mercoledì 30 maggio 2012

Le amiche del venerdì sera, di Kate Jacobs

Titolo originale: The Friday’s night kitten


Prima pubblicazione anno: 2008


Il romanzo ha due seguiti:

- Le sorprese del venerdì sera;
- Knit the season (inedito in Italia)


Georgia Walker, madre single della tredicenne Dakota, gestisce con passione e successo un negozio di maglia e filati. Su idea dell’amica Anita, decide di aprire il venerdì sera un corso per chi vuole imparare a fare la maglia.
Tra le partecipanti ci sono Peri, la commessa del negozio, aspirante stilista di borse; Lucie, madre single per scelta; K.C, amica di Georgia, che da donna manager è passata a semi-disoccupata; Darwin, che da tempo trascina la tesi universitaria e una più punga crisi interiore; Anita, vedova settantenne che forse sta provando di nuovo l’amore. Si forma così il “gruppo del venerdì sera”, che man mano procedono le lezioni si troverà sempre più affiatato.
La tranquilla routine di Georgia viene spiazzata dalla ricomparsa di due fantasmi del passato: James, il padre di Dakota, che improvvisamente, tredici anni dopo averla lasciata,scopre un improvviso istinto paterno; e Cat, ex migliore amica che non aveva più sentito dopo che questa le aveva giocato un brutto tiro….comincia così un periodo di “rivoluzioni” piccole e grandi per ognuna delle componenti del club, che avranno modo così di sviluppare l’amicizia nata fra loro stando vicine le une alle altre.



Davvero un bel romanzo, più di un semplice “chick lit”…un libro sull’amicizia, l’amore, la gioia e la sofferenza, il tutto strettamente unito nella vita come in un lavoro a maglia.
Le nostre protagoniste sono persone comuni, diversissime tra loro come esperienze di vita, cultura, religione e aspirazioni personali e professionali; ed è proprio questo io bello del romanzo, vedere come tutte queste diversità si uniscono formando un gruppo omogeneo, divertente, un gruppo che da subito capiamo sia un vero gruppo di amiche anche se l’autrice fa in modo che gli stessi personaggi non sen ne rendano appieno conto se non nel momento della tragedia.
Non ci sono personaggi negativi: nemmeno James l’uomo che ha abbandonato Georgia incinta e che ora si rifà vivo( e credetemi, se lo dico io che giudico mooooolto severamente certe cose…non può essere che vero!), o Lucie (il personaggio che mi è piaciuto di meno in quanto non condivido per nulla la sua personale scelta): sono tutti uomini e donne che avrebbero voluto, o dovuto, essere altrove, che sognavano altro e che si sono semplicemente ritrovati a vivere dove la vita li ha portati. Coloro che sbagliano, come James e Cat, ne sono consapevoli e cercano goffamente di rimediare ai loro errori; pian piano scopriamo che i loro sbagli hanno danneggiato prima di tutto loro: James per incoscienza e stupidità si è privato della donna che amava, di una famiglia; Cat per ambizione è finita prigioniera di un modo dorato, dove non conta nulla, non fa nulla e non ha nessuno che le voglia bene. Entrambi cercano quindi di ritornare come possono sui loro passi, tornando all’approdo sicuro che Georgia rappresenta ancora per loro.
Georgia è una donna bella, solare, forte, un personaggio intrigante pur con le sue debolezze, una specie di calamita che attrae attorno a sé tutte le altre. Le difficoltà passate nella vita, soprattutto come madre single di una figlia quasi adolescente e i tradimenti da parte del fidanzato e della migliore amica, l’hanno temprata ma allo stesso tempo resa fragile, tant’è vero che le riesce molto difficile inizialmente aprirsi con le ragazze che vengono nel suo negozio..dovrà svolgere il suo graduale percorso di pacificazione coi fantasmi del passato per ricompattare tutti i pezzi del puzzle della sua cita.e anche allora non basterà…non dico di più perché è proprio la vicenda finale di Georgia il colpo di scena del romanzo.
Altro personaggio che mi è piaciuto è Anita, la settantenne amica di Georgia, che fa da nonna a Dakota e che dopo una lunga vedovanza sente rinascere qualcosa per il negoziante Marty: la storia di Anita e Marty, entrambi anziani, è narrata come una qualsiasi storia d’amore, e mi è piaciuta molto visto che solitamente le storie d’amore e sesso tra due persone facenti ormai parte della terza età non sono molto comuni, e spesso sono stereotipate.
E’ un libro dove si ride, si piange, si riflette, e dove si sente anche rinascere la speranza per un futuro migliore, anche dopo le esperienze e le tragedie più brutte.

Duchesse disperate, di Eloisa James

Titolo originale: Desperate duchesses

Anno: 2007

Ambientazione: Inghilterra, 1780
Collegamenti con altri romanzi:
E’ il primo romanzo della serie “Duchesse Disperate”, cosi composta:

1- Duchesse disperate (Desperate Duchesses);
2- Prima di Natale (An affair before Christmas);
3- La notte della Duchessa (Duchess by night);
4- Il ritorno del Duca (When the Duke returns);
5- Duchessa del mio cuore (This Duchess of mine);
6- A Duchess of her own (inedito in Italia)


 
Lady Roberta, figlia unica dello stravagante (a dir poco: è soprannominato “il marchese folle”) marchese St. Giles, a ventidue anni sta ancora aspettando che qualcuno chieda la sua mano; a causa della fama del padre infatti, finora nessuno ha avuto il coraggio di farsi avanti, e addirittura cominciano a girare false voci di presunte deformità fisiche e mentali che affiggono la giovane per spiegare tale fatto.
Nonostante le proteste di Roberta, il padre si rifiuta di portarla a Londra per la Stagione; ma quando, a un ballo, conosce il duce di Villiers, Roberta ne rimane folgorata al punto da prendere immediatamente non solo la decisione di sposarlo a ogni costo, ma anche quella di trovare il coraggio di sfidare la volontà paterna partendo per Londra e facendosi ospitare da Jemma, duchessa di Beaumont e lontana parente della defunta madre di Roberta. Costei, che non ha nulla da invidiare in fatto di stravaganza al padre della giovane,accetta con entusiasmo di farle da chaperon, approfittandone per sfidare Villiers a una strana partita a scacchi; ma in casa di Jemma Roberta conosce anche Damon, conte di Gryffin, il fratello di lei, gentiluomo affascinante e irriverente…



Devo dire la verità: così come non mi aveva particolarmente entusiasmato la saga delle sorelle Essex, non mi ha particolarmente entusiasmato nemmeno questo primo romanzo della serie DUCHESSE DISPERATE. Eloisa James è certamente una scrittrice che conosce molto bene il suo mestiere, dato che i suoi libri non sono di quelli che uno chiude perché si è stufato; ma nel mio caso, non è riuscita ancora a “prendermi”, come successo per altre autrici (ad esempio la Balogh e l’Albanese). 
Il perché non lo so dire con esattezza; forse è solo la cosiddetta “mancanza di feeling”, ma ho trovato questa storia abbastanza noiosa e anche un poco confusionale, nonostante vi si intreccino le vicende sentimentali di due sole coppie: Roberta e Damon e Jemma ed Elijah. Quest’ultima è la coppia che mi ha interessato di più, visto che i due protagonisti, così diversi fra loro (lei briosa e vivace, lui serio e compassato), nascondono non solo un comune passato di errori e sofferenze ma nelle scene in cui sono protagonisti si intuisce - nascosto - tra loro il sentimento che ancora li lega.
Per la coppia protagonista la storia si sviluppa secondo il consueto canone: lei Lady disperata perché non riesce a trovare marito, lui dongiovanni impenitente (a detta dell’autrice: a me ha dato tutt’altra impressione!) che si offre volontario per darle delle “lezioni amorose” per aiutarla a conquistare l’uomo che vorrebbe sposare (questo sì libertino e sconsiderato); lei accetta e ovviamente le cose andranno come tutti possono immaginare, anche se, contrariamente a quello che fanno molte eroine dei romanzi, è divertente vedere come Roberta consideri con nonchalance la notte d’amore passata con il conte, con grande sconcerto del suddetto….
Unico personaggio che ho veramente apprezzato in questa storia è il padre di Roberta, uomo assolutamente stravagante (e purtroppo, involontariamente imbarazzante per la figlia) la cui comparsa nel libro ha creato divertenti scene e siparietti degni di nota, soprattutto l’ultimo, in cui compare anche George, principe di Galles.
Se fra voi c’è qualche appassionata del gioco degli scacchi penso che apprezzerà il fatto che in questa storia contino molto, anche perché vengono usati come metafora delle vicende sentimentali dei protagonisti.
Che dite: se mi capita provo a dare un’altra occasione a Eloisa James?

