venerdì 23 febbraio 2018

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What are you currently reading? (Cosa stai leggendo?)

Sto leggendo "Perchè essere felice quando puoi essere normale?", di Jeanette Winterson




 What did you recently finish reading? (Quale libro hai finito di recente?)

Prima di questo ho finito "Un Natale in giallo", di cui ho già parlato nell'ultima recensione.









What do you think you’ll read next? (Quale libro pensi sarà la tua prossima lettura?)

Quasi sicuramente sarà "Il bosco di Mila" della scrittrice bresciana Irma Cantoni









martedì 6 febbraio 2018

Un Natale in giallo, di Gian Mauro Costa, Francesco Recami, Santo Piazzese, Carlo Flamigni, Marco Malvaldi, Ben Pasztor, Alicia Gimenez- Bartlett

Anno di pubblicazione: 2011

Ambientazione: di vario tipo



Alcuni racconti a sfondo natalizio ad opera di famosi giallisti:


- Natale nella casa di ringhiera:


- Un Natale di Petra: l'ispettrice Petra e il suo vice Fermin devono abbandonare i rispettivi pranzi di Natale perchè in ospedale è stato ucciso un boss piantonato da un assassino vestito da Babbo Natale...

- Come fu che cambiai marca di whisky:

- Natale con chi vuoi:

- La mossa del geco:

- L'esperienza fa la differenza:

- il giaciglio d'acciaio:



E' il primo libro della serie "in giallo" di cui ho già parlato avendo letto altre raccolte,e che come sapete raccoglie racconti di famosi giallisti che raccontano i loro personaggi più noti alle prese con varie situazioni: ferie, Natale, turismo, Carnevale ecc.
Stranamente è anche quello che finora mi è piaciuto di meno: i personaggi che già conoscevo erano solo gli inquilini della casa di ringhiera (Recami), Petra Delicado (Gimenez- Bartlett), il barista Massimo e i vecchietti del Bar Lume (Malvaldi). Altri personaggi che invece ho "conosciuto" con questo romanzo sono Enzo Baimonte, elettrotecnico in crisi (di mestiere) riciclato come investigatore privato (Costa), il romagnolo Primo Casadei e la sua famiglia super-allargata (Flamigni), Lorenzo La Marca e la sua donna, la misteriosa Michelle (Piazzese) e infine l'ufficiale tedesco Martin Bora (Pastor).
In generale, tralasciando il racconto di Recami di cui ho già parlato essendo parte del romanzo "La casa di ringhiera" (e che quindi non recensisco avendolo già fatto), quelli che mi sono  piaciuti di più sono  stati quelli di Costa e Malvaldi: il primo è basato sull'invito alla lotteria parrocchiale che Enzo Baiamonte ha ricevuto da parte dell'anziana cugina di un amico, che tra l'altro ha un problema con il funzionamento del fiumicello del presepe, che Enzo essendo elettrotecnico deve risolvere; il secondo su un misterioso vandalo che nottetempo passa per le strade di alcuni quartieri rompendo i sacchetti della raccolta differenziata sporcando dappertutto. I personaggi e le situazioni mantengono tutti le caratteristiche che li hanno resi famosi nelle rispettive saghe, ed è curioso notare come molti di loro siano allergici a questo tipo di festività.
Unico racconto che fa eccezione l'ultimo, quello di Ben Pastor che descrive un triste Natale in guerra per i soldati tedeschi nella battaglia di stalingrado.



sabato 27 gennaio 2018

Madame Bovary, di Gustave Flaubert

Anno di pubblicazione: 1856

Ambientazione: Francia, 1856



Charles Bovary, mediocre medico di provincia, sposa la giovane Emma; ella sogna una vita passionale e piena di agi e lussi che però il marito, pur cercando di accontentarla il più possibile, non può darle. La donna comincia a sentirsi sempre più insoddisfatta e intraprende mille iniziative nel tentativo di sfuggire alla monotonia della vita di provincia, mancando sempre l'obiettivo; la depressione comincia a impadronirsi di lei fino agli incontri fatali con due uomini, Leon e Rodolphe....



Ho letto questo caposaldo della letteratura francese per la prima volta quando avevo dieci anni, e ovviamente non l'ho capito poi tanto; l'ho ripreso qualche anno fa ed è andata meglio, anche se devo dire che forse la mia visione della storia e dei personaggi non è proprio quella comune.
La storia è  molto moderna per alcuni aspetti: l'insoddisfazione di una donna indubbiamente schiacciata dall'ambiente in cui vive, il suo essere divisa tra responsabilità di moglie e madre e la naturale aspirazione a una vita piena e appagante, sono purtroppo cose molto comuni anche oggi (oserei dire non solo alle donne, ma po' arriva qualche femminista estremista e mi picchia).
L'incapacità dell'ambiente circostante e delle persone care di accettare questo modo di essere anche; e lo sfruttamento da parte di persone prive di scrupoli che volgono a proprio vantaggio la debolezza altrui per usarla come soddisfacimento dei propri desideri e poi buttarla via come uno straccio vecchio, anche. Tutte cose che in questo romanzo si susseguono, facendo sembrare inevitabile il tragico finale.
Però diciamocelo: anche la povera Emma ci mette del suo, pesantemente.
In primis, purtroppo Emma non è la creatura splendida che crede di essere : è una bella ragazza che oltre all'aspetto, poco ha da dare agli altri, anzi è piuttosto ignorante anche per una donna del suo ceto. Volubile e annoiata, è cresciuta in campagna con un padre che non l'ha mai apprezzata e che una volta cresciuta non vede l'ora di liberarsene piazzandola con il primo che capita; per anni ha nutrito la sua fantasia e probabilmente anche il suo bisogno di evasione e di affetto con romanzetti rosa della peggior specie, che su di lei hanno avuto il devastante effetto di convincerla di essere una creatura unica e speciale, destinata a  una vita splendida e di grandi passioni. Non riuscendo ad adeguare ai suoi parametri la modesta vita che essere la moglie di un medico di provincia implica, si sente perennemente frustrata e insoddisfatta e da qui parte la sua ricerca di lusso, di svaghi, di passioni sempre totalizzanti che non possono che finire male, rendendola preda di uomini frivoli a cui non importa nulla di lei, che nemmeno la rispettano passando sopra ai suoi sentimenti e che non si fanno scrupolo alcuno di abbandonarla per il proprio comodo.
Anche il marito Charles non è che sia un granchè: anche lui è un mediocre- anche come medico- tuttavia, essendo consapevole della sua natura, di per sè sarebbe una persona felice e soddisfatta della sua vita se non fosse per i capricci della moglie, che tuttavia per amore cerca sempre di accontentare venendole incontro e sostenendola. Alla fin fine, la persona migliore, quello fedele, leale e inaspettatamente con dei sentimenti sinceri è lui, che verrà trascinato nel gorgo da Emma. In tutto questo ho sofferto per la povera figlia della coppia: amata dal padre ma invisibile per la madre, è anch'essa destinata a modo suo a un triste destino. 
Quello che mi è veramente piaciuto in questo romanzo è l'occhio forse critico ma imparziale con cui Flaubert descrive i suoi personaggi, sopratutto su Emma, non approva sempre la loro condotta ma evita di tranciarne un giudizio, lasciando fare ai lettori.




domenica 21 gennaio 2018

Storia di chi fugge e di chi resta, di Elena Ferrante



Anno di pubblicazione: 2013

Ambientazione: Dal 1968 al 1976 circa.


Collegamento con altri romanzi: è il terzo romanzo della serie "L'amica geniale", composta da:

- L'amica geniale (2010);
- Storia del nuovo cognome (2011):
- Storia di chi fugge e di chi resta (20913);
- Storia della bambina perduta (2014).





Prosegue la storia delle amiche Lila e Lenù: mentre la seconda, dopo il successo del suo primo romanzo, sposa Pietro e si trasferisce a Firenze dove cerca di proseguire la sua carriera di scrittrice, la prima si ribella ai soprusi del lavoro in fabbrica, si licenzia e dopo aver affrontato vari problemi di salute, torna al rione assieme al compagno Enzo e al figlio Gennaro e ribaltando tutto quanto aveva fatto finora si mette in affari con i fratelli Solara....



Ed eccoci arrivati al terzo capitolo de "L'amica geniale": come da titolo, "chi fugge" è Elena, che dopo essersi laureata e aver scritto un primo romanzo di successo, si stabilisce a Firenze e inizia la sua nuova vita di moglie e madre, ormai distaccata fisicamente dal rione e da Napoli ma unita ad esso non solo dalla famiglia e da Lila, ma da quel filo invisibile ma durissimo che penso sia dentro la maggior parte delle persone che si trova a eimigrare dal luogo d'origine. La parola "Fugge" non è stata scelta a caso, infatti Elena nel suo costante percorso per elevarsi in qualche modo ha di fatto intrapreso una vera e propria fuga non solo fisicamente dalla sua famiglia, dal rione, sopratutto da Lila. Non si vergogna delle proprie origini nè dei propri familiari o amici (nemmeno quelli discutibili come i fratelli Solara), ma già negli altri romanzi si avvertiva questo bisogno di affrancarsi da una realtà percepita come limitante e che le impediva di costruirsi una propria immagine senza dover essere continuamente accoppiata a Lila, che ha sempre avuto una fascino particolare capace di soggiogare molti nel rione, sopratutto gli uomini. Per qualche tempo nonostante le difficoltà a Lenù è sembrato comunque di poter essere solo Elena Greco, sopratutto quando finalmente ha pubblicato un libro: lei stessa- non solo i suoi familiari- si considera quella che ha fatto la migliore riuscita nel rione. Eppure non è mai riuscita del tutto ad abbandonare la dicotomia con l'amica d'infanzia; negli anni nonostante il matrimonio e la nascita di due figlie, con relativi problemi, le tengono lontane, Lila resterà sempre l'altra metà vera di Lenù, una metà talvolta crudele e temibile, che fa paura ma che comunque completa.
Chi resta è invece Lila, che dopo la fine dell'infelice matrimonio con Stefano ha coraggiosamente affrontato uan vita di stenti e umiliazioni con scelte poco "popolari": lei, la signora del rione che si divertiva a imitare Jackie Kennedy, è finita in una topaia con il figlio e un nuovo compagno, a lavorare nella fabbrica di salumi di Soccavo per due lire, a distruggersi dalla fatica e dalla povertà, a subire molesti sessuali e altro per non perdere il lavoro. Una situazione che la sta chiaramente facendo ammalare non solo nel corpo ma anche nella testa, e che per sconfiggere avrà bisogno dell'aiuto dell'amica di sempre; da qui ripartirà con rinnovata grinta, risalendo la china e scendendo anche a spiacevoli compromessi, ricostruendosi una nuova vita. 
Delle due non ho preferito nessuna in particolare, anche se ho apprezzato Lila più di Lenù su alcuni aspetti; ma devo dire che un tipo di amicizia così non mi ha mai convinto  troppo.
A cambiare le carte in tavola ovviamente l'arrivo del solito Nino Sarratore, personaggio sempre più viscido col passare del tempo: e qui devo dire che Lenù mi ha molto deluso. Chiaramente, la sua infatuazione per Nino non è vero amore, ma semplicemente voglia di rivalsa nei confronti di Lila e anche illusione di chissà che cosa, visto che sa benissimo che tipo è; eppure ci casca come una pera cotta, per lui finisce addirittura per lasciare il marito e le figlie (e qui mi spiace, ma i genitori che abbandonano i figli non li giustifico MAI). Notare che il povero Pietro, che avrà pure avuto dei difetti come tutti, viene costantemente denigrato e umiliato dalla moglie: la cosa diventa evidente quando ospitano Nino in casa e lei gli permette di deriderlo e umiliarlo, ma si era già notata in altri casi, come quello in cui viene minacciato da uno studente a cui dà un brutto voto, lo denuncia....e lei gli dà pure contro! Dai, Pietro in fondo non hai perso molto!
Dopo ciò manca poco alla fine dell'ultimo libro, e quindi alla fine della storia...vedremo come si risolveranno molte cose....se si risolveranno, ovviamente...

sabato 13 gennaio 2018

Chi ben comincia...

Eccoci arrivati al consueto appuntamento mensile dedicato agli incipit dei libri:








"Cara Caterina, Cara Margherita,
siete vive tutte e due, e io e la mamma stiamo bene. Nessuno di noi ha un tumore. Non ho scritto questo libro perchè morirò presto, spero di schiattare dopo...parecchio dopo qualsiasi cosa.
Questo libro non è un testamento, non vi lascio nulla. Questo libro è una lettera, con molto inchiostro, scritta a due fiorellini, che ogni giorno hanno bisogno di acqua, carezze, riposo, ombra e parole.
Però devo fare una premessa: per me scrivere è faticoso. Devo sfruculiare l'anima, sollecitare ricordi e tirare giù coperte che il tempo aveva tirato su.
La miniera è peggiore, tante altre cose sono peggiori, perciò non mi lamento.
Però non sono neanche uno di quelli che scrive di getto e tutto va bene". 


Saverio Tommasi, "Siate ribelli, praticate gentilezza"

mercoledì 10 gennaio 2018

Il magico potere del riordino, di Marie Kondo

Anno di pubblicazione: 2015


Da IBS:

"Metti ordine nei tuoi spazi e sarai felice: parola di Marie Kondo. Chi non è sopraffatto dall’incontrollabile accumularsi di oggetti inutili, che sommergono case e uffici sempre più piccoli? Chi riesce a trovare al primo colpo quello che sta disperatamente cercando? Dal Giappone, ecco il metodo Konmari, che promette di risolvere una volta per tutte l’annoso problema dell’organizzazione degli spazi domestici. Ma non solo. “Elimina per fare posto”, “Riordina per categorie” e “A ognuno il suo spazio” sono indicazioni che, secondo la filosofia zen, permettono il raggiungimento dello status più prezioso: la serenità."





Nonostante i miei propositi di non leggere più libri in stile "L'arte della felicità" o "come vivere sereni anche senza la Ferrari" o cose simili, visto che l'unica cosa a cui servono è svuotare parzialmente il portafoglio di chi li compra. Ciononostante, visto che nella presentazione del libro veniva citato il rapporto tra l'ordine delle cose e l'ordine interiore della persona- a cui credo molto- ho pensato che, visto il momento e la situazione, poteva essermi utile visto che in effetti al mio disordine interiore corrisponde un disordine esteriore non voluto e non mi piace.
E ho sbagliato di nuovo.
C' è da dire che il Giappone è un paese con cultura e tradizione diversissime da quella occidentale, quindi penso che parte dell'insuccesso ( a livello mio personale) sia dovuto anche a molti modi di fare e di pensare per me inconcepibili: più volte mi sono chiesta "ma che caspita di case hanno i giapponesi che sono così strapiene di roba?!"La Kondo nomina più volte addirittura come "una trentina di sacchi della spazzatura buttati"...in effetti alcune descrizioni sembrano scene tratte da "Sepolti in casa".
Detto questo, non sono riuscita a entrare nella mentalità suggerita dall'autrice (cosa fondamentale per poi fare funzionare il metodo del riordino): io purtroppo sono una che dà molta importanza ai rciordi e che si affeziona a tutto, ho ancora vecchi vestiti che conservo perchè mi ricordano qualcosa, per dire; so che non si dovrebbe ma non riesco a staccarmene, e sinceramente non lo trovo nemmeno tanto giusto: nella mia vita ho avuto talmente poco  che quel poco non lo voglio dimenticare e voglio qualcosa di tangibile da ricordarmelo. Del resto ci arrivo pure io che se butti via tutto poi c'è ordine (per forza, non ti rimane nulla!)....
Per non parlare poi di alcune cose molto discutibili, in particolare la parte riguardo ai libri: l'autrice suggerisce di tenere solo quelli veramente del cuore, tutti gli altri si possono buttare...dopo aver strappato le eventuali pagine che ci sono piaciute. COOOOOOOOSAAAAAAAAAA??!!
Qualche spunto utile si può trovare, ma nulla a cui non ci si possa arrivare con un minimo di sale in zucca.
In conclusione: mi spiace per lei signora Kondo ma il suo libro è già in partenza per il mercatino dell'usato (anche se lei è contraria anche a questa pratica).....


domenica 7 gennaio 2018

Lettera d'amore a una ragazza di una volta, di Enzo Biagi



Anno di pubblicazione: 2003

Ambientazione: Italia, dagli anni '30 agli anni 2000


"Questo libro è una lunga e appassionata lettera di Enzo Biagi a Lucia, una lettera d'amore a una ragazza di una volta e le parole rivolte alla compagna scomparsa si trasformano in una dolce e commossa rievocazione del tempo perduto, di anni lontani in cui il futuro brillava davanti a entrambi, in cui tutto appariva possibile. Il nascere dell'amore nell'Italia del secondo conflitto mondiale, le prime esperienze professionali, l'approdo a Milano, la chiamata alla RAI, il lavoro nei grandi giornali... E poi gli amici (uno per tutti: Federico Fellini), i genitori, Pianaccio - il paese natale quasi fuori dal tempo -, i viaggi, gli incontri, i potenti e la gente comune. Sessantadue anni di vita schiva, lontana per scelta di entrambi dai salotti alla moda."


Oggi voglio presentarvi una storia d'amore vera, di quelle (come dice appunto il titolo) di una volta: una storia dal sapore antico, semplice ma allo stesso tempo straordinaria perchè durata 62 anni. Una di quelle storie a cui oggi, in un'epoca dove ci sono meno tabù, dove la sessualità in ogni sua forma è stata anche fin troppo sdoganata e dove si è più liberi in tutto (ma sarà proprio vero? Spesso ho i miei dubbi a riguardo) si guarda spesso con il rimpianto e la nostalgia in stile "età dell'oro", qualcosa che abbiamo irrimediabilmente perso e non si sa se sia sempre meglio così.
E' la storia di Enzo  (Biagi ovviamente) e Lucia (Ghetti), lui giornalista e lei maestra elementare. Una storia narrata da lui quando lei è purtroppