martedì 21 maggio 2013

La biblioteca dei miei sogni, di Julie Highmore


Titolo originale: Pure fiction

Anno di pubblicazione: 2010

Ambientazione:


Dal retro di copertina:

“Un giovane papà alle prese con una noiosissima tesi di laurea; una commerciante in via di fallimento; una bella ragazza col morale a terra per via dell'amante sposato; un quasi-pensionato quasi-sfrattato dalla moglie; una mamma stanca di nutrire i figli e bisognosa di nutrire la propria mente: per tutti costoro, trascorrere gualche serata fuori casa non può essere che salutare. La biblioteca comunale promuove un circolo di lettura, ed ecco che un eterogeneo gruppo di "personaggi in cerca di svago" si trasforma in un'improbabile, ma meravigliosa comunità…”



Il libro al cui titolo mi sono ispirata per questo blog mi ha lasciato, effettivamente, solo questo:il titolo, decisamente fuorviante rispetto alla trama.
Da tempo l’idea dei gruppi di  lettura che in America hanno tanto successo ma che qui in Italia stentano a prendere piede (ne ho cercati qui a Brescia ma a quanto pare non esistono) mi interessava molto, quindi un libro dedicato a questo tema mi ha subito attirato.
Risultato: un’idea potenzialmente buona completamente rovinata, una serie di eventi e di personaggi le cui vite si intrecciano fin troppo, troppo in fretta e in maniere troppo improbabili; personaggi caratterizzati in modo superficiale che lasciano poco o nulla il loro segno, letture che dovrebbero essere significative almeno per chi le legge e fare in un certo senso da filo conduttore (l’autrice scomoda addirittura Charlotte Bronte e “Jane Eyre”!), un finale alla tarallucci e vino, volemose bene tutti insieme appassionatamente che più improbabile non si può…insomma, questo libro non è finito nella categoria “Orrilibri” solo ed esclusivamente per il titolo e l’idea!
Cari appassionati di libri che, imbattendovi in esso, sarete sicuramente tentati – dato l’argomento- di leggero (magari comprandolo e quindi spendendo soldi!)…ve lo sconsiglio caldamente!

 

 

sabato 18 maggio 2013

Il nodo d'amore, di Rebecca Brandewyne


Titolo originale: The love knot

Prima pubblicazione: 2003

Ambientazione: Cornovaglia,primi ‘800

Verity Collier,una giovane cresciuta in un orfanotrofio,viene assunta come istitutrice dal Conte di Iago Saint Aubyn per i suoi due figli gemelli.L’arrivo in Cornovalgia non è dei più piacevoli,visto che la carrozza mandata dal conte per condurla al maniero viene assalita dal famigerato bandito Black Jack Raven, che però non le fa alcun male.Le cose non migliorano molto, arrivata nell’isolato maniero di Saint Aubyn Manor:nonostante l’affetto e la stima che pian piano si guadagna sia dai gemelli, sia dal loro introverso ed enigmatico padre, alcune cose la tormentano:per esempio, quelle strane voci che giungono ogni tanto insieme al vento,e le strane cose che si mormorano sulla fine della moglie di Saint Aubyn,caduta misteriosamente dalla scogliera…a complicare le cose,l’irresistibile attrazione che Verity prova per il suo datore di lavoro.Con tutto quello che la circonda,non aveva nient’altro a cui pensare?!


Grosso scivolone della Brandewyne:è vero che il romanzo di tipo gotico è tra i suoi generi favoriti,ma stavolta ha “toppato”:il romanzo è praticamente un misto di situazioni già descritte in altri romanzi,e quelli a cui rimanda di più sono JANE EYRE di Charlotte Bronte e REBECCA , LA PRIMA MOGLIE di Daphne du Maurier(quest’ultimo soprattutto nel finale), assemblate in un’accozzaglia di brani lineare sì, ma non così tanto da mascherare,oltre ai sopraddetti e troppo abbondanti rimandi,lo stile troppo verboso e a tratti difficilmente comprensibile, che induce a una noia incredibile chi legge.La trovata del bandito Black Jack(la cui identità viene smascherata solo verso la fine, ma che il lettore con un po’ di perspicacia intuisce subito)non basta da sola a salvare il romanzo, per il resto popolato da personaggi scontati e scialbi, che rimangono solo sulla pagina, compresi i protagonisti, anch’essi non brillanti di vita propria e che danno l’impressione di un vistoso deja vu,ovvero Verity che richiama la ben più nota e incisiva Jane Eyre e Iago,fotocopia meno riuscita di Rochester.E’ impossibile salvare persino l’ambientazione, essendo quasi la stessa del romanzo più noto.
Insomma: Rebecca,ritenta e sarai più fortunata!