domenica 27 maggio 2012

Eternity, di Rebecca Maizel

Titolo originale: Infinite days

Anno: 2010
Ambientazione
: Stati Uniti, 2010

Collegamento con altri romanzi
: è il primo romanzo della trilogia VAMPIRE QUEEN, composta da:

- INFINITE DAYS (in italiano ETERNITY);
- STOLEN NIGHTS ;

- Un terzo titolo non ancora definito.

Lenah Beaudonte ha sedici anni dal 1418, da quando cioè venne trasformata in un vampiro da Rhode, che è diventato il suo compagno di vita. E il cui amore è talmente forte da spingerlo, sei secoli dopo, a sacrificare la propria esistenza compiendo il rituale che ha permesso a Lenah di esaudire il suo desiderio più grande: tornare a essere umana.
Grazie al sacrificio di Rhode ora Lenah è tornata una normale sedicenne umana: frequenta la scuola, trova degli amici, studia, lavora nella biblioteca… e soprattutto, contro ogni sua aspettativa, si innamora di nuovo del bel Justin.
La sua vita sembra così scorrere nel migliore dei modi, fin quando il suo passato di sangue, dolore e morte all’improvviso ritorna, minacciandola…

Come molte di voi sanno, sono una di quelle lettrici cui il genere vampiresco che tanto va di moda in questi anni non ha mai detto nulla (esclusi i vampiri di Teresa Medeiros), anzi…
Eppure la trama di questo romanzo d’esordio di Rebecca Maizel ha catturato la mia attenzione al punto di decidere di dare una seconda chance anche a questo genere, leggendo questo romanzo.
Il responso? Anche se non posso certo dire di essermi convertita al vampirismo (letterariamente parlando) e non sono nemmeno sicura che leggerò gli altri due romanzi della serie, non mi è affatto dispiaciuto; l’ho trovato molto ben scritto, in modo intenso e con una protagonista Lenah, che è stata per secoli una vampira, la più feroce della sua specie; ma la sua ferocia era dovuta al dolore per la condizione di vampira. Come viene spiegato a un certo punto del romanzo, più il legame e la nostalgia della vita umana sono forti più il vampiro è feroce e crudele; e per Lenah, nel corso dei secoli, il desiderio di provare qualcosa che non fosse solo sangue e odio cieco è divenuto così forte da spingerla quasi alla follia, ovvero a progettare di lasciarsi incenerire dalla luce del sole, in modo da porre fine a quello che per lei è un vero e proprio martirio.
Per questo Rhode, il suo compagno, il vampiro che l’aveva trasformata perché se n’era innamorato, decide di compiere il magio rituale con cui un vampiro può tornare umano; e per farlo, non esita a sacrificare la sua stessa esistenza (condizione essenziale perché il rituale si compia e che un vampiro deve desiderare il bene dell’altro a costo della sua stessa vita); non solo, ma prima che il rituale si compia organizza anche la nuova vita di Lenah, in modo che i membri della Confraternita che lei stessa aveva creato non riescano a trovarla.
E quindi Lenah, per la prima volta dopo secoli, si ritrova sedicenne in un mondo completamente diverso da quello che conosceva; prova esperienze nuove, come vestirsi senza corsetto, ascoltare musica da uno stereo, usare un cellulare… soprattutto ritrova, e riprova emozioni semplici ma per lei perdute, come sentire lo stomaco brontolare per la fame, o sentire la pioggia che scorre sul viso, o percepire la sensazione della pelle sotto le dita quando si tocca un’altra persona; cose scontate per un umano, ma per chi per secoli ha vissuto come un non morto, favolose.
Soprattutto, riprova anche sentimenti di vario tipo: l’amore per Justin, l’amicizia per Tony, la gelosia iniziale con alcune ragazze della scuola di cui poi diventa amica; impara nuovamente a fidarsi di qualcuno. E’ proprio nella finezza psicologica e letteraria con cui vengono descritte tutte le sensazioni che prova la protagonista, tutti i passaggi delle emozioni da lei provate, tutta la sua rinascita insomma, che ho trovato la parte migliore del romanzo, e che mi fa pensare al di là del fatto che il tema vampiresco possa interessare o meno, che Rebecca Maizel sia un’autrice che vale la pena di seguire; visto il suo talento (non è tanto scontato come sembra, per uno scrittore, il saper scrivere certe cose facendole percepire al lettore la punto tale da emozionarlo, come capitato a me) non mi è difficile prevedere per lei almeno spero una carriera in salita.
Altre abilità della scrittrice, il saper intessere una storia circoscritta tutto sommato a poche ambientazioni e pochi elementi in modo coinvolgente e avvincente, e l’aver saputo creare personaggi affascinati e credibili sia per la loro fisicità (riassunta spesso in pochi tratti: gli occhi azzurri di Rhode, i capelli neri e la pelle bianchissima di Lenah, la mascella forte di Vickam… altro che le pagine e pagine di elementi anatomici a livello iperbolico che usano descrivere certe autrici!) sia per la loro parte psicologica ed emozionale: ad esempio, quando Lenah parla del suo passato da cattiva, non si può non percepire dietro la sua spietatezza un’altrettanto grande sofferenza; lo stesso per l’amore di Rhode nei suoi confronti o per la sete di vendetta dei vampiri della setta.
Insomma, anche se il genere vampiresco non credo proprio faccia per me, credo che quando uscirà il prossimo capitolo della serie non lo disdegnerò; a maggior ragione se alle amanti di questo genere capiterà di leggere questo romanzo, sono sicura che faranno altrettanto!



sabato 26 maggio 2012

Novità in libreria

ESCE IN LIBRERIA  NESSUNO Può PORTARTI UN FIORE, di Pino Cacucci, EDIZIONE FELTRINELLI.

L'immaginazione e la memoria storica di Pino Cacucci sono affollate di ribelli. Non sono necessariamente eroi a tutto tondo. Non hanno necessariamente il rigore ideologico di una dottrina o il vigore di una fede politica. Non sono necessariamente entrati nella fama che si trasforma in leggenda. Hanno però una caratteristica comune: incarnano in un gesto o in una vita intera l'insofferenza profonda per il conformismo e l'ingiustizia. Quelli di Pino Cacucci sono ribelli contro la loro stessa volontà e corrono incontro al destino con innamorata leggerezza. In questo libro si racconta di Horst Fantazzini, rapinatore gentiluomo, protagonista di tentate evasioni disastrose. Si racconta della bellissima e sfrontata Edera De Giovanni, che sfida il gerarca fascista, finisce in carcere, ne esce, prende contatti con i dirigenti della lotta di liberazione, viene catturata, torturata e fucilata a Bologna. Si racconta di Antonieta Rivas Mercado, pioniera appassionata di cultura nel Messico degli anni venti, travagliata da amori infelici e suicida a Parigi. Si racconta di Clément Duval, teorico della rivolta e dell'esproprio, condannato ai lavori forzati alle Isole della Salute, che provò a fuggire via mare almeno una ventina di volte. Di Sylvia Ageloff, strumento ignaro nelle mani di Ramón Mercader per entrare nell'entourage di Trockij e assassinarlo. E del bandito Sante Pollastro, cantato anche da De Gregori.



ESCE IN LIBRERIA PIAZZA DELLA LOGGIA- VOLUME I: NON ERA DI MAGGIO, di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, EDIZIONE BECCO GIALLO.


Nella primavera 1974, una lunga serie di attentati destò grande preoccupazione a Brescia e nei paesi limitrofi, portando alla mobilitazione del comitato permanente antifascista e dei sindacati. Venne indetta una manifestazione per il 28 maggio, con comizio conclusivo in Piazza della Loggia. Alle 10 e 12, durante l'intervento del sindacalista Franco Castrezzati, l'esplosione di una bomba provocò 8 morti e oltre cento feriti. A quasi 38 anni di distanza nessuno è stato condannato per quella strage. Quattro istruttorie si sono concluse con l'assoluzione degli imputati. Il processo più recente si è svolto nel disinteresse dei media, terminando anch'esso in primo grado con altre assoluzioni, sentenza confermata in appello. Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, già autori di "Piazza Fontana", affrontano in questa graphic novel la strage di Brescia: se per la strage del 12 dicembre 1969 hanno scelto di isolare il fatto dal contesto di quegli anni, per sottolineare l'atrocità del giorno in cui l'Italia scoprì la violenza terroristica, per la strage del 28 maggio 1974 gli autori hanno scelto di inserire l'attentato nel quinquennio 1969/1974.
Nota: in occasione dei 38 anni dala Strage di Piazza della Loggia e a breve distanza dall’ultima sentenza che ha lasciato un forte senso di ingiustizia in molti italiani, esce il primo volume di questa raccolta a fumetti che narra questa triste pagina storica dell’Italia e del terrorismo. Per non dimenticare,soprattutto alla luce degli ultimi avvenimenti di cronaca.


ESCE IN LIBRERIA  OBLADì OBLADA’, di John Lennon, Paul McCartney, Mario Moraro, EDIZIONE GALLUCCI.


Lilly non è una principessa: canta in una band. Gianni non è un cavaliere: lavora al Super Bar. Ma s’innamorano come nelle fiabe: lui le compra un anello da sogno, si sposano, hanno due bei bambini… E vivranno felici e contenti, tra i toast e la musica pop.

Nota : Da incallita Beatlesiana non potevo non segnalare questa nuova uscita dellibro appartenente a una popolare e bellissima collana di libri per bambini; due parole magiche, una melodia indimenticabile per la favola musicale di Paul McCartney, qui nella versione italiana con il testo originale a fronte.

giovedì 24 maggio 2012

Il fiore sbocciato, di Kathleen E. Woodiwiss

Titolo originale: The reluctant suitor

Anno: 1999
Ambientazione:
Inghilterra, fine '700


 
Da bambina Lady Adriana Sutton è stata promessa sposa a Lord Colton Wyndham, ma lui si era ribellato al volere delle famiglie ed era scappato arruolandosi nell’esercito; dopo sedici anni ritorna a casa e trova Adriana cresciuta e trasformata in una splendida donna, che però non ha ancora dimenticato la cocente delusione provata e l’umiliazione di sentirsi definire “uno spaventapasseri dagli occhi troppo grandi”, e che quindi mostra freddezza nei suoi confronti. Nonostante siano passati sedici anni Colton scopre non solo che la promessa matrimoniale è ancora valida, ma che il testamento paterno lo vincola a un corteggiamento di tre mesi per provare almeno a scoprire se lui e Adriana sono di reciproco gradimento.
Contrariamente sedici anni prima Colton è fermamente deciso a conquistare Adriana, ma ostavolta a scontrarsi con la sua delusione, deve anche vedersela con Roger, un pretendente un po’ troppo insistente che nel corso della storia rivelerà ben altra natura da quella del tranquillo giovane ambizioso…

Penultimo romanzo della grande regina dei romance, devo dire che mi ha deluso molto; se per PER SEMPRE (l’ultimo romanzo) ci poteva essere la giustificazione che il romanzo era stato scritto durante la malattia dell’autrice ed in seguito completato da altri dopo la sua morte, davvero non saprei come giustificare questo IL FIORE SBOCCIATO, che risale al 1999, quindi a tempi non sospetti.
Un romanzo lento, noioso, che prende poco e solo per inerzia e buona volontà del lettore, e soprattutto che parte da un assunto davvero poco credibile e assurdo: la protagonista Adriana, per tutta la prima parte del romanzo, rimarca la sua delusione, il suo shock, la sua sofferenza per il rifiuto di Colton al matrimonio combinato dai genitori; viene altresì fatto spesso notare dall’autrice che il padre di Colton aveva combinato quest’unione perché aveva capito che Adriana, per le sue qualità fisiche e caratteriali, era sicuramente la donna più adatta a suo figlio. Tutto ok? Certo… finchè non si scopre che all’epoca del presunto trauma sentimentale, Colton aveva 16 anni… e Adriana ne aveva otto!!!
Ora io dico: quante di voi stanno ancora soffrendo per la delusione d’amore patita a otto anni? Spero poche…
Alla luce di questo piccolo particolare che per l’autrice sembra irrilevante, ho provato grande solidarietà con questo sedicenne che, giustamente, non provava nessun interesse per quella che è solo una bambina; solidarietà che è improvvisamente scemata quando, dopo il suo ritorno (passati sedici anni dal fattaccio) - e causa la trasformazione della ex bambina in una donnina niente male sia fisicamente che come carattere - il nostro comincia ad ammettere che sì… forse… il padre aveva ragione e lui ha sbagliato a ribellarsi, avrebbe dovuto accettare di buon grado… a quanto pare, gli ormoni possono compiere miracoli.
Anche non volendo considerare tutto ciò (e per me è stato impossibile, troppo irreale come cosa!), Colton e Adriana nonostante l’impegno dell’autrice nell’inscenare siparietti maliziosi, litigate sotto cui si dovrebbe intravede il fuoco della passione, stuzzicamenti vari, sono due protagonisti che comunicano ben poco, se non nulla, molto lontani da alcuni loro predecessori pieni di fascino, di magnetismo come Cole e Alaina o Christopher ed Erienne; la storia che li riguarda, nonostante gialli, traversie e colpi di scena, si trascina stanca, e a nulla contribuiscono i personaggi di contorno che rimangono, appunto tali.
Forse gli unici personaggi un po’ degni di nota sono il cattivo Roger, che inizialmente appare come un bravo ragazzo ma che nasconde un’anima nera, e la moglie Felicity, che da ragazzina sciocca e superficiale che si troverà ad affrontare un’esperienza da incubo grazie alla quale comunque maturerà, e troverà alla fine la meritata felicità.
Sono sempre stata una fan della Woodiwiss, ma quando mi trovo davanti ad un libro scadente non posso non notarlo, indipendentemente dal nome dell’autrice. E questo romanzo, purtroppo, lo è. E non me la sento di nasconderlo.


lunedì 21 maggio 2012

I love shopping in bianco, di Sophie Kinsella

Titolo originale: Shopaholic ties the knot
9788804509554g

Anno: 2003

Ambientazione: Inghilterra, ai giorni nostri

E' il terzo romanzo della serie I LOVE SHOPPING.



E anche per Becky Bloomwood arriva il momento che tutte le donne innamorate sognano: Luke le ha chiesto di sposarla, e lei ovviamente ha detto sì!
E come tutti sappiamo bene, quindi si prepara un matrimonio ci sono tante cose da scegliere: le bomboniere, il vestito da sposa, il ristorante,il catering, le musiche,il luogo della cerimonia…insomma, per una maniaca dello shopping come Becky una vera delizia!
Peccato che, come sempre succede in tutti i preparativi di matrimonio,si intromettano anche i genitori degli sposi:l’acida suocera Elinor, madre di Luke, che intende organizzare un ricevimento sofisticato ma privo di calore, a New York;e Jane e Graham, i genitori di Becky, che invece a Londra stanno organizzando un matrimonio fastoso e un po’ kitsch, ma pieno di amici affettuosi…e Becky, che generosa come sempre non ha cuore di scontentare nessuno, si trova alla fine con due matrimoni organizzati!Come risolverà la spinosa questione?



Nella serie I LOVE SHOPPING non poteva mancare un capitolo dedicato al momento che tutte le donne innamorate sognano:il matrimonio e i relativi preparativi per quello che dovrebbe essere “il giorno più bello”.
La Kinsella diventa stavolta per il lettore una specie di Virgilio moderno che ci guida, attraverso le tragicomiche e sempre mega-ingarbugliate vicende di Becky,nei vari gironi che consistono nei preparativi all’evento.Che in questo caso, come avrete letto nella trama, sono addirittura due….e ognuno dalla parte opposta del mondo, per giunta!Certo, chiunque legga, anche il fan più accanito di Becky, non può non chiedersi come abbia potuto arrivare al punto di non dire nulla per non scontentare nessuno…ma tant’è.
Il ritmo è sempre quello, leggero e frizzante anche nei momenti più “duri”della vicenda,che riesce a mantenere nel lettore la curiosità e la voglia di continuare a leggere per vedere come andrà a finire, come Becky riuscirà a cavarsela nella ingarbugliatissima situazione in cui si è volontariamente ficcata. E tutto questo ovviamente, tra uno shopping e l’altro, sempre in negozi esclusivi e comprando di tutto di più,anche quello che non serve.La riflessione sorge spontanea: se già per un matrimonio solo si spendono cifre astronomiche, chissà per due!

sabato 19 maggio 2012

La bambinaia francese, di Bianca Pitzorno

Anno di pubblicazione: 2004


L’orfana Sophie viene accolta in casa della celebre ballerina Celine Varens, una donna generosa e gentile che, impietosita dalle condizioni della ragazzina, decide di aiutarla. Celine è sposata con l’inglese Edward e ha una figlia, Adele; da subito Sophie simpatizza con la piccola, tanto che spesso si occupa di lei.
Madame Celine tratta Sophie come una figlia e si cura anche della sua educazione e istruzione, la ragazzina infatti frequenta le lezioni del padrino della sua benefattrice, un gentiluomo chiamato Cittadino Marchese che ha fondato una scuola aperta a tutti, insieme a Touissaint, lo schiavo nero che Edward ha regalato a Celine ma che la donna, convinta della crudeltà della schiavitù, tratta come un altro figlio.
Purtroppo, dopo alcuni anni di serenità, Celine scopre che il marito l’ha ingannata in maniera ignobile: e questo è solo l’inizio dei suoi guai, di quelli di Adele e di quelli dei suoi due protetti…




Solitamente non leggo spin off, o comunque libri ispirati a grandi romanzi, perché solitamente stravolgono completamente in modo spiacevole la storia originale. In particolare se il romanzo originale appartiene ai miei preferiti, come JANE EYRE di Charlotte Bronte.
Ma volendo legger qualcosa di leggero ed essendomi stato indicato il nome di quest’autrice, ho deciso di provare questo romanzo, e non ne sono affatto pentita: è infatti l’eccezione che conferma la regola a quanto ho detto prima.
Come avrete capito da alcuni nomi della trama, il libro è ispirato a JANE EYRE di Charlotte Bronte, solo la storia è vista da un’altra angolazione…per la precisione, è la storia di Celine Varens, la ballerina francese che Edward Rochester nel romanzo dipinge come un’avida arrampicatrice, bugiarda, traditrice e anche mare snaturata, visto che ha abbandonato la figlia Adele, di soli sei anni, per scappar sene con un musicista.
Devo ammettere che pur amando molto JANE EYRE, mi ha lasciata perplessa l’evidente disprezzo che l’autrice mostra per i francesi e la loro cultura; disprezzo incarnato, oltretutto, dalla figura di una bambina orfana, sola in un paese straniero, affidata a persone che non conosce e oltretutto trattata con indifferenza, quando non con freddezza crudele, dal proprio padre (perché, checché se ne sia detto nel corso dei secoli…si capisce benissimo che Adele è figlia di Rochester).La bambina viene spesso bollata come creatura frivola, sciocca e ignorante, e scusata solo perché “è francese”, e figlia di uan madre indegna e immorale, come tutti gli artisti.
Ora, che questa opinione fosse comune a quell’epoca non ci piove, così come si sa che i bambini non venivano trattati con troppa tenerezza; ma io leggendo mi sono sempre posta alcune domande: davvero Adele è una bambina così stupida?Davvero Celine Varens era così crudele da abbandonare la figlia per fuggire con un uomo?Rochester è sempre visto come un eroe tormentato e vittima di cattiverie, ma come mai rinnega la sua stessa figlia?
Ebbene, l’autrice del romanzo si è posta gli stessi interrogativi(per sua stessa ammissione in un capitolo alla fine del libro) e li ha risolti ideando una storia brillante e coinvolgente, in cui per forza di cose( se si è già letto il libro originale)il mistero ha poca parte, ma il cui punto di forza è la straordinaria capacità di “ricamare” una storia verosimile da elementi in realtà appena accennati nel romanzo originale, creando personaggi straordinari, forti e ognuno particolare a suo modo. Personaggi che a volte sembrano uscire dalla pagina e vivere di vita propria….ho adorato Celine, la giovane ballerina che nonostante la ricchezza conosce nella sua vita anche il dolore e la sofferenza; una donna altruista e gentile che prende sotto la sua protezione trattandoli come figli Touissaint, lo schiavetto nero che le viene regalato, e Sophie, l’orfana che passa letteralmente dalle stalle alle stelle, visto che Celine la salva dall’ospizio dei poveri e da un orrendo destino, consentendole di continuare la propria istruzione.
Probabilmente è proprio questo particolare amore per la cultura che rende Sophie piuttosto particolare, non era certo una cosa usuale che una popolana andasse a scuola e studiasse,anche se sicuramente c’erano persone così; ho adorato anche il Cittadini Marchese, nobiluomo stravagante e con una mentalità aperta rispetto alla sua epoca, purtroppo apprezzato da pochi.
Ho trovato molto ben caratterizzati anche i “cattivi”, in questo caso soprattutto Rochester, visto in un’insolita luce davvero perfida (e a tratti esagerata, a mio avviso…possibile fosse lui solo la causa di tutti i male degli altri personaggi?), visto che Jane Eyre qui è semplicemente una donnina fragile e sola in un mondo di lupi; al massimo è un po’ troppo rigida, ma non certo cattiva.Un po’ forzata invece la rivisitazione del personaggio di Bertha Rochester, così come forzata nel finale la scelta di dare anche a lei una seconda possibilità.
Le vicende ambientate in Francia si contrappongono in modo efficace con quelle inglesi: laddove là tutto è sfolgorante di felicità e benessere, in Inghilterra tutto è grigio, triste e cupo.
Lo stile epistolare con cui vengono narrate gran parte delle vicende a volte stanca, e costituisce l’unico punto debole di questo bellissimo romanzo, che contiene molti accenni alla storia dell’epoca, ai problemi sociali, alla condizione delle donne e alla letteratura sia inglese che francese.

giovedì 17 maggio 2012

I fratelli Karamazov, di Fedor Dostoevskij

Russia,metà Ottocento.Dimitri,Ivan e Alekseji(detto Alioscia)Karamazov sono tre fratelli, figli del vecchio e depravato Fedor Karamazov,che ha dissipato in gozzoviglie e vizi tra i più laidi tutto il patrimonio suo e pure quello che i figli avevano ricevuto in eredità alla morte delle rispettive madri( Dimitri è figlio della prima moglie, gli altri due della seconda).
Ciò è motivo di un’accesa disputa tra Dimitri e il padre, accresciuta dal fatto che entrambi sono invaghiti di Grusènka,una giovane popolana molto bella.Gli altri due fratelli assistono al conflitto impotenti; quando Fedor viene ritrovato assassinato,Dimitri è l’indiziato principale, ma questi giura di essere innocente…


Con questo romanzo bellissimo, regalatomi da mia zia in occasione della Cresima, ho fatto una mia prima conoscenza con i grandi romanzieri russi, e in particolare con Dostoevskji che a tutt’oggi è, tra essi, il mio preferito.
E’ una storia lunga, abbastanza complessa, a tratti davvero noiosa (il racconto centrale del GRANDE INQUISITORE, praticamente un libro nel libro)viste le varie pagine di ragionamenti filosofici, basati soprattutto sulla contrapposizione tra fede e ragione( simboleggiate rispettivamente dai fratelli Ivan e Alioscia). Eppure, io l’ho letto a tredici anni tutto d’un fiato,e da allora l’ho riletto varie volte, e ogni volta mi ha conquistata per la passione che traspare da ogni pagina.
Passione non sempre positiva, anzi in questo romanzo direi che la passione è solo ed esclusivamente distruttiva e negativa; tutti i Karamazov sono sanguigni, vivono i loro sentimenti e inclinazioni in modo estremo, che si tratti dell’amore per una donna o dell’ardore religioso, dell’odio per il vergognoso padre all’intellettualità.
Eppure, questi tre fratelli così tragici, diversi tra loro, con pochissimo in comune e nemmeno cresciuti insieme mi hanno dato un’idea di famiglia più vera di tante famiglie “da mulino bianco”.
Su questo romanzo, sinceramente non saprei che altro scrivere, e non perché non so, effettivamente, cosa scrivere, ma perché avrei bisogno di più di un blog…un libro che mi ha dato veramente tanto, sin dalla prima lettura(e se considerate che ero piccola, 13 anni….).
Non troverete un lieto fine, una visione consolatoria della vita, nemmeno uan fine giusta….ma se non lo leggete non capite cosa vi perdete.

martedì 15 maggio 2012

Promessa di primavera, di Mary Balogh

Titolo Originale: A promise of spring

Anno: 1990


Ambientazione: Inghilterra, 1800


Il parroco Paul Howard muore per salvare due bambini. Sua sorella Grace, che viveva con lui, rimane così completamente sola al mondo, e senza un posto dove andare.
Così Sir Peregrine Lampman, amico di Paul, si offre di sposarla, nonostante la donna abbia dieci anni più di lui. Dopo qualche resistenza Grace accetta, non senza avergli raccontato la verità sul suo doloroso passato, che nessuno conosce.
Molti anni prima infatti Grace aveva avuto un figlio illegittimo dall’uomo che amava e che l’aveva abbandonata per sposare un’ereditiera; il bambino era morto annegato all’età di 4 anni e da allora Grace aveva lasciato la famiglia d’origine per trasferirsi nella piccola parrocchia del fratello minore, lontana da tutto ciò che le potesse ricordare la sua dolorosa perdita.
Quello che, per tutti, sembra solo un matrimonio di convenienza e comodità soprattutto per Grace, si rivela una felice unione per entrambi, in cui a poco a poco subentra anche l’amore; ma il ritorno di Gareth, il primo amore di Grace, rischia di rovinare tutto…

Quando si legge un romanzo di Mary Balogh si può essere certi che, qualunque sia il giudizio sul romanzo o sulla storia, non ci si troverà davanti a una storia o a personaggi banali: cosa che puntualmente avviene anche in questo romanzo.
Innanzitutto si può riconoscere all’autrice una certa dose di coraggio, visto che ha deciso di raccontare una storia d’amore dove lui è più giovane di lei di dieci anni. Certo, ai giorni nostri ciò non costituisce un problema per una coppia( non sempre però… ci sono, a volte, ancora tanti pregiudizi e pettegolezzi), ma se pensiamo che siamo nell’ Inghilterra ottocentesca, allora possiamo immaginare che non era certo una cosa usuale, e probabilmente, nemmeno considerata “normale”.
Non tanto per la differenza d’età - quanti uomini, anche anziani, sposavano donne molto più giovani? - ma proprio perché stavolta il più giovane è il lui della situazione.
E difatti, la storia tra Grace e Peregrine nasce, almeno all’inizio, come il tipico matrimonio di convenienza, anzi di più: come un’opera pia di lui verso una persona sfortunata che è rimasta solo al mondo e che altrimenti non saprebbe dove andare. E’ questo che pensano le persone a loro vicine, amici e parenti, e anche la stessa Grace; nel corso delle pagine vengono riportate molte lodi nei confronti di questo giovanotto sensibile e generoso che ha deciso di “sacrificarsi” sposando la sorella dell’amico defunto per salvarla dall’essere gettata in mezzo alla strada; questa cosa potrebbe infastidire qualche lettrice, ma teniamo ben presente l’epoca in cui si svolge la storia.
Ma la storia prende presto un’altra piega: l’autrice, con molto tatto e sensibilità, con una delicatezza davvero unica, ci racconta il nascere e l’evolversi dell’amore tra due persone su cui nessuno avrebbe scommesso - sempre e solo per il motivo suddetto - , due persone che si scoprono piano piano fisicamente e sentimentalmente, e si avvicinano riuscendo a trasformare il loro matrimonio in un’autentica unione.
Grace e Perry sono molto simili ma anche molto diversi; lei in particolare non è sempre stata la tranquilla e umile sorella zitella del parroco del paese. Da subito infatti la donna mette al corrente il promesso sposo- e insieme a lui noi lettori- di un segreto che ha sconvolto la sua vita: da ragazza Grace ha avuto una relazione con un uomo che poi l’ha abbandonata, e da questa storia era nato un figlio illegittimo, morto annegato all’età di quattro anni.
Questa la tragedia che ha cambiato per sempre la vivace, ostinata, ribelle e orgogliosa giovane donna appartenente a una famiglia della piccola nobiltà di campagna, che aveva fatto della ribellione alle convenzioni una regola di vita, sentendosi superiore agli altri; a tal punto che, come lei stessa si rende conto, anche la storia d’amore con Gareth (il padre di suo figlio), in fondo, era basata su quello: il desiderio di infrangere le regole e la morale, di dimostrare che lei era più forte di tutti, compresa la sua famiglia.
Perché non è vero che Grace non ha nessuno al mondo: le rimangono il padre, il fratello maggiore, la cognata e due nipoti, ma dopo la morte del piccolo aveva rotto i ponti con tutti, accusandoli tra le altre cose di aver sempre considerato suo figlio cosa di poco valore perché illegittimo, e in qualche modo incolpandoli della sua morte.
Grazie all’amore paziente, gentile e maturo di Perry (un personaggio maschile veramente bello e profondo, lontano da molti caratteri maschili tipici dei romance, ma sicuramente in grado di emozionare e far sospirare le lettrici allo stesso modo, se non di più), Grace riuscirà a ricostruire la sua vita, perdonando sé stessa e gli altri, ristabilendo il rapporto con i familiari (dei quali, dopo tanti anni, riesce a vedere anche i pregi e soprattutto, i torti che lei aveva nei loro confronti), e troncando definitivamente col proprio triste passato, rappresentato da Gareth, l’uomo che l’ha abbandonata senza alcuno scrupolo e che ora si ripresenta pensando che nulla sia cambiato, minando la serenità che Grace sta faticosamente riscostruendosi; Gareth è non solo malvagio (perseguita la povera Grace con un’insistenza che oggi chiameremmo stalking), ma è anche molto stupido, credetemi! Nelle scene dove compare anche lui, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un bambino capriccioso che non accetta la realtà e soprattutto non accetta che qualcun altro, meglio di lui, abbia preso il suo posto; non accetta nemmeno che gli vengano rinfacciate (giustamente) le gravi colpe di cui si è macchiato, trova una giustificazione per tutto… insomma, una lagna incredibile… del tutto privo di qualsiasi attrattiva.
Un efficace contrasto con Perry, la cui giovane età non è certo un’ostacolo alla grande maturità e all’impegno che dimostra nel rapporto con Grace, spendendosi veramente a 360 gradi per la donna che scopre di amare.
Molto ben delineati anche i personaggi di contorno, dai familiari di Grace agli amici che attorniano la coppia. Un piccolo spaccato realistico della vita semplice di un paesino di campagna, con tutte le sue gioie, problemi e talvolta anche drammi.
Un romanzo gentile e delicato, proprio come un fiore di primavera.

Appuntamento senza anestesia, di Lisa Cach

Titolo Originale :Dating without Novocaine

Anno: 2002

Ambientazione: Boston, 2002

Hannah O’Dowd, sarta ventinovenne, è angosciata dall’imminente arrivo del suo trentesimo compleanno. Questo perché, alla soglia dei trenta, la sua via è completamente diversa da quella che aveva sempre immaginato, soprattutto per il fatto che è ancora, disperatamente single.
Ma dopo il primo momento di scoramento Hannah reagisce energicamente, e insieme agli amici Luoise, Scott e Cassie (tutti più o meno nella sua stessa barca), decide di buttarsi alla ricerca di Mr “uno su un milione” che - ne è certissima - è lì fuori ad aspettarla; ma proprio perché il mare è pieno di pesci, farà davvero ogni tipo di incontro.
Va da sé, non sempre piacevole…



Dalla biografia di Lisa Cach (conosciuta per i suoi romanzi storici) si legge che ha deciso di scrivere questo romanzo per farlo leggere al nipote, per evitare che diventi uno di quegli uomini con cui una ragazza può resistere una sera solo sotto anestesia. Essendo il romanzo del 2002 e non conoscendo il nipote in questione, si può solo sperare che sia riuscita perlomeno in quest’intento… perché il romanzo, francamente, non è granchè.
A parte il fatto che ho avuto la sensazione che l’autrice abbia messo un sacco di cose in un frullatore, abbia schiacciato “on” e… vrrrrrrr! Dopo dieci minuti, abbia versato il contenuto nel manoscritto: per una storia tutto sommato cortina, ci sono effettivamente troppi personaggi, troppi elementi, troppi accenni, e persino un evento drammatico che non ha alcun scopo.
Inoltre sono proprio i personaggi il punto più debole; sia la protagonista che i suoi amici passano sulla pagina senza lasciare il segno, e i comprimari - nel nostro caso i vari maschietti che Hannah & C. incontrano nella loro ricerca - non si ricordano più già prima della fine del romanzo; ma poi, possibile che siano tutti così verminosi?!
Certo forse è la protagonista che li attira come una calamita, visto che non si può dire che brilli per acume, oltre ad avere alcuni comportamenti che lasciano ogni donna con un briciolino di sale in zucca più che perplessa: ad esempio - e senza falsi moralismi - che dire di una donna che si reca ad un appuntamento al buio con un tizio conosciuto in chat con cui ha scambiato solo una mail e che non ha mai nemmeno visto in faccia, direttamente a casa sua?!
Del romanzo si salvano solo (ma di pochissimo) alcuni divertenti spunti su incontri casuali o in chat , oltre al messaggio che alle volte l’amore può essere molto più vicino di quello che pensiamo e a un originale e divertente modo per esorcizzare i propri ex (attenzione, solo quelli che ci hanno fatto soffrire!); ma tolto questo, tutto il resto è noia, come dice una celebre canzone di Franco Califano che mi è venuta in mente proprio leggendo il libro….
Datemi retta: nel chick lit c’è molto, molto di meglio!

domenica 13 maggio 2012

Sergio Ramelli- Una storia che fa ancora paura, di Guido Giraudo, Andrea Arbizzoni, Paolo Severgnini, Giovanni Buttini, Francesco Grillo


Anno di pubblicazione: 2000
Il 29 aprile 1975 Sergio Ramelli, uno studente di 18 anni iscritto all’MSI, moriva dopo 47  giorni di coma; il 13 marzo era stato aggredito e malmenato a colpi di chiave inglese da alcuni militanti di Autonomia Operaia.
Tutto cominciò più di un anno prima, quando Sergio svolse un tema di attualità in cui criticava le BR e la scarsa presa di posizione del PCI ufficiale in merito a gruppi del genere; per il ragazzo cominciò una vera e propria persecuzione, nella ttale omertà (e qualche volta complicità) di professori e preside, tanto che fu costretto a cambiare scuola. Ma nemmeno questo servì; i suoi persecutori, non paghi nemmeno dell’aggressione, continuarono ad accanirsi su familiari e parenti anche dopo la morte del ragazzo, complice in un certo senso il silenzio di Milano, la città dove il tutto è avvenuto. Per molti anni la  vergogna di tutto ciò ha impedito a molti di parlare di questa storia e ancora oggi c’è che vorrebbe nasconderla o minimizzare; peggio ancora c’è chi è ancora convinto che Sergio non sia una vittima in quanto “fascista”….


Come chi mi segue sa molto bene (che pazienza che avete!) per il periodo degli anni di piombo e del terrorismo italiano ho un grandissimi interesse, da sempre, tano che me lo sono praticamente studiata da sola (figuriamoci! A scuola si arriva a malapena al 25 aprile 1945…). Ciò non è necessariamente negativo, in quanto purtroppo in quegli nni ci sono ancora molte storie scomode che probabilmente a scuola non verrebbero sviscerate a dovere. Come appunto, quella di Sergio Ramelli.
La storia di questo ragazzo ucciso brutalmente a 18 anni perché non la pensava come i suoi aguzzini me la porto nel cuore da anni, da quando me la raccontò mia madre ai tempi della scuola; nel corso degli anni, fino a quando ho messo Internet, ho saputo veramente molto poco; in quanto oltre al racconto di mia madre (ovviamente parziale perché non sapeva nemmeno lei tutti i particolari) e al racconto sintetizzato fatto da Indro Montanelli nel suo “L’Italia del ‘900” ho saputo poco altro. Solo con Internet, e con lo sdoganamento avvenuto negli ultimi anni grazie ad alcuni programmi televisivi che ricordavano il fatto, e infine trovando (a fatica, ho douto ordinarlo perché è praticamente introvabile nell librerie!) questo libro che cercavo da anni, sono venuta a conoscenza della vicenda nella sua completezza.
Perché, come dice il titolo, è una storia scomoda, una storia che fa ancora paura.
Tanta paura che a Milano anche quest’anno, come da 38 anni del resto, i partigiani dell’Anpi e vari rappresentanti della sinistra hanno cercato di impedire la commemorazione di Sergio Ramelli da parte di militanti missini, addirittura cercando di impedire la proiezione di un documentario a lui dedicato.
Perché Sergio aveva- e a quanto pare, purtroppo ancora oggi ha agli occhi di una certa parte politica- una gravissima colpa: era fascista. Una colpa che doveva essere lavata col sangue.
La maggior parte della storia è raccontata attraverso gli occhi della madre Anita, e veramente mi sono venuti i brividi leggendo quello che questa donna e la sua famiglia hanno dovuto passare anche durante il come e dopo la morte del figlio: persecuzioni, minacce, hanno dovuto allontanare il figlio maggiore perché minacciato di fare la stessa fine del fratello, il padre dopo tre anni è morto di crepacuore. Fecero fatica perfino a fare il funerale a Sergio in quanto i militanti di sinistra minacciarono vari preti.
Nonostante la storia sia raccontata in modo molto asciutto e sobrio, e intervallata da numerosi interventi e stralci presi dai documenti processuali, che spiegano in modo molto efficace ed esatto le dinamiche di questa storia assurda, non ho potuto fare a meno di formarmi un’alta opinione di Sergio, un ragazzo a mio avviso coraggioso in quanto ha maturato e portato avanti delle scelte politiche pensando con la propria testa e combattendo senza armi ma con l’esempio perché tutti potessero essere liberi come lo era lui, che era “libero” dentro; al contrario di quei fanatici dei suoi assassini, dei suoi persecutori e di tutti coloro che li hanno in qualche modo protetti e fiancheggiati solo perché erano di sinistra, che era considerata la parte èolitica più giusta qualunque cosa facesse in quanto si rifaceva agli ideali del comunismo e della Resistenza. Giustificando così violenze fisiche e psicologiche, minacce e omicidi.
Le connivenze e protezioni avute dagli assassini sono state tantissime, e non ci si stupisce non solo che siano stati presi dopo dieci anni, ma che- come al solito in Italia- hanno fatto pochissima galera (uno di loro due anni fa è diventato primario di un importante ospedale pugliese).
La storia di Sergio è ancora scomoda; ma sta a chi è rimasto cercare di fare in modo che non sia più tale. Fino a che lui e gli altri ragazzi che persero la vita in maniera simile non avranno rispetto anche dalla sinistra, inutile parlare di memoria condivisa e stupirsi del rigurgiti del terrorismo….

sabato 12 maggio 2012

La modista, di Andrea Vitali

Anno di pubblicazione: 2008

Ambientazione: Bellano, provincia di Como, 1950

Nel paesino di Bellano la vita scorre tranquilla e a tratti noiosa, tanto che quando una mattina si scopre che qualcuno ha tentato di forzare le porte della sede del Comune sembra che sia successo un evento. La guardia notturna Fortunato Bicicli non ha visto nulla, perché quella notte aveva alzato un po’ il gomito; scampato il pericolo del licenziamento, decide di darsi da fare per scelare il mistero e comincia a condurre una su personale indagine a fianco di quella ufficiale dei carabinieri, nella persona del maresciallo Accadi e dell’appuntato Marinara.
Ma la figura centrale è quella di Anna Montani, la bella e sensuale modista che fa girare la testa a molti uomini del paese e che cerca di usare il suo fascino per sistemarsi, in qualche modo: con risvolti non troppo fortunati e imprevedibili, così come sarà imprevedibile la soluzione del giallo del tentato furto in Comune….


Da tempo adocchiavo i romanzi di questo autore, di cui avevo sentito parlare molto bene, così per sciogliere il ghiaccio, ho scelto questo, che mi pare rientri tra i suoi titoli più noti.
E ho trovato un libro davvero godibilissimo, che ricorda molto – come ambientazione, personaggi, stile narrativo- quei vecchi film anni ’50 tipo “Pane,amore e fantasia” o “Le ragazze di Sanfrediano” o “Poveri ma belli”, “La nonna Sabella” e altri titoli di questo tipo con cui si formò in gran parte la commedia all’italiana.
Bellano è un “mondo piccolo” paragonabile al Brescello di Guareschi (il paese, per intenderci, dove si svolgono le vicende di “Don Camillo”); c’è il municipio, l’osteria, il lago, la farmacia,la caserma dei carabinieri,il negozio di stoffe, il bar, persino un giornale locale; tutti luoghi dove ci si muove e dove, per quanto dal di fuori possa apparire strano dato che è un paesino, si nascondo misteri e segreti che coinvolgono i vari abitanti. Un microcosmo tratteggiato tanto bene che molte volte ci sembra di vederli, questi luoghi,di respirare l’aria del lago, di vedere il famoso albero di cappellini, pizzi e foulard che si muovono con l’aria di un ventilatore ideato dalla modista per attirare  clienti nel suo negozio.
Ed è proprio Anna Montani, la modista, che viene presentata come personaggio principale (cosa che per me non è troppo vera, in quanto ho trovato abbia lo stesso spazio e la stessa importanza di quasi tutti gli altri personaggi) che catalizza su di sé una parte di quello scompiglio, nei suoi buffi e allo stesso tempo furbetti tentativi di accasarsi (meglio se bene); nonostante nella realtà donne che si comportano nello stesso modo vengano considerate in ben altro modo, devo confessare che leggendo non sono riuscita a trattenere un moto di simpatia per le sue “sfortunate” vicissitudini; soprattutto mi è spiaciuto (ma forse sarebbe stato un po’ scontato) il fatto che nessuno riesca ad amarla davvero, alla fine. E anche, se vogliamo, il fatto che per lei rimarrà tutto come prima.
Assieme a lei, il vanesio maresciallo Accardi, più attento al suo look e alle grazie della bella modista che alle indagini; l’appuntato Marinara, che invece è più ligio al dovere del suo superiore, indagando anche per vie traverse e non ufficiali; il goffo Bicicli, la guardia notturna; il bamboccione Eugenio; le misteriose farmaciste Austera e Gerbera.
Insomma, così bello che mi sono segnata subito tutti gli altri titoli di questo autore!


 

giovedì 10 maggio 2012

I love shopping a New York, di Sophie Kinsella


Titolo originale: Shopaholic abroad

Anno di pubblicazione:
2001



E' il secondo romanzo della serie I LOVE SHOPPING.

Le disavventure finanziarie raccontate nel precedente romanzo si sono alla fine risolte bene e Becky Bloomwood è riuscita ad ottenere un lavoro come esperta di finanza in una trasmissione del primo mattino, è riuscita a saldare tutti i suoi debiti e soprattutto ora è felicemente fidanzata col suo Luke.
Tutto va quindi per il meglio, anche perché Luke viene offerta l’opportunità di aprire alcune filiali della sua azienda negli Stati Uniti; deve quindi andare a vivere a New York per qualche tempo per controllare che tutto vada bene, e chiede a Becky di andare con lui. Ovviamente lei accetta, e non è elettrizzata solo dal fatto che Luke le sta praticamente proponendo una prova generale di convivenza: una irriducibile fashion victim come lei ( eh già, il vizietto non le proprio passato! ) è letteralmente elettrizzata dall’idea di visitare una delle capitali mondiali della moda e dello shopping! Si prevedono nuovi guai in vista…


Dopo I LOVE SHOPPING ritroviamo in questo secondo romanzo della serie Becky Bloomwood più in forma che mai:carriera, finanze e soprattutto amore sono la top. Che altro desiderare di più?
La principale preoccupazione di un comune mortale che avesse attraversato e risolto per il rotto della cuffia i guai che Becky ha avuto nel precedente romanzo sarebbe di cercare di mantenere stabile la sua situazione di benessere, e di non ricadere più nei vizi che l’hanno portato nei guai… e in fondo questo è il proposito principale anche della nostra simpatica protagonista. Ma credete davvero che si applicherà seriamente per realizzarlo? Se sì, illusi….
Si ripetono quindi, nonostante le varianti di ambientazione ( stavolta siamo in una scintillante e frizzante New York che ricorda molto quella del telefilm SEX AND THE CITY ), le situazioni già narrate in I LOVE SHOPPING, causate ovviamente dalla mania di Becky per shopping, saldi, occasioni ecc. L’abilità dell’autrice sta nel narrarle in modo da non dare davvero l’impressione al lettore di avere un deja vù grazie alla sua inesauribile verve comica, che le permette oltretutto di tracciare azzeccatissimi ritratti di personaggi ( anche secondari, come Elinor, la gelida e sofisticatissima madre di Luke ) e delineare situazioni al limite del paradossale e che a tratti contengono anche risvolti drammatici mantenendo sempre un pizzico di suspence sulla loro conclusione.
Alla fine Becky come sempre se la caverà e avrà tutti vicino, infatti come sempre il personaggio è di una simpatia e generosità uniche. Il che le fa ( e ci fa, a noi lettori intendo ) perdonare la faciloneria in cui casca nei guai
Ovvio che il finale darà già lo spunto per il terzo capitolo della serie….

 

La proposta di un gentiluomo, di Julia Quinn

Titolo originale:  An offer from a gentleman

Anno: 2001


Ambientazione: Inghilterra,1800


Collegamenti con altri libri
: è il terzo romanzo della saga Bridgerton, che ha come protagonisti i membri dell'omonima famiglia, ed è così composta:

- 1: IL DUCA E IO (The Duke and I) - protagonista Daphne

- 2: IL VISCONTE CHE MI AMAVA (The Viscount Who Loved Me) - protagonista Anthony

- 3: LA PROPOSTA DI UN GENTIUOMO (An Offer from a Gentleman ) - protagonista Benedict

- 4: UN UOMO DA CONQUISTARE (Romancing Mr. Bridgerton) - protagonista Colin

- 5: A SIR PHILIP, CON AMORE (To Sir Phillip, With Love) - protagonista Eloise

- 6: AMARE UN LIBERTINO (When He Was Wicked) - protagonista Francesca

- 7: TUTTO IN UN BACIO (It's in His Kiss) - protagonista Hyacinth

- 8: IL VERO AMORE ESISTE (On the Way to the Wedding) - protagonista Gregory


La vita di Sophie Beckett è veramente triste: figlia illegittima di un conte, è stata accolta ancora bambina dal padre, che l’ha allevata pur non riconoscendola; ma alla sua morte la moglie, madre di due figlie avute da una precedente unione, l’ha relegata al rango di serva. Purtroppo Sophie può solo sognare, guardando la vita delle sorellastre, quel mondo che le spetterebbe di diritto.
Ma una sera il suo sogno può diventare realtà, sia pure per poche ore: grazie a un travestimento creato dalla governante, Sophie può partecipare al ballo in maschera organizzato da Lady Bridgerton, dove danza tutta la sera con una affascinante, misterioso cavaliere che rimane impresso nel suo cuore anche quando deve ritornare giocoforza alla dura realtà.



Anche Benedict Bridgerton, terzo figlio di Lady Bridgerton, ha lo stesso problema di Sophie: al ballo ha danzato tutta la sera con un’incantevole sconosciuta dalla quale è rimasto ammaliato e che non riesce a dimenticare, tant’è che la sta cercando ovunque… senza alcun risultato…
Il terzo romanzo della serie Bridgerton è dedicato a Benedict, il secondo degli otto fratelli Bridgerton, un tipo meno appariscente dei fratelli Anthony e Colin (almeno a mio avviso). E devo dire che questo romanzo mi ha dato l’impressione di essere il linea con il suo protagonista: a differenza dei precedenti, ho notato meno situazioni umoristiche e più drammaticità. Inoltre l’autrice trae chiaramente ispirazione (forse per un omaggio) alla favola di Cenerentola.
Sophie infatti è la figlia di un nobile che,pur non riconoscendola, l’ha accolta bambina nella propria casa; ha ricevuto a tutti gli effetti l’educazione propria delle signorine bene dell’epoca, nonostante l’astio della matrigna, sposata dal padre della giovane quando Sophie aveva già dieci anni (e quindi non è una moglie tradita), e madre di due figlie dell’età della figliastra avute da un precedente matrimonio.
Già prima della morte del marito la matrigna maltratta Sophie, mettendogli contro anche le due figlie; dopo la sua scomparsa, non ci mette molto a relegare la nostra al rango di serva comportandosi davvero come la matrigna di Cenerentola; è un personaggio di una cattiveria tanto più maligna in quanto condita da una stupidità alquanto irritante, che nel finale i protagonisti riusciranno a volgere a loro favore.
Ma, tornando a Sophie, anche lei come Cenerentola ha il suo momento di gloria quando, grazie a una particolare fata Madrina, riesce a partecipare la ballo in maschera di Lady Bridgerton e a danzare con un bel cavaliere... indovinate chi è? Ebbene sì, nessuna sorpresa e nessun mistero, anche se la Quinn è molto abile a descrivere la schermaglia amorosa tra i due innamorati ancora sconosciuti…
Fin qui, come detto, la storia ricalca quella di Cenerentola; da qui in poi (o meglio dalla fuga improvvisa di Sophie che lascia attonito e inconsolabile Benedict) le cose cambiano, anche se di poco; nel corso della storia Sophie si dimostra (oltre che terribilmente sfortunata: capitano tutte a lei!) una donna di carattere che sa tenere testa all’uomo che ama (e che nel frattempo è diventato quasi il suo datore di lavoro, essendo lei stata assunta come cameriera da Lady Bridgerton); forse troppo per essere credibile, se ricordiamo che è pur sempre una semplice serva… così come ho trovato Benedict, che come già detto ha un presenza meno brillante dei fratelli, ostinato e cocciuto quasi come un ragazzino viziato.
Ovvio che tutto si risolve bene per tutti, però sinceramente il libro non mi ha preso molto… l’ho trovato appunto più favola che altro.

lunedì 7 maggio 2012

Novità su questo blog!


Sul blog di Olivia http://appoggiatosulcomodino.blogspot.it/  ho scoperto un  blog americano ("Should be Reading") sul quale vengono spesso proposte ai lettori delle rubrichette o giochini che riguardano la lettura. Ho deciso di copiarne qualcuno anche io, con quale frequenza ancora non so, per ora propongo quelle che mi sono piaciute di più!
La prima è questa:
·         What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)
·         What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)
·         What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)


1-      Cosa stai leggendo?
Attualmente sto leggendo: SERGIO RAMELLI- UNA STORIA CHE FA ANCORA PAURA, di Guido Giraudo, Andrea Arbizzoni, Paolo Severgnini, Francesco Grillo, Giovanni Buttini.


Se qualcuno di voi mi segue anche sul mio blog personale capirà subito che la lettura di questo libro è dovuta al mio interesse per gli anni di piombo e il terrorismo italiano. E – sempre per chi mi segue di là- non sarà nuova nemmeno questa storia, di cui ho parlato recentemente in questo post:





2-      Quale libro hai finito di recente?

·                     LA MODISTA di Andrea Vitali, di cui presto leggerete la recensione. Mi è piaciuto davvero molto!



3- Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?
Mah, ne ho talmente tanti che a volte non so proprio cosa scegliere! Mi piacerebbe finalmente leggere un classico di cui finora ho sempre rimandato la lettura: IL CIRCOLO PICKWICK di Charles Dickens.