulle generazioni future.
Per questi motivi non ho mai commesso l’errore di considerare CIME TEMPESTOSE come una romantica storia d’amore e basta:è una storia di un amore particolare, certo,un amore che va oltre la morte pur causando più dolore e sofferenza che altro;ma è soprattutto la storia di una vendetta perseguita come unico scopo di vita quando l’amore viene toccato e calpestato.Heathcliff è uno dei personaggi più diabolici e vendicativi della della letteratura,forma un trittico col Conte di Montecristo di Dumas e la cugina Bette di Balzac:in lui c’è però pochissima umanità,e riguarda solo il suo amore per Catherine.
Il romanzo mi ha colpito soprattutto per la potenza descrittiva e narrativa dell’autrice:mai letto un libro dove i sentimenti e le passioni sono non solo prepotentemente sentiti, ma prepotentemente “fatti Sentire” al lettore,che non può che rimanere affascinato e calamitato da questi personaggi e dalla loro storia,volente o nolente. 

venerdì 22 giugno 2012

I love shopping per il baby, di Sophie Kinsella

Titolo Originale: Shopaolic and baby


Anno di pubblicazione: 2008


Come già si intuiva alla fine del precedente I LOVE SHOPPING CON MIA SORELLA..la nostra Becky diventerà presto mamma!
Come ogni futura mamma desidera il meglio per il proprio bebè...ma difficile sapere esattamente cosa sarà meglio: una firmatissima copertina Ralph Lauren? Un sonaglino firmato Fendi?...
Sopratutto però è fondamentale la scelta del ginecologo che accompagnerà la futura mamma: e a Becky non sembra vero quando, con un colpo di fortuna, riesce a rientrare nel ristrettissimo gruppo di pazienti di Venetia Carter, la ginecologa delle star, esperta per i suoi metodi moderni e naturali


Ed eccoci qui, puntuali all’appuntamento con il penultimo  libro sulle avventure di Becky Bloomwood,la simpatica shopping maniaca creata da Sophie Kinsella che ci ha tenuto compagnia in questi anni ( e nelle ultime recensioni su questo blog ).

Così l’autrice, che dalla sua ha l’esperienza di tre gravidanze, attraverso al gravidanza di Becky ci dà una panoramica, in chiave ironica e semiseria,dei vari stati d’animo che attraversano una futura mamma: dalla scelta del nome ( e i nomi pensati da Becky - molti dei quali fanno ovviamente riferimento a noti marchi della moda - sono tra i più strampalati e improponibili…) alla preparazione del corredino ( classico, stile fatto in casa dalla nonna o modaiolo, con una firmatissima copertina di Ralph Lauren? ), alla scelta di una nuova casa a misura di nascituro ( e qui Becky e Luke incapperanno in una sonora delusione! ) e, soprattutto, alla scelta del medico che seguirà mamma e piccolo durante la gestazione. E qui sta il punto principale della vicenda.
La ginecologa scelta da Becky è la famosissima Venetia Carter, ginecologa delle star e specializzata negli ultimi ritrovati sulle moderne teorie del parto e della gestazione. Ed è pure la ex fidanzata di Luke, la sua prima storia importante… e sembra proprio che non lo abbia dimenticato, da come si comporta. Qui la Kinsella è abilissima a tenere il lettore, come Becky, nel dubbio fino alla fine sugli ambigui atteggiamenti di Venetia verso il suo ex e la moglie: i suoi consigli e atteggiamenti affettuosi sono dettati da un atteggiamento puramente professionale e amichevole, o c’è qualcos’altro di losco sotto? Certo il comportamento misterioso di Luke non fa altro che alimentare le ansie della povera Becky, e sinceramente devo dire che, se alcuni atteggiamenti di Luke sono in buona fede, altri non proprio: come può un marito uscire di nascosto a ballare con l’ex lasciando a casa la moglie incinta che non sta bene e pretendere che non pensi male?! Luke, stavolta ci deludi...
Insomma, qui fa un poco la parte del tonto, e qualche volta viene davvero voglia di prenderlo a sberle… facendoci pensare che tutte le pazzie di Becky in fondo in fondo sono un’ottima “punizione”!
Per fortuna Becky può contare sul supporto morale e affettivo dell’amica Suze, supermamma indaffarata e piena di consigli, e della sorella Jess, ormai personaggio stabile della storia. Comicissimi i tentativi dell’indomabile Jess di convertire la modaiola Becky al risparmio e alla causa dell’ambiente... e incredibilmente anche Jess in questo romanzo trova l’anima gemella.
Concludo rassicurandovi: la Kinsella non stravolge nulla della sua saga, e il lieto fine è assicurato,anche se leggermente imprevisto rispetto al prevedibile. Ma chissà se sarà davvero la fine delle avventure di Becky?Ho un leggero sospetto che la nostra eroina prima o poi tornerà a farci compagnia…. 

mercoledì 20 giugno 2012

Emma, di Jane Austen

Titolo originale:

Anno di pubblicazione: 1815

Emma Woodhouse, ricca ereditiera inglese, vive con l'anziano padre e ha una missione ben precisa: far convolare a giuste nozze amici e conoscenti, incaricandosi di trovare l'anima gemella a ciascuno di loro.
Tenta così di trovare marito all'amica Harriet, una ragazza di umili origini, a Frank Churchill, figlio del marito della governante di Emma, e Mr Knightley, fratello del cognato di Emma e amico di famiglia,l'unico personaggio che sembra non soccombere al fascino e allo spirito della protagonista.
I Risultati di questa "consulente matrimoniale" ante litteram saranno catastroficamente divertenti...e chissà che anche Emma non trovi, inaspettatamente, l'amore?


Jane Austen diceva di lei :”un’eroina che non piacerà a nessuno, tranne a me”.In effetti, per l’epoca, Emma Woodhouse è un personaggio piuttosto singolare:ricca ereditiera,vive col padre, non è fidanzata e non è minimamente interessata a sposarsi e sistemarsi, perché è pienamente soddisfatta della sua vita.Decide comunque di dedicarla a un unico scopo:rendere felici gli altri, ovviamente trovando loro l’anima gemella. Emma è un personaggio non semplicissimo:ha un ‘indole generosa, ma al contempo un caratterino spesso presuntuoso e viziato, convinta di sapere sempre cosa è meglio per gli altri:un difetto che non le permette certo di vedere come stanno davvero le situazioni personali dei vari personaggi della cui felicità si fa carico.Verso la fine maturerà, anche se in modo forse un po’duro ( prenderà coscienza dei propri errori attraverso un evento in cui si comporterà particolarmente male, ricevendo il biasimo delle persone care).Inutile dire che, contrariamente a quanto riteneva la Austen, a me Emma è piaciuta comunque tantissimo!!!
Gli spassosissimi equivoci e scambi di persona cui Emma va incontro sono, a mio avviso, tra migliori non solo della produzione austeniana, ma della letteratura in generale.La storia è narrata con lo stile fresco e sagace di questa autrice, con punte di ironia veramente gustose e intrecciando le vicende dei personaggi secondari in modo da dare a ognuno il giusto spazio, mantenendo alto l’interesse per le sorti di ognuno. 

sabato 16 giugno 2012

Don Camillo- Mondo piccolo, di Giovanni Guareschi



Brescello è un paesino della bassa padana dove la vita scorre lenta e tranquilla, movimentata solo dalle dispute di paese, in particolare quelle tra il sindaco comunista Peppone e il parroco Don Camillo,prete sui generis vulcanico e pronto alla lotta quando necessario.Tanto è vero che spesso viene ripreso dal Crocefisso della Chiesa perché esagera… Pur essendo in totale contrapposizione ideologica, prete e sindaco si rispettano e non esitano ad intervenire in favore dell'altro o a rendere omaggio all'avversario, riconoscendone il valore.Così  si risolvono vari episodi, tra cui quello, piuttosto serio, dell’amore contrastato tra due giovani del paese…

Il romanzo probabilmente più famoso di Giovanni Guareschi (fama a cui contribuirono non poco i film degli anni ’50 con Peppone e Fernandel) ha come sottotitolo “Mondo piccolo”. Ed è proprio un piccolo mondo il microcosmo di Brescello e della pianura padana in cui sono ambientate le vicende che ruotano attorno al sanguigno protagonista, un prete sui generis con una sua personale visione della sua missione, dato che non disdegna scapaccioni e cazzotti, non è per nulla mite e remissivo e soprattutto non le manda certo a dire a nessuno, compreso il sindaco.
Che oltretutto…è pure comunista!
Don Camillo e Peppone rappresentano le due facce di un’Italia che non c’è più, rustica, ingenua, povera e semplice, dove la massima rivolta è costituita dal suonare le campane a festa durante il comizio del sindaco comunista e la  battaglia più spietata quella che si svolge sul fronte elettorale tra DC e PCI, con Don Camillo e Peppone pronti a tutto per portare gli elettori dalla loro parte.
Un’Italia dove il sindaco comunista fa battezzare il figlio e dove anche i comunisti più incalliti si inchinano davanti al desiderio dell’anziana maestra del paese, che essendo monarchica desidera essere seppellita con la sua bandiera.
Vite e personaggi che non entreranno nella storia ufficiale, che non faranno mai nulla di grande, e che però l’autore tratteggia con massima abilità facendole diventare tipologie indimenticabili.
C’è anche un episodio serio, che nel film non è stato mostrato: un ex gerarca fascista viene ucciso in casa sua, in piena estate, da una fucilata arrivata dalla finestra aperta. Il delitto scuote il tranquillo paesino, il colpevole alla fine non verrà trovato, ma da come si muove Peppone fa capire che sapeva chi era stato, ma non arlava per tutelare ilfiglio della vittima, che aveva assistito all’omicidio e rischiava di essere eliminato come testimone scomodo. Qui non metto altro, sappiate solo che da come viene trattata l’intera faccenda si capisce che Peppone pur essendo comunista è rimasto porfondamente disgustato dal fatto.
Questo quasi 50 anni prima di Giampaolo Pansa…da riflettere.
Il romanzo diverte e introduce davvero in un piccolo, grande mondo.
Varrebbe la pena di riscoprirlo, anche se ormai, come VIA COL VENTO, non può più essere slegato dalla fama del film.

venerdì 15 giugno 2012

L'uomo del mio desiderio, di Johanna Lindsey

Titolo originale: Man of my dreams

Anno: 1992

Ambientazione: Inghilterra,1800

Collegamento con altri romanzi: è il primo romanzo della serie SHERRING CROSS, così composta:
1- L’UOMO DEL MIO DESIDERIO ( Man of my dreams);
2- AMORE PER SEMPRE (Love me forever);
3- PER AMORE DI MELISSA (The pursuit).


Megan Penworthy, figlia di un giudice, viene snobbata da una lady locale perché la sua famiglia non ha nobili origini. La giovane allora architetta un piano: riuscirà a conoscere e sposare Ambrose St.James, uno dei duchi più importanti d’Inghilterra e ovviamente uno degli scapoli più ambiti. Tutto ciò quando si recherà finalmente a Londra per il debutto;nel frattempo, l’astuta ragazza,consapevole del fatto di essere troppo innocente in materia di seduzione, decide di sfruttare l’esperienza e il fascino di Devlin, il nuovo stalliere del padre.
Peccato per lei che tra i due giovani nasca un  movimentato basato su battibecchi ed equivoci che però riesce sempre meno a nascondere l’attrazione reciproca…

Questo romanzo è uno dei più famosi e amati di Johanna Lindsey, e giustamente, a mio parere: è una storia divertente, passionale, vivace e dolce, scritta con uno stile frizzante e scorrevole che tiene incollato il lettore fino all’ultima pagina, anche se di misterioso sull’identità dello scudiero e soprattutto sull’evoluzione della storia non c’è quasi nulla.
La storia è basta infatti su un sottile gioco degli equivoci che si instaura tra i due protagonisti, Megan e Devlin; lei una ragazza bellissima e in più dotata di grande fascino e personalità, una peperina che sa esattamente quello che vuole e come ottenerlo. Certo, il suo proposito di sposare un duca che nemmeno conosce e soprattutto il successivo piano per arrivare a realizzare tale desiderio sono abbastanza sempliciotti (passatemi il termine), ma tutto ciò è, come spesso capita nei romance, un espediente per dare modo alla nostra Megan di tessere una storia col bel stalliere che tanto l’attrae, nonostante non voglia ammetterlo nemmeno con sé stessa.
Certo Megan, come molte eroine dei romanzi “vecchio stampo”, alcune volte può apparire come una sciocchina rompiscatole, ma quello che la differenzia dalle sue colleghe è certamente il fatto di possedere una buona dose di autocritica che la induce, dopo ogni malefatta, a fare i conti con la propria coscienza in quelli che l’autrice ci presenta come veri e propri dialoghi tra la giovane e la sua “interlocutrice”, e che sono tra le parti più divertenti del romanzo.
Per quanto riguarda l’eroe maschile, mi ha colpito meno della protagonista: è un affascinante giovane duca costretto alla vita di stalliere in incognito per qualche tempo a causa di un guaio in cui è stato suo malgrado coinvolto; è un uomo compassato e rigido nelle sue vedute, il cui autocontrollo viene smarrito solo di fronte al fascino di Megan e al sentimento che, incontro dopo incontro, nasce tra di loro. Certo la pazienza messa da lui nella loro schermaglia amorosa è notevole, viste le continue provocazioni…ma, al momento giusto, è lui a prendere in mano le redini della situazione e a decidere il destino di questa coppia che troverà, seppur in maniera tortuosa (a volte troppo…) la propria strada tra battibecchi, equivoci, incomprensioni e tutti gli inconvenienti del caso.
La seconda parte della storia, quella più “seria”, è dedicata infatti all’inizio della vita tanto agognata da Megan..quando ancora non si rendeva conto delle responsabilità, doveri e tutto quello che è connesso alla vita da duchessa; in più, le difficoltà e le incomprensioni col neo marito, entrambi infatti dubitano dei sentimenti dell’altro.
Anche se mi è piaciuto molto di più il suo seguito AMORE PER SEMPRE, ho trovato questo romanzo meritevole di attenzione, un’ottima lettura se si vuole trovare una storia d’amore meno sdolcinata del solito.

giovedì 14 giugno 2012

Charlene, di Theresa Melville

  Charlene è una giovane aspirante scrittrice che viene scoperta e “adottata” dai pittori Eugene e Renè. Lascia il convento dove vive lavorando come sguattera e va a vivere con i due amici, che la introducono nell’ambiente bohemien dove conosce nuovi amici che la spronano a pubblicare i suoi lavori su una rivista letteraria. In breve tempo Charlene ottiene un notevole successo; ma il successo sul lavoro non corrisponde al successo in amore; infatti Dimitri, lo scrittore di cui si innamora, la trascina per qualche tempo in un abisso di sottomissione de privazione fisica e morale dal quale la giovane donna riesce a riemergere solo grazie alla sua forza di carattere e all’aiuto dei suoi fedeli amici.
Dopo questa brutta esperienza, Charlene decide di chiudere il suo cuore all’amore, ma il destino ha in serbo per lei una soluzione diversa.Ho sempre amato i romanzi ambientati in Francia, soprattutto se sono ambientati nel 1800, periodo storico significativo dal punto di vista culturale e letterario:Non potevo quindi rimanere troppo delusa da questo romanzo di Theresa Melville (il primo, per me, di quest’autrice); e difatti le mie aspettative sono rimaste pienamente soddisfatte. Non solo l’autrice ha saputo ricreare pienamente l’atmosfera bohemien tipica della Parigi dell’epoca (in alcuni momenti mi è sembrato davvero di essere nella caffetteria assieme ai protagonisti, o di vedere l’appartamento di Charlene, Renè e Eugene; così come mi è sembrato di camminare per le strade di Parigi), ma ha anche saputo rendere in modo molto credibile i personaggi realmente esistiti, facendoli interagire perfettamente con quelli inventati. E quindi assieme a Charlene, Renè, Yvonne, troviamo dei giovani ed entusiasti Victor Hugo, Eugene Delacroix, Honore de Balzac, Alexandre Dumas padre, tutti all’inizio della loro carriera letteraria, tutti inconsapevoli della fama immortale che li attende, tutti pieni di gioia e di grandi ideali. E, più avanti con la storia, Charlene avrà come rivale Amandine Dupin, alias George Sand.All’inizio, influenzata sicuramente dalla grandezza e maestosità con cui ormai siamo abituati a guardare a questi grandi della letteratura ( tra l’altro, Dumas e Hugo sono tra i miei autori preferiti), mi è sembrato un po’ irreale che la sconosciuta Charlene legasse subito con tutti loro; ma poi, proseguendo nella lettura e lasciando da parte il mito, mi sono ricreduta e ho riflettuto sul fatto che, probabilmente, queste amicizie nella realtà nacquero davvero così. Charlene è una protagonista particolare: forte, determinata a realizzare il suo sogno di diventare scrittrice, solare e amichevole; ma allo stesso tempo sensibile e vulnerabile quando si tratta di sentimenti, come dimostra la sua turbolenta storia con Dimitri, lo scrittore russo cui lei, nella sua inesperienza, si affida totalmente credendo (almeno, questa la mia impressione)di trovare il suo Pigmalione oltre al grande amore della sua vita; ma Dimitri segnerà la vita di Charlene in modo negativo, trascinandola in un modo di vivere a lei completamente estraneo, un mondo dove il vizio e la depravazione regnano sovrani e dove qualsiasi tipo di pudore o sentimento viene deriso e calpestato; Charlene riuscirà ad uscire da questa dipendenza solo grazie alla sua grande forza di volontà e anche alla sua umiltà . E’ molto difficile tornare indietro, dalle persone che abbiamo abbandonato, e ammettere di aver sbagliato, ed essere disposti a ricominciare da capo, ma lei lo fa. Alla fine, dopo un non semplice percorso in cui la giovane donna deve affrontare sentimenti come solitudine, diffidenza, senso dell’abbandono, anche Charlene ritroverà la forza di lasciarsi andare a un nuovo amore, stavolta vero; anche il percorso da lei affrontato, come tutti gli altri sentimenti del romanzo, è reso dall’autrice in modo credibile e psicologicamente approfondito, a mio avviso, con tinte scure che definiscono molto bene i momenti di sconforto con cui Charlene si trova a dover fare i conti. Proprio per questo ho trovato la storia d’amore tra Charlene e Leon più reale e sofferta di molti romanzi in cui si innamorano al primo sguardo; non che abbia niente in contrario a questo tipo di storie, ma certamente qualche volta è bello leggere anche una storia d’amore più “coi piedi per terra” (passatemi il termine), più realistica insomma. Anche la bella frase finale è in linea con questo modo di vedere le cose: ci fa capire che per Charlene e Leon non saranno sempre rose e fiori, ma che proprio in questo modo di vivere la vita che si misura la forza di un amore. Un messaggio davvero molto bello, come tutto il romanzo.

sabato 9 giugno 2012

La Compagna di scuola, di Madeline Wickham

Titolo originale: Cocktail for three
Anno: 2000

Genere: chicklit
Ambientazione: Inghilterra, fine anni ‘90


Candice, Maggie e Roxanne, tre amiche che lavorano nella redazione dello stesso giornale, hanno un appuntamento fisso ogni settimana: si ritrovano al Manhattan Bar per la riunione del loro “club del Cocktail”, dove si raccontano avventure, problemi, confidenze…insomma quel genere di cose che, di volta, in volta, non fa che rafforzare la loro amicizia.
Maggie è la direttrice, è felicemente sposata, sta per diventare mamma e vive in una bellissima casa di campagna; Roxanne è la grintosa del gruppo,sempre in viaggio per lavoro in luoghi splendidi e dalla vita che più glamour non si può; Candice è la timida del gruppo, si è appena liberata di un ex fidanzato manipolatore ed è felice e serena.
Ma una sera Candice incontra nel locale Heather, una vecchia compagna di scuola per la quale inizia prodigarsi in modo sospetto: le trova un lavoro in redazione, la ospita gratis in casa sua….tutto ciò è dovuto al fatto che anni prima, quando le due erano ancora adolescenti, il padre di Candice truffò il padre di Heather portando sul lastrico la famiglia.
La donna si sente così in colpa e cerca di rimediare come può al male fatto dal genitore; ma la presenza di Heather sarà solo il motore che farà affiorare problemi e dolori nascosti anche nelle vite delle altre due amiche….


Secondo romanzo di Sophie Kinsella col suo vero nome.
Devo dire che quest’autrice mi piace sempre di più in entrambe le salse: col nome di Madeline Wickham stavolta ci regala un romanzo chick lit più profondo di quelli solitamente appartenenti a questo genere. Infatti il dorato mondo nel quale si muovono le tre protagoniste scopre poco a poco le sue falle, in maniera talvolta quasi impercettibile ma inesorabile.
Come da trama, inizialmente ognuna delle tre amiche sembra avere una vita a suo modo perfetta: l’apparizione di Heather sarà a suo modo il detonatore che farà scoppiare la bomba che in realtà covava da tempo in ognuna delle vite delle tre donne.
Ho apprezzato moltissimo l’acutezza e la serietà con cui l’autrice descrive gli stati d’animo della neo mamma Maggie, stati d’animo che- come molte donne ben sanno- non sempre sono solo di gioia a e felicità, ma anche di depressione, senso di inadeguatezza, solitudine, ansia. Maggie rimane sola ad affrontare una condizione per lei nuova e faticosa, ma è troppo orgogliosa per chiedere aiuto, e anche questo alla lunga diventa un difetto in quanto il suo stato d’animo si aggrava col passare del tempo.


Candice è il personaggio che più mi ha fatto tenerezza: una donna sensibile, dolce, forse un po’ repressa, sicuramente da sempre oppressa dal senso di colpa causatogli dalle truffe compiute dal padre, che portarono sul lastrico molte persone; Candice ha sempre desiderato poter rimediare al male fatto dal padre, e quando le si presenta l’occasione non se la lascia certo sfuggire; coinvolge Heather nella sua vita in un modo talmente veloce che sinceramente non si può fare a meno di interrogarsi un poco sulla sua ingenuità: possibile che davvero sia così masochista? Che davvero non sospetti nulla? Anche troppa buona fede a volte fa male….
Roxanne è quella che mi è piaciuta di meno: superficiale e svagata solo in apparenza, in realtà è l’amante di un uomo sposato col quale sogna di costruirsi un futuro, ma questa storia le riserverà una sorpresa amara e del tutto inaspettata; un personaggio ben costruito e delineato nei suoi lati di luce e di ombra, ma col quale mi è mancata l’empatia che ho avuto con gli altri due.
Come sempre nei romanzi di questa autrice, ben costruiti anche i personaggi di contorno: in particolare la suocera impicciona di Maggie e il vicino superficiale di Candice; personaggi che alla fine non si riveleranno affatto come li avevamo visti durante la lettura.
Ma il personaggio migliore è l’ambigua Heather: vittima o innocente?amica o nemica?Fino alla fine la Wickham mantiene il dubbio su tale personaggio, lasciando indizi da una parte e dall’altra che, se un momento sembrano chiarirci il mistero, il momento dopo lo confondono ancora di più.
Un romanzo godibilissimo e molto ben scritto, adatto anche a chi non ama particolarmente questo genere.

  

mercoledì 6 giugno 2012

Shanna, di Kathleen E. Woodiwiss

Anno di pubblicazione: 1977

Shanna Traherne,figlia di un proprietario terriero dei Carabi,viene mandata dal padre a Londra con l’obiettivo di procurarsi entro un anno un marito di sangue blu.Alla vigilia della scadenza Shanna, non avendo trovato nessuno di suo gradimento e preoccupata della minaccia paterna di farla sposare al primo che capita in caso non abbia adempiuto alla richiesta, ha un’idea:sposare un condannato a morte con un nome nobile,così avrà soddisfatto, oltre ai desideri paterni, anche il proprio di conservare l’indipendenza.
Al condannato prescelto, Ruark Beauchamp,offre in cambio una notte d’amore;poi dopo la sua esecuzione riparte per la casa paterna.Ma dopo qualche tempo il destino le gioca un brutto scherzo:Orlan Traherne acquista uno schiavo che lei riconosce subito come il galeotto che aveva sposato e che credeva in seguito morto,e che invece era stato salvato e venduto come schiavo.
Si trova così in una situazione oltremodo imbarazzante,e anche se Ruark mantiene il segreto,ben presto l’attrazione tra loro sfocia in una vera e propria relazione amorosa vissuta di notte;fino a quando un attacco dei pirati non cambia davvero i loro ruoli e i loro destini.


Ecco un altro esempio di romanzo che poggia tutto su un unico personaggio, questa volta il bellissimo e affascinante Ruark.
Infatti la lei di turno, Shanna, è un’esempio validissimo di eroina altamente antipatica:viziata ed egocentrica, è convinta che il mondo giri intorno a lei e che tutti vivano in funzione dei suoi scopi;come tali sfrutta quasi tutti i personaggi del romanzo, dal padre a Ruark al servitore Pitney, che alla fine gentilmente ma fermamente si ribella, facendole ( forse)capire che non si sta certo comportando bene verso gli altri.
Nemmeno l’imbarazzante situazione in cui si ritrova la rende più di tanto simpatica:in fondo se l’è cercato lei, anzi è addirittura gustoso vederla crogiolarsi nell’incertezza di chiedersi come mai quell’uomo è ancora vivo,se parlerà, se la scopriranno…insomma il poveretto ai suoi occhi è colpevole di non essere morto davvero, rompendole le uova nel paniere.Certo, provando a vederla dal suo punto di vista,tutto ciò non deve essere stato molto piacevole nemmeno per lei;ma come dice il proverbio, chi è causa del suo male pianga sé stesso.
Anche la sua relazione con Ruark è, per buona parte del romanzo,basata sullo schema “ io prendo quel che mi pare quando mi pare”:cioè se di giorno lui è lo schiavo indesiderato che potrebbe comprometterla con una sola parola, di notte è l’uomo più che desiderato che ognuna vorrebbe per marito…comodo eh?
Per questo trovo che il rapimento da parte dei pirati le abbia fatto più bene che altro,facendole abbassare non poco la cresta.
Invece Ruark…bè, lui è tutt’altra cosa.Il tipico eroe affascinante, ironico e di carattere, tanto da riuscire a tenere testa abilmente a quella stupidina di Shanna, anche se viene da chiedersi cosa ci trovasse il lei per tenersela così stretta e rischiare così tanto per lei( essendo lo schiavo era comunque quello che più aveva da perdere);forse il gusto della sfida, o di vedere domata la bisbetica.O forse amore, per quanto improbabile e a senso unico.
Per il resto la confezione del romanzo è impeccabile come sempre, in tipico stile Woodiwiss anche se con qualcosa di troppo, che a tratti lo rende davvero un malloppone.

sabato 2 giugno 2012

I love shopping con mia sorella, di Sophie Kinsella

Titolo Originale: Shopaholic and sister

20040913-kinsella_sophie

Anno: 2003

E' il quarto libro della serie I LOVE SHOPPING.

Dopo dieci favolosi mesi di luna di miele in giro per il mondo, Becky e Luke tornano a Londra e riprendono la loro vita quotidiana. Per Becky il ritorno è particolarmente duro:non ha più un lavoro, la sua amica Suze (ora sposata e con tre figli) sembra avere un’altra migliore amica più vicina a lei (essendo moglie e madre), e anche i genitori Graham e Jane sembrano sfuggenti.
E il perché di quest’ultimo mistero è presto risolto:Becky ha una sorella! E’ Jess, nata da una relazione che il padre ebbe prima di incontrare la moglie, ma di cui non sapeva l’esistenza. La ragazza si è messa in contatto col padre naturale mentre Becky era via, e ora l’incontro tra le due sorelle diventa inevitabile.
Contrariamente a qualsiasi altro mortale, Becky accoglie con gioia la notizia: che bello, finalmente una sorella con cui chiacchierare ore, scambiarsi confidenze,vedere vecchi film e soprattutto fare shopping pazzo! Perché sua sorella sicuramente sarà come lei… o no?




Questo romanzo rappresenta quello che io chiamo “lo scivolone” della serie. Sembra quasi che dopo il matrimonio l’autrice sentisse il bisogno di continuare le avventure della sua eroina solamente attraverso un fatto che fosse per forza “sensazionale”, e di meglio non ha trovato che far comparire improvvisamente dal nulla una sorella con cui farla relazionare.
Sebbene la trovata di vedere Becky alle prese con una persona che è completamente il suo opposto sia abbastanza interessante, bisogna riconoscere che stavolta la maggior parte delle trovate del libro sanno molto di “forzatura”, oltre al fatto che i comportamenti compulsivi di Becky nei confronti dello shopping stavolta si spingono a livelli davvero da nervoso (se non peggio): come non essere infastiditi dal fatto che non resiste addirittura a comprarsi una borsa da duemila euro di nascosto da Luke perché sa bene che rischierebbe grosso,visto che lui disapprova (e vorrei vedere!) questo tipo di spese pazze e inutili? E a questo proposito, il vincitore del premio “miglior marito dell’anno” è proprio lui, Luke: ma quale uomo, scoprendo che la propria moglie ha comprato una borsa da duemila euro (ma anche molto meno, eh!) si arrabbierebbe in silenzio, e non reagirebbe invece buttando moglie e borsa dalla finestra?!
Altra cosa: è vero che la sorella ritrovata non è frutto di un tradimento, ma possibile che, contrariamente a qualsiasi altro figlio mortale, Becky reagisca con la gioia più incredibile a questa notizia, senza un minimo di sconcerto, di risentimento o altro?
La novità di questo romanzo sta nel personaggio di Jess: di due anni maggiore di Becky, è una ragazza seria, poco propensa a manifestazioni d’affetto esuberanti, e soprattutto seria, in tutti i sensi:studia,la sua passione sono le escursioni in montagna,ama i film seri e culturali e soprattutto, odia a morte lo shopping, la moda e spendere... insomma, l’incontro-scontro tra le due sorelle è la parte più interessante del libro, anche se,così come i comportamenti di Becky mettono il nervoso perché troppo prodighi, quelli di Jess talvolta lo mettono per il contrario, la troppa avarizia:è normale una che,venendo invitata a prendere un caffè al bar, ci va ma se lo porta nel termos così non lo deve comprare? E’ normale una che, sempre e metodicamente, ricicla la carta da pacco per i regali così non deve comprarne della nuova? Senza contare l’aria di superiorità con cui Jess rifiuta inizialmente le varie proposte iniziali di amicizia di Becky, ritenendola sono una stupidina senza cervello, e non considerando gli sforzi di lei per provare a costruire un rapporto.
Insomma, stavolta il tutto regge solo grazie allo stile abile e divertente dell’autrice, ma non si può fare a meno di avere la sensazione che si stia raschiando il fondo del barile…

La terza sorella, di Julia Barrett

Titolo originale: The third sister

Anno: 1998

Ambientazione: Inghilterra, fine ‘700.


Collegamenti con altri romanzi: Il romanzo è idealmente collegato a RAGIONE E SENTIMENTO di Jane Austen.

Dopo i matrimoni delle sorelle maggiori Elinor e Marianne, Margaret Dashowood, la sorella più piccola, è rimasta a vivere con la madre, ma ora che ha compiuto diciassette anni anche per lei si avvicina il momento di trovare marito.
Memore dei problemi affrontati dalle sorelle maggiori (soprattutto Marianne), Margaret è assolutamente decisa a non lasciarsi abbindolare dal fascino o dalle belle maniere del primo che passa, ma vuole scelgiere con cautela e in modo ragionevole; peccato che incontri sulla sua strada due gentiluomini che l’affascinano parecchio: l’affidabile George Osborne e il borioso William Du Plessy.
Dopo averci pensato Margaret accetta la proposta del primo, ma si sa: le apparenze ingannano….

Come avrete capito dalla trama, la protagonista Margaret Dashwood non è certo un personaggio nuovo: l’abbiamo incontrata bambina in RAGIONE E SENTIMENTO di Jane Austen dove era la sorellina minore delle portagoniste Elinor e Marianne; un personaggio quindi un po’ defilato, se non per i suoi dispettucci e le sue stravaganze descritte nel libro.
Tanto che alla fine non viene quasi menzionata, così nulla sappiamo del suo destino da parte della sua creatrice. Ma a supplire questa mancanza ha pensato Julia Barrett, che con questo romanzo eleva Margaret al ruolo di protagonista, dedicandole una sua storia personale gradevole, ma - come si scopre man mano si prosegue nella lettura - non troppo diversa da quella delle sorelle.
L’autrice scrive un libro gradevole e grazioso, che non tradisce lo stile austeniano nei contenuti e nello stile (anche se il linguaggio ovviamente è più semplice e meno forbito). La storia, come già detto, è una specie di ripetizione di ciò che accadde alle sorelle di Margaret, con la variante “le apparenze ingannano”, giusto per dare una piccola variazione.
Per quanto riguarda i personaggi, anche qui nulla di particolarmente originale: Margaret è una giovane donna gradevole e serena, un bel personaggio anche se non si può fare a meno di vedere che , caratterialmente, è un mix di Elinor e Marianne, così come i due gentiluomini che si contendono le sue attenzioni sono due repliche di Edward Ferrars e di Willoughby.
Per la gioia delle fans del primo romanzo, l’autrice ci dà una sua personale versione di come sono proseguite le vicende di alcuni personaggi: oltre alle coppie Elinor - Edward e Marianne - Brandon, ritroviamo anche Sir John (parente delle Dashwood), il fratello John con l’antipatica moglie Fanny e Eliza, la nipote del colonnello Brandon che non appariva nel primao romanzo come personaggio, ma di cui veniva narrata la triste vicenda che la riguardava.
Concludendo, un libro che consiglierei a tutte le ammiratrici della Austen e di RAGIONE E SENTIMENTO; anche se non ha nulla di particolarmente originale e indimenticabile, di certo non è una di quei seguiti che possono risultare sgradevoli e deludenti, e anzi, potrebbe servire per completare il quadro sulle sorelle Dashwood, inserendo anche la storia di Margaret.

A Sir Phillip, con amore, di Julia Quinn

Titolo Originale To Sir Phillip, with love

Anno: 2003

Ambientazione: Inghilterra,1800

E' il quinto romanzo della serie BRIDGERTON.

 A 28 anni Eloise Bridgerton,come la sua amica Penelope, è ancora senza marito. E quando anche Penelope si accasa felicemente con Colin, fratello di Eloise, la giovane sente che è tempo di agire e decide così di incontrare Sir Phillip, un botanico col quale da un anno intrattiene una corrispondenza segreta, per valutare se è davvero il marito che lei desidera. Ma quando arriva ( non attesa ) a casa dell’uomo, trova una situazione alquanto difficile: da poco vedovo, Phillip è un uomo silenzioso e chiuso in sé stesso a causa di un matrimonio doloroso e devastante; i suoi unici interessi sono le piante e i due figli, Oliver e Amanda, che ama ma non sa gestire. Presa coscienza che la situazione è ben lontana dalla sua aspettative, Eloise decide comunque di rimanere per vedere se può fare qualcosa…


Il quinto libro della serie Bridgerton è, a mio avviso, il primo che prende un po’ le distanze dalle atmosfere da  commedia cui finora ci aveva abituato l’autrice, introducendo elementi seri e anche drammatici. Il personaggio di Sir Phillip infatti è, a mio avviso, il più drammatico di quelli che finora la Quinn ci ha fatto conoscere; è vero, anche Anthony Bridgerton, Penelope Featherington e Sophie Beckett avevano traumi o situazioni difficili che li condizionavano, ma avevano anche alle spalle, bene o male, famiglie amorevoli o amici su cui contare. Phillip Crane invece è un uomo completamente solo. La moglie Marina, da sempre malata di depressione, si è suicidata un anno prima, e anche durante il matrimonio ha trascorso la maggior parte del tempo nella sua stanza, ignorando sia il marito che i due figli. Nulla ha potuto scuoterla dalla sua malattia, i pazienti tentativi del marito di trovare con lei dei punti di contatto, l’affetto dei bambini… praticamente un automa. Con questo personaggio fantasma la Quinn tratta il difficile tema della depressione  di come questa malattia influenzi anche le vite di chi vive col malato. Difatti Phillip è un uomo silenzioso e chiuso in sé stesso, e lo è diventato proprio come reazione a questo matrimonio impossibile ( Marina viene descritta così pure da bambina ), cui peraltro lui ha dedicato tutte le sue energie nel tentativo, inutile, di farlo funzionare o di portare un pur minimo aiuto alla malattia della moglie; tutto ciò,aggiunto al suicidio di Marina, ha pian piano prosciugato in lui qualsiasi sentimento di gioia o anche solo di contentezza. Una vita di tetraggine insomma, non molto dissimile a quella delle defunta…
Tutto l’opposto della vivace Eloise, personaggio che mi è piaciuto anche se è la prima Bridgerton che non mi convince molto: per meglio dire, non mi ha convinto la sua motivazione al matrimonio. Eloise per anni ha rifiutato proposte di matrimonio in attesa del vero amore, in simbiosi con l’amica Penelope, poi però improvvisamente, quando anche Penelope ( che, a questo punto, pure lei che la apprezza evidentemente ritiene essere senza alcuna speranza… bell’amica! ) si accasa felicemente, si accenda la lampadina ( o forse era l’orologio biologico? ) e decide di prendere il primo marito che le viene in mente ( e a quanto pare, dopo i  suoi numerosi rifiuti, l’unico che potrebbe essere disponibile… ). Sembra più che altro angoscia di rimanere zitella, più che interesse vero e proprio…ma tant’è, la decisione che prende si rivela poi essere quella giusta.
Eloise infatti è, passatemi il termine, la parte “attiva” della coppia; lei si fa conoscere per prima inaugurando la corrispondenza ( con una lettera di condoglianze alla morte di Marina, sua lontana parente ), lei prende la decisione di partire alla volta della conquista di Sir Phillip, lei decide di rimanere prendendo in mano le redini della casa e della sua vita… lui è talmente abituato a lasciar fare agli altri per paura di sbagliare che sembra rimanere inerte per gran parte del romanzo, e se la scrittrice tramite vari flashback non ci svelasse poco a poco piccoli particolari importanti della sua vita e del suo essere che hanno contribuito a farlo diventare così penseremmo a un inetto… cosa che in realtà non è, anzi è proprio la sua estrema sensibilità nei confronti degli altri, e in particolare dei figli, a impedirgli di agire temendo di fare cose che potrebbero far star male qualcuno.
Ovviamente, siccome gli opposti si attraggono, alla fine e dopo non pochi equivoci dovuti alla personalità schietta di Eloise ( che preferisce chiarire le cose parlando ) e a quella ombrosa di Phillip( che invece preferisce delegare tutto agli altri ), i nostri eroi troveranno amore e serenità e costruiranno una vera famiglia…con corollario, ovviamente, di tutti gli altri Bridgerton, in particolare dei soliti fratelli, che appena apprendono della sparizione della sorella si precipitano in massa a salvarla a casa dell’ignaro quasi-pretendente, regalandoci un momento di divertimento in questo romanzo serio.


La sposa innocente, di Annie Burrows

Titolo Originale:  My Lady Innocent

Anno: 2007

Ambientazione: Inghilterra, fine XV secolo

Maddy è figlia di un traditore, come tale è stata espropriata di tutti i suoi beni e,dalla morte del padre e edei fratelli,cacciata dalle sue terre e affidata alle cure di una dispotica cugina ,che l’ha portata con sé quando è stata ammessa fra le dame della Regina Elisabetta. La giovane donna vive infelice, maltrattata dalla cugina e senza speranza di felicità in una corte dove gli intrighi sono all’ordine del giorno, per questo accoglie con grande gioia la notizia che il Re Enrico ha deciso di darla in sposa a Sir Geraint, uno dei suoi uomini di fiducia al quale ha donato le terre un tempo appartenute alla famiglia di Maddy. Così potrà ritornare nella propria dimora da padrona, vivere lontano dalla corte e avere un marito che la protegga da chiunque volesse farle del male.
Dal canto suo Sir Geraint, cavaliere di origine non nobile, dapprima accetta malvolentieri di prendere in sposa la figlia di un traditore, ma poi viene conquistato dalla dolcezza, spontaneità, generosità di Maddy, la quale a sua volta è conquistata dalla passionalità con cui il marito le dimostra il suo affetto.
Tuttavia nessuno dei due è davvero incline a fidarsi dell’altro e ciò causerà molti guai...



Con questo romanzo posso tranquillamente dire che ho preso una cantonata. Infatti, nonostante non ami i medievali, l’ho preso attirata dalla trama visto che mi piaceva l’idea di una coppia formata da un fedelissimo del re e dalla figlia di un traditore, con tutto quello che ne poteva conseguire.
E invece mi sono trovata a leggere una storiellina di tira  e molla senza senso, di equivoci immotivati e con due protagonisti che sono molto più che diffidenti: a volte i problemi se li creano proprio da soli!
Lei, Maddy, è una docile e sfortunata fanciulla, figlia e sorella di uomini che sono morti combattendo contro il re, e che dopo la morte dei suoi cari è stata affidata alla crudele cugina Lady Lacey, che l’ha sì portata con sé a vivere fra le dame di corte, ma in pratica le fa fare la serva, maltrattandola sia fisicamente che psicologicamente (l’ha persino costretta a cambiare il suo nome - Margaret - in Agnes)  e addirittura  tessendo su di lei un diabolico piano con in suo amante, per liberarsene e diventare ricca. A corte nessuno presterebbe attenzione alla figlia di un traditore che cercasse aiuto, quindi Maddy deve tenere per sé tutto il suo dolore e le sue paure, in un crescendo di disperazione e angoscia molto ben rese nelle prime pagine.
Lui, Geraint, figlio di mercanti gallesi promosso cavaliere per la fedeltà a Enrico, è il tipico uomo che si è fatto da solo contro tutto e tutti, abituato a difendere quello che si è duramente conquistato, ma che nonostante la “promozione” è rimasto comunque un uomo del popolo, semplice e diretto. Per questo sogna un matrimonio alla pari(per quanto possibile nel medioevo) e senza segreti e sotterfugi, basato sulla complicità e sincerità. E fin qui tutto torna.
Ma, dal momento del matrimonio e del primo incontro tra Maddy e Geraint, la storia inizia ad andare per conto suo, lasciando spesso disorientato chi legge: da subito infatti inizia tra i due un rapporto fatto sì di passione, ma anche di diffidenza ad uno stato patologico:ogni parola, ogni gesto che intercorre tra loro viene travisato in modo spesso incredibile dall’una e dall’altro. Anche un semplice prendersi la mano  o rivolgersi la parola per parlare, chessò, del tempo (visto che siamo in Inghilterra l’esempio può anche starci
J
), viene visto senza nessun motivo da Maddy e da Geraint come un qualcosa con un secondo fine, sicuramente diretto a far del male all’altro. Altro che quando sono da soli spergiurano di amare alla follia… ma amore non vuol dire anche fiducia?! 
Da qui tutta una serie di complicazione mastodontiche e che avrebbero interessato il buon Sigmund Freud se fosse stato presente… più in generale, mi ha dato un grande senso di incomunicabilità.
Per non parlare delle ingenuità in cui si scade nel tratteggiare i nostri due eroi. Non si capisce ad esempio perché Maddy insista per tenersi accanto Lady Lacey che per tutto il romanzo la tormenta in tutti i modi possibili, arrivando persino ad insinuare un tradimento da parte del marito, e nonostante le angosce e paure che questa donna le provoca: ma non si era sposata anche per sfuggirgli?
E secondo quale ragionamento Geraint arriva a pensare che Maddy l’abbia sposato perché bisognosa di un matrimonio riparatore? E come può pensare che la moglie abbia organizzato un ‘imboscata se per tutta la sua vita è rimasta chiusa nelle stanze di palazzo, e oltretutto non sapeva nemmeno che il Re avesse conservato le sue terre per restituirgliele (tant’è vero che fino al matrimonio è convinta di essere povera!).
Insomma nei ragionamenti e comportamenti dei nostri due si intravedono grossi e inspiegabili buchi, tant’è vero che molto spesso ho pensato ci fossero dei tagli alla storia, ma non avendo letto l’originale non posso dirlo.
Più interessanti, ma di poco, i cattivi.
Insomma, un’occasione mancata.


 

La divina Juliette, di Gayle Wilson

Titolo originale: The Heart's Wager

Anno: 1995

Ambientazione: Francia - Inghilterra, 1815

Collegamenti con altri romanzi: è il secondo di un trittico di romanzi che forma il ciclo "Heart's desire":

1 - EMILY E IL DUCA (The Heart's Desire) 
2 - LA DIVINA JULIETTE (The Heart's Wager)
3 - L'UOMO DAI DUE VOLTI (The Gambler's Heart).


La lettura dei romanzi è, comunque, tra loro perfettamente indipendente.Juliette de Valmè gestisce la casa da gioco più esclusiva di Parigi al posto del padre gravemente malato. La sua vita si rivoluziona una sera, quando il padre le rivela di essere in realtà un agente segreto al servizio dell’Inghilterra, suo Paese d’origine. Gli uomini di Fouchè, il capo della polizia, lo hanno scoperto e fanno irruzione nella casa per catturarlo;l’uomo prima di uccidersi per non cadere nelle mani dei nemici riesce a far fuggire la figlia, la quale travestita da ragazzo per qualche tempo vaga per la Francia.
Un giorno qualcuno tenta di rapirla, e in suo soccorso accorre il colonnello Devon Burke, in Francia per cercare il cognato, duca di Avon, misteriosamente scomparso. L’uomo salva Julie ma rimane ferito, così la ragazza si occupa di lui. Ovviamente è subito amore, ma molti ostacoli si frappongo tra loro…



A essere sincera, ho trovato la storia narrata in questo romanzo piuttosto normale, non molto appassionante e scontata. Non che il libro non mi sia piaciuto, ma a differenza dell’ultimo della serie (L’UOMO DAI DUE VOLTI, che ho adorato), questo mi è parso un po’ scipito, sebbene sia ben scritto e soprattutto, coinvolgente la di là dei suoi difetti.
La Wylson ha una predilezione per i protagonisti feriti nel corpo e nell’animo, e per le protagoniste forti ma allo stesso tempo dolci, e questo romanzo non fa eccezione.
Devon è un soldato che in guerra ha riportato ferite terribili (e che ha anche subito un’operazione rischiosa) che gli hanno lasciato cicatrici sul corpo, mentre una brutta delusione d’amore gliene ha lasciate nell’animo: la donna che amava infatti, quando ha visto come era ridotto, lo ha rifiutato per sposare un altro.Delle due non so quale sia la più grave... ovvio quindi che Devon si sia chiuso in sé stesso dedicandosi solo al lavoro; l’unica cosa che riesce a scuoterlo da questo torpore, dopo tanto tempo, è la scomparsa dell’affezionato cognato, ragione che lo spinge ad andare a cercarlo rischiando anche la vita. La pericolo ricerca sarà in realtà la sua salvezza, perché l’incontro e la storia d’amore che nasce con Juliette lo faranno ritornare alla vita nel senso più ampio di questo termine.
Come questa storia nasca e si sviluppi, è cosa un po’ ovvia (e comunque non voglio certo togliervi il piacere di scoprirlo
); l’interesse principale però , a mio avviso, sta tutto nei personaggi, nella loro umanità che li rende molto vicini a noi, nonostante ovviamente non abbiano esperienze di vita in comune con chi legge.
Di Devon abbiamo già detto; l’eroina, Juliette, ha sempre vissuto all’ombra di un padre malinconico e amareggiato a causa di uno scandalo per colpa del quale dovette fuggire dal paese natale (l’Inghilterra); la giovane ha sempre vissuto tra carte da gioco, biscazzieri e cose simili, e la sua vita viene letteralmente sconvolta in pochissimi minuti! Questo mi ha fatto provare molta solidarietà per lei…ma Juliette rimane forte, volitiva, capace di badare a sé stessa e di essere indipendente, tant’è vero che per molte buone ragioni(che alla fine però paiono più un’ostinazione che altro…) rifiuta più volte la proposta di matrimonio di Devon, nonostante sia in realtà la cosa che desidera di più al mondo.
Una nota di merito per Jean, l’amico di Juliette che sarà poi protagonista del terzo romanzo della saga: insomma , io sarò pure di parte, ma non ho davvero capito come faccia Juliette a innamorarsi di Devon piuttosto che di Jean!
Per il resto non anticipo più  nulla..ma auguro buona lettura alla lettrice che ha vinto il romanzo, e ovviamente, a tutti coloro che decideranno di leggerlo!

venerdì 1 giugno 2012

Read in progress

What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)


Sto leggendo "Qualcosa di speciale", di Teresa Medeiros; era un po' che non leggevo più romance.





What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?) 



Ho cercato di leggere IL CIRCOLO PICKWICK di Charles Dickens, ma non ce l'ho fatta e ho dovuto lasciarlo nemmeno a metà: troppo sconclusionato, troppi personaggi, troppe storie non lineari tutte insieme...peccato!
Prima avevo finito I DOLORI DEL GIOVANE WALTER di Luciana Littizzetto.






 


 What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)


SEI QUALCUNO? di Nouala O'Falain, e a seguire SEDIE VUOTE di Alberto Conci, Paolo Gregorilli e Natalina Mosna.