mercoledì 15 maggio 2013

Trent'anni e una chiacchierata con papà, di Tiziano Ferro


Anno di pubblicazione: 2010


Il cantante Tiziano Ferro racconta la sua vita attraverso i diari da lui tenuti nel corso di vari anni, dagli inizi della sua carriera.


Questa recensione comincia con un annedoto personale: nel 2005, entrando in una classe  nuova, mi sono presentata dicendo “Buongiorno, io mi chiamo Tiziana”; un bambino è saltato su dicendo “eh sai che io conosco tuo fratello?! Tiziano Ferro!”
Leggendo il libro mi è tornato in mente questo divertente annedoto, in quanto sembra proprio che il famoso cantante di Latina abbia moltissime cose in comune con me.
Tiziano Ferro è uno dei miei cantanti preferiti, e quindi prima o poi non potevo non leggere questa sua biografia personale narrata sotto forma dei vari diari che il cantante ha tenuto dai suoi  esordi.
Devo dire una cosa: questo libro ha avuto la capacità di strabiliarmi, in quanto pur avendo vite completamente diverse, ho ritrovato molte sensazioni, situazioni, sentimenti, riflessioni che ho fatto nel corso degli anni (io e Ferro abbiamo la stessa età),durante la lettura mi sono spesso trovata a pensare (dato che i capitoli sono divisi in anni e le annotazioni in mesi) “ma cosa facevo io in quel periodo?”, scoprendo così anche che alcuni pensieri…sono pure dello stesso periodo!!!!
Incredibile, eh?
Ascoltando le canzoni e leggendo le interviste ho sempre avuto la sensazione che Tiziano Ferro fosse una persona sensibile e riflessiva, questa lettura me ne ha dato la conferma; il gestire la fama, le problematiche sul peso e sul disagio nel sentirsi in un corpo che non gli appartiene (altra cosa che abbiamo in comune, solo che lui ha risolto e io no) e soprattutto il prendere coscienza della propria omosessualità sono cose che negli anni il cantante ha dovuto affrontare facendo un grosso lavoro su sé stesso, passando per molti tentativi, molte delusioni e anche molta sofferenza interiore che lo ha portato sull’orlo della depressione. Per fortuna, al giro dei trenta Tiziano ha trovato la forza per prendere di petto la sua situazione e , complice anche la chiacchierata con papà del titolo, ha imboccato la giusta via per vivere serenamente con sé stesso e con gli altri.
Credo che la fama e il successo l’abbiano aiutato ma anche ostacolato in questo tipo di percorso,certamente è stato fortunato ad avere vicino persone che gli hanno sempre voluto bene e hanno saputo stargli vicino: i genitori, il fratello Flavio, alcuni amici.
Per chi non ama lo stile in prima persona e lo stile “Da diario” potrebbe essere difficile leggere il libro, che ovviamente per l’argomento è consigliato strettamente a chi è fan del cantante in questione.
Caro Tiziano, tante tue paure, tante riflessioni, tanti pensieri sono gli stessi della tua ammiratrice Tizian….chissà che cosa penseresti se ti capitasse di leggere questo mio scritto?

domenica 12 maggio 2013

Il re di Girgenti, di Andrea Camilleri




Prima edizione: 2001

E’ la storia romanzata in maniera fantastica di un personaggio esistito davvero, il contadino Michele Zosimo che per un breve periodo nel 1718 dopo una rivolta si era autoproclamato re di Girgenti, finendo poi giustiziato.

Figlio dei contadini Giosuè e Filonia, il piccolo Zosimo(detto Zo’)manifesta già da neonato precoci segni di distinzione: nasce ridendo invece di piangere, a tre mesi rifiuta il latte materno in favore di olive e sardine,a sette mesi parla…insomma un vero prodigio.

Crescendo,Zosimo pur vivendo con la famiglia come un contadino,impara a leggere e scrivere, mostra interesse i fatti importanti che accadono intorno a lui. Man mano che il tempo passa e gli eventi si susseguono diviene una leggenda, un punto fermo per la popolazione oppressa di quel preciso periodo storico, quando la Sicilia passa dalla dominazione spagnola ai Savoia…
.

E’ il romanzo di Andrea Camilleri che preferisco, un libro che ritengo unico per come la storia vera si fonde con la leggenda popolare e con elementi favolistici e fantastici, soprattutto nel commovente e bellissimo finale, con cui il protagonista si eleva finalmente da tutte le miserie morali e materiali del mondo umano verso un mondo migliore.

Ma del resto come dicevo nella trama tutto il romanzo è improntato su una concezione fantastica della vita di Zosimo e degli avvenimenti che la compongono: la nascita di Zosimo, quando il bimbo invece di piangere ride, l’episodio in cui smette di prendere il latte all’età di tre mesi prendendo invece le sardine e le olive che sta mangiando il padre, il momento in cui parla per la prima volta a sette mesi, lasciando di stucco tutti, soprattutto perché non si limita a una sola parolina, ma a vere e proprie frasi. Proseguendo, il fatto che Zosimo impara a leggere e scrivere attraverso gli insegnamenti di un ex prete che gli lascia pure tutti i suoi libri, che il contadino divora pur vivendo comunque la dura vita di lavoro e privazioni dei suoi simili, o il fatto che, dopo il matrimonio (purtroppo di breve durata), spasimi in segreto per avere una figlia femmina, in un’epoca in cui la nascita di una femmina era ritenuta una disgrazia..insomma questi, con tanti altri, sono tratti distintivi del carattere speciale di questo personaggio, che suo malgrado, trascinato dagli eventi, diventerà capopopolo, sia pur per breve tempo.

Altro elemento che si percepisce nella storia è il senso di predestinazione che grava sul protagonista e sugli eventi che si susseguono, ribaditi più volte in vari episodi(uno per tutti, quando un viandante predice il futuro al protagonista e al fratello, due destini diversissimi).

Per il resto che dire?Camilleri è sempre Camilleri, una garanzia per chi lo ama, come me, di una letteratura divertente, di qualità, che fa ridere e pensare.

sabato 11 maggio 2013

Novità in libreria

ESCE IN LIBRERIA LA BOTTEGA DEI CUORI GOLOSI, DI Jenny Colgan, EDIZIONE PIEMME.
Meglio cercare l'ennesimo impiego precario a Londra, o ereditare un negozio di caramelle in uno sperduto paesino di campagna? Rosie, 31 anni, ragazza di città fino al midollo, sembrerebbe non avere dubbi. E se accetta di trasferirsi per qualche giorno nel Derbyshire è solo per prendersi cura della vecchia zia Lilian: trovarle una buona casa di riposo e decidere cosa fare della bottega che l'anziana parente gestisce da una vita. Eppure, quel luogo dimenticato da Starbucks ha in serbo sorprese e incontri inaspettati: golosa impenitente, Rosie resterà affascinata dal negozio un po' retro, dietro i cui grossi vasi pieni di bonbon e liquirizie si nasconde ben più di un segreto. E scoprirà che, nonostante l'aria burbera e la lingua tagliente, Lilian ha molto da insegnarle. Per esempio, che a ogni grande amore è indissolubilmente legato un sapore speciale, e che forse per Rosie è giunto il momento di trovare il suo.




ESCE IN LIBRERIA COME SE FOSSE IERI, di Irene Vanni, EDIZIONE FABBRI EDITORE.

Nel 1987, dopo intere giornate passate a sognare davanti a Videomusic, quattro ragazzine decidono di scappare di casa per andare al concerto dei Duran Duran. Venticinque anni dopo sono rimaste in tre: Laura, cinica rockettara con la disperata necessità di trovare un lavoro e - se proprio non se ne può fare a meno - un uomo, ma che valga la pena di una storia; Simona, grigia e nevrotica insegnante di latino irrimediabilmente legata a un professore ancora più grigio, che fa l'amore con lei a orari fissi per poi rincasare dalla moglie; Cinzia, ex ragazzina viziata, ex moglie viziata e ora quarantenne rifatta e abbandonata, che si consola fra le braccia di un giovane accompagnatore. Certo, le loro vite non sono come se le erano immaginate, ma un nuovo concerto dei Duran Duran e la promessa fatta a Manuela - scomparsa da poco per una grave malattia - di portarci la figlia adolescente sono l'occasione per trovarsi ancora una volta insieme e scoprire che forse non tutto è perduto. In un pomeriggio d'estate, con le note di "All you need is now" nella testa, basta una corsa in collina a piedi nudi per ritrovare un pizzico della follia dei quindici anni, ribaltare certezze e buttare allegramente all'aria una vita in cui non ci si riconosce più, tanto che il concerto può diventare un semplice pretesto per architettare un nuovo inizio. Perché tutto quello di cui hai bisogno è qui, adesso.


ESCE IN LIBRERIA LA STRANA NOTTE DI ALEX WOODS, di Gavin Extence, EDIZIONE GARZANTI.

Per Alex Woods la notte è un momento magico, l'unico momento in cui può gettarsi la paura alle spalle. Ogni notte si affaccia alla finestra per guardare le stelle. La stanza è invasa da libri di astronomia, la sua passione. Studiare le eterne e immutabili leggi che regolano l'universo è l'unico modo per fuggire dalla sua vita disordinata. Alex sa cosa significa essere strano. Non ha mai conosciuto suo padre e sua madre è una lettrice di tarocchi che l'ha cresciuto in un negozio pieno di candele, incensi e pozioni. E da quando ha dieci anni soffre di attacchi epilettici che riesce a controllare solo ascoltando musica classica ed enumerando i nomi delle costellazioni. A scuola i bulli lo perseguitano senza tregua. Un giorno, mentre fugge dall'ennesimo pestaggio, Alex cade e rotola in un giardino, devastando la siepe. Quando apre gli occhi si trova la canna di un fucile piantata in faccia. A imbracciare l'arma è il signor Peterson, un bislacco e arcigno vedovo. Un uomo solo, con una ferita nel cuore che non ha intenzione di rivelare a nessuno. Fra i due nasce la più improbabile delle amicizie, fatta di coltivazione di sostanze stupefacenti e letture dei romanzi più dissacranti. Ma quando il signor Peterson scopre di avere una grave malattia per Alex giunge il momento di sovvertire tutte le leggi dell'universo e intraprendere il più strambo dei viaggi. Perché solo lui può salvarlo...


ESCE IN LIBRERIA  INNAMORARSI A NOTTINGH HILL, di  Ali McNamara, EDIZIONE NEWTON & COMPTON.




Scarlett O'Brien sogna una vita da film. Nel vero senso della parola: perché il cinema, e in particolare le sue amate commedie romantiche, sono molto più eccitanti della banale realtà di tutti i giorni accanto a un noioso fidanzato appassionato di fai-da-te. Ossessionata da Hugh Grant, Brad Pitt e Johnny Depp, Scarlett trascorre le giornate con la testa tra le nuvole, e le serate con la mano immersa in un sacchetto di popcorn, davanti allo schermo. Così, quando le si presenta l'occasione di trascorrere un mese in una villa di Notting Hill, scenario di uno dei suoi film preferiti, non esita un secondo ad accettare: prima di cedere alle insistenze della famiglia, che la vuole sposata e "sistemata", potrà vivere le sue fantasie almeno una volta! Ben presto però Scarlett scopre che la vera Notting Hill è molto diversa dalla sua versione di celluloide, e quando fa conoscenza con il suo nuovo vicino, l'affascinate quanto irritante Sean, si rende conto che il copione della sua vita rischia di sfuggirle di mano... Forse il destino sta tramando come in "Serendipity"? O magari sta andando in scena il suo personale remake di "Se scappi ti sposo"? Ma qual è, in fin dei conti, il lieto fine che Scarlett desidera per se stessa? L'importante è deciderlo in fretta, perché il giorno delle nozze si avvicina...


ESCE IN LIBRERIA  IL CLAN DEI CAMORRISTI, di Matteo Bortolotti, EDIZIONE FIVESTORE.

Da una parte c’è Andrea Esposito e dall’altra c’è Francesco Russo. Uno è o’giudice e l’altro è O’Malese. Il primo ha scelto di tornare nel paese in cui è cresciuto per fare ‘la cosa giusta’, l’altro ha deciso che quel paese deve diventare il suo regno. Questa è la storia di una delle più spietate organizzazioni criminali che abbia agito in Italia, un clan che negli anni ha tessuto trame di violenza e impunità, diventando ora impresa economica, ora partito politico, corrodendo le Istituzioni e gli uomini dal loro interno. Efferati, silenziosi e avidi, gli uomini del clan di Castello sfideranno la forza, la pazienza e il coraggio della squadra della Procura guidata da Esposito nel corso di quasi dieci anni di lotta senza tregua.
Le loro storie sono quelle della società civile che continua a lottare instancabile contro la camorra. La storia di un’Italia che conserva dignità e rigore morale, che si guarda in faccia, e non cede il passo alla paura. Amore, morte e giustizia si mescolano in questo romanzo tratto dalla fiction di successo prodotta da TaoDue film.

Nota: il libro è la versione-romanzo della fiction andata in onda su Canale 5.


ESCE IN LIBRERIA IL SOGNO CHE UCCISE MIO PADRE, di Luca Tarantelli, EDIZIONE RIZZOLI.

Ezio Tarantelli cade sotto una raffica di mitra il 27 marzo del 1985 all’uscita della Sapienza di Roma, dove insegna. Le Brigate Rosse colpiscono così uno dei grandi artefici della riforma del lavoro, l’uomo simbolo della lotta all’inf lazione, l’economista che ha osato mettere in discussione la scala mobile e il cui obiettivo fondamentale è stato, da sempre, uno: creare le condizioni per un mondo in cui nessuno debba più subire la disoccupazione. Questo libro è il viaggio del figlio Luca nella memoria del padre. Dopo venticinque anni di silenzio ha raccolto le forze e il coraggio per ricostruirne la vita, la personalità e il pensiero. Attraverso centinaia di testimonianze e decine di interviste, in gran parte inedite, Luca ci restituisce il ritratto di una delle figure più luminose degli Anni di piombo: un intellettuale libero, senza vincoli a partiti o istituzioni e mosso esclusivamente da un'incrollabile fiducia nelle proprie idee e dalla ricerca ostinata di soluzioni concrete alle sofferenze sociali. Un uomo che aveva sognato di ridisegnare il sistema delle relazioni industriali in nome della concertazione e del riconoscimento della dignità e dei diritti di tutte le parti. Le cui proposte, in anticipo di quasi vent’anni sul suo tempo e ancora attualissime, vennero tradite. Queste pagine ci offrono un potente scorcio degli anni Settanta e Ottanta come non ce li ricordiamo, un pezzo di storia italiana rimossa dalla memoria collettiva di cui Ezio Tarantelli fu uno dei protagonisti: un drammatico affresco di un periodo chiave in cui il nostro Paese è stato nel fuoco dello scontro non solo sulle politiche salariali ma anche sugli ideali del Sessantotto in collisione con resistenze conservatrici che ancora oggi operano in mezzo a noi.


ESCE IN LIBRERIA  QUATTRO ETTI D’AMORE, GRAZIE,di Chiara Gamberale, EDIZIONE MONDADORI.

Quasi ogni giorno Erica e Tea s'incrociano tra gli scaffali di un supermercato.
Erica ha un posto in banca, un marito devoto, una madre stralunata, un gruppo di ex compagni di classe su facebook, due figli.
Tea è la protagonista della serie tv di culto "Testa o Cuore",
complesso, un marito fascinoso e manipolatore.
Erica fa la spesa di una madre di famiglia, Tea non va oltre gli yogurt light. Erica osserva il carrello di Tea e sogna: sogna la libertà di una donna bambina, senza responsabilità, la leggerezza di un corpo fantastico, la passione di un amore proibito. Certo non immaginerebbe mai di essere un mito per il suo mito, un ideale per il suo ideale.
Invece per Tea lo è: di Erica non conosce nemmeno il nome e l'ha ribattezzata "signora Cunningham".
Nelle sue abitudini coglie la promessa di una pace che a lei pare negata, è convinta sia un punto di riferimento per se stessa e per gli altri, proprio come la madre impeccabile di "Happy Days".
Le due donne, in un continuo gioco di equivoci e di proiezioni, si spiano la spesa, si contemplano a vicenda: ma l'appello all'esistenza dell'altra diventa soprattutto l'occasione per guardare in faccia le proprie scelte e non confonderle con il destino. Che comunque irrompe, strisciante prima, deflagrante poi, nelle case di entrambe.


Nota: non è proprio una novità fresca fresca,è già fuori da un po', tuttavia mi pare una libro carino quindi ho ritenuto giusto segnalarlo.

giovedì 9 maggio 2013

Il lupo e la colomba, di Kathleen E. Woodiwiss


Titolo originale: The wolf and the dove

Anno di pubblicazione negli USA: 1983

Ambientazione: Inghilterra, 1066


Nell’Inghilterra di Guglielmo il conquistatore il guerriero Wulfgar, detto Il lupo per il suo valore ( e a quanto pare anche per il suo caratterino non proprio pacifico) conquista( in realtà è il suo emissario Ragnor a farlo per lui) la fortezza sassone di Darkenwald, riducendo in schiavitù Lady Maida e Aislinn, moglie e figlia dei signore della fortezza ( ucciso da Ragnor).Ovviamente tra i due guerrieri è subito scontro più o meno aperto, per le grazie della bellissima Aislinn, la quale ovviamente sceglie ( proprio così!Una schiava nel Medioevo!) il padrone Wulfgar, dal quale è attratta al di là dei normalissimi sentimenti di vendetta e al di là dei maltrattamenti che subisce all’inizio da parte del suddetto.
Ma fino a quasi metà del libro la nostra virtuosa eroina non ammette ciò, e difende come può la propria virtù ( senza troppo successo)davanti all’incalzante passione che lui le dimostra…e non solo lui a dir la verità, ma anche tra tutti gli altri maschi del romanzo non ce n’è uno che in qualche modo non venga catturato dal suo irresistibile fascino.
Pian piano nasce l’amore (!?), a dispetto di tutto ciò che succede nel frattempo, tipo la gelosia di Gwyneth( sorella di Wulf e amante di Ragnor), i complotti di Maida e di Ragnor contro l’invasore e soprattutto l’incertezza sul padre del bambino che Aislinn porta in grembo…insomma alla fine il lupo e la colomba scopriranno di non essere poi così inconciliabili.E vissero tutti felici e contenti, a dispetto di tutto quello narrato in precedenza.



Lo ammetto:proponendo nel vecchio blog  questo celeberrimo romanzo della Woodiwiss per la schifo-lista, sapevo che mi sarei imbarcata in un’impresa tipo Don Chisciotte contro i mulini a vento e soprattutto che avrei scatenato un putiferio.Sono consapevole del fatto che è un romanzo amatissimo dalle fans della Woodiwiss, ed è appunto perché tra le fans della scrittrice mi ci metto anche io che mi sono sempre chiesta:ma cosa ha questo libro di più rispetto algi altri?Come è possibile che la Woodiwiss,notoriamente maestra nel creare storie d’amore di grande coinvolgimento con personaggi ben delineati anche psicologicamente, abbia potuto “partorire”una tale bruttura?
Iniziamo dalla colomba Aislinn. Ricordiamo ciò che sostanzialmente è:una principessa medioevale a cui gli invasori hanno ucciso il padre e ridotta in schiavitù.Quindi una che non può fare altro che chinare la testa essendo anche responsabile della vita della sua gente…attenzione:non voglio dire che non avrebbe diritto a un po’ di rispetto, ma solo che è impossibile per lei pretenderlo dagli invasori che per miracolo non l’hanno uccisa insieme al padre .Inoltre,per tutto il romanzo, mi ha dato più l’impressione di aver a che fare con la cosiddetta “madonnina infilzata”, che si pone al di sopra di tutto e tutti per la sua integerrima moralità, in qualunque occasione…che strazio, a questo punto preferisco le altre due donne della storia, la madre di lei che complotta contro gli invasori e la sorella di lui, che come cattiva più che rabbia suscita compassione, e non di poco:anche lei costretta dai normanni ad abbandonare le sue terre e privata di tutto, costretta a vivere di carità in casa del fratellastro che non la può vedere per colpe non sue,tradita dalla’mante e dileggiata da tutti perché continuamente paragonata alla bella Aislinn…e chi avrebbe reagito meno che diversamente?Perlomeno l’ho trovata molto più umana, e la sua morte mi è spiaciuta molto.Inoltre, possibile che tutti, ma proprio tutti i maschi del romanzo si innamorino a prima vista di Aislinn?Qui contiamo:Wulfgar,Ragnor, il fidanzato che rimane innamorato di lei dopo tutto quello che ha passato e fino all’ultima pagina( quando improvvisamente sposa un’altra)…se ho dimenticato qualcuno ditemelo!Che poi non è che fossero proprio innamorati, o meglio amavano una parte ben specifica di lei…abbiamo capito quale.
Secondo punto, la storia d’amore:Ora, visto che il romanzo appartiene al genere romance, io che lo leggo mi aspetto di trovarvi davvero una storia d’amore, che può essere anche stucchevole o improbabile, ma che sia AMORE.Qui francamente l’amore non l’ho visto molto, anzi diciamoci quasi per nulla, anche rileggendolo e cercandolo col lanternino…dunque, passi che la schiava si possa innamorare del padrone o il padrone di lei, questo può anche starci, ma che tu ti innamori di uno che:1- ti lega al letto con una corda che ti lascia appena lo spazio per muoverti,2- ti prende con la forza( non è proprio uno stupro ma quasi),3- lega tua madre e quello che dovrebbe essere il tuo fidanzato coi cani, 4- quando resti incinta medita di portarti via il bambino perché non è sicuro che sia suo…ora io mi domando ma come si fa a innamorarsi di uno così?E’ un amore un po’ malato, non trovate?O perlomeno io non l’ho proprio capito né la prima né la seconda volta che l’ho letto.Mi si dirà:ma siamo nel medioevo le donne non venivano considerate molto dagli uomini!Vero, ma comunque come detto prima se leggo un romanzo d’amore può essere ambientato anche nell’età della pietra si può lavorare un pochino di più sui personaggi in modo da rendere credibile l’amore senza snaturarli dal contesto dell’epoca in cui si svolge la storia, mi pare l’abbiano fatto in tanti romanzi, visto che non è l’unico medioevale che ho letto( anche se per lungo tempo ha rischiato di rimanere tale!)
Inoltre, se vogliamo attenerci alla realtà storica dell’epoca, mi pare che le schiave non avessero poi tante libertà..invece Aislinn se ne prende eccome, soprattutto all’inizio:quale schiava avrebbe trovato il coraggio di arrabbiarsi col padrone offendendolo pure( in uno dei primi incontri lo chiama zoticone, in un altro per la rabbia gli lancia dietro un corno frantumandolo!), gira liberamente per le sue terre pur senza scappare…un po’ improbabile come schiava no?
Passiamo al lupo Wulfgar, cui mi pare siano andati molti sospiri delle lettrici che l’hanno apprezzato.Per me invece c’è poco da dire, non riesco a capire come si possa trovare affascinante un uomo simile, che pur essendo attratto e poi innamorato ( !?)dell’eroina la tratta come un cane, pensando per di più di spedire il loro figlioletto appena nato altrove essendo ( forse)..certo poi cambia e sembra innamorato davvero ma solo verso la fine e un po’ troppo velocemente per i miei gusti.
Inoltre da segnalare come principe delle tante insulsaggini di questa storia il mistero sulla paternità del figlio della colomba:lei viene violentata inizialmente da Ragnor, poi da Wulfgar, quindi non si sa chi possa essere il padre…ma poi il mistero viene risolto grazie alle ridicole spiegazioni delle madre e in un modo veramente da prendere per i fondelli chiunque abbia un poco di intelligenza.
Basta mi fermo qui…se continuassi ce ne sarebbero di cose da dire!!

Promessa d'amore, di Carolyn Davidson


Titolo originale The wedding promise

Prima pubblicazione: 1998

Ambientazione: Stati Uniti,1867.

Collegamenti con altri romanzi : Il romanzo ha un seguito, BALLATA PER ALICIA

Rimasta orfana di entrambi i genitori durante il viaggio verso l’Ovest intrapreso mesi prima, Rachel Sinclair decide di continuare il viaggio assieme ai due fratellini Jay e Henry, ma nonostante la loro intraprendenza i tre sono presto costretti a fermarsi in una baracca a causa della mancanza di beni di prima necessità per continuare il viaggio, e soprattutto di denaro. Il padrone del terreno su cui la baracca sorge è Cord McPherson, proprietario di un ranch, che da subito rimane affascinato da Rachel tanto che per aiutarla decide di assumerla per occuparsi della casa e della cucina. Da subito Rachel si conquista l’affetto e la stima di tutti i lavoranti del ranch, ma deve vedersela con due grossi problemi: uno è la crescente attrazione che prova per Cord, e che lei sa benissimo essere pienamente ricambiata; l’altro è Jake, il fratello di Cord, un ex pianista che da quando è tornato dalla guerra privo di entrambe le gambe vive rinchiuso nella sua stanza odiando tutto e tutti, e allontanando anche le persone che lo amano.
Per quanto riguarda il secondo ostacolo, pian piano Rachel riesce a penetrare la scorza dura del reduce, rendendo possibile anche il riavvicinamento tra Jake e Lorena, la fidanzata che lui aveva lasciato dopo la guerra per vergogna e che invece lo ama ancora; per quanto riguarda il primo ostacolo, beh…ovvio che più di tanto i nostri protagonisti non potranno resistere alla freccia di Cupido.


 

Ancora una volta questa bravissima scrittrice americana, Carolyn Davidson, ci regala un bellissimo romanzo dove l’amore si manifesta in maniera semplice e autentica, irrompendo nella vita dei protagonisti attraverso gesti ed emozioni autentiche, tralasciando le grandi e sfrenate passioni per un sentimento duraturo e ugualmente profondo.
Stavolta più dei due protagonisti ho apprezzato molto i due personaggi secondari e la loro storia; i personaggi principali, Cord e Rachel,sono carini e gradevoli, la loro storia scorre con quel tanto di coinvolgimento richiesto per seguirla e sono anche protagonisti di momenti molto divertenti. Sono inoltre ben delineati psicologicamente,insomma non stanno sullo sfondo, anche se la loro attrazione pare francamente esagerata (dopo due minuti che si sono visti…).
Ma sono Jake e Lorena che hanno completamente catturato la mia attenzione e il mio interesse, anche se la loro coppia si rifà al canone “la bella e la bestia”: lui reduce dalla guerra, dove ha perduto entrambe le gambe, perdita che lo ha irrimediabilmente amareggiato col resto del mondo; ma il suo più grande dolore è quello di non poter più suonare il pianoforte, visto che prima della guerra era un ex pianista, e così si richiude in camera propria non permettendo a nessuno o quasi di entrare nel suo regno di dolore e malinconia. Prima della guerra Jake era fidanzato con la bella Lorena, una donna forte anche di carattere; ma dopo la tragedia ha allontanato anche lei dalla sua vita, nonostante l’amore che ancora provava, o forse proprio per quello, e nonostante questo amore fosse ricambiato e non badasse a ciò che nel frattempo era successo. Questi due personaggi dono precipitati in un tunnel di sofferenza dal quale non riescono a trovare il modo di uscire; ma l’arrivo di Rachel, con la sua caparbietà e risolutezza, darà modo anche a loro di tornare alla vita, attraverso un percorso di accettazione della sofferenza in quanto tale e di archiviazione del passato,per lasciare spazio al futuro e alla felicità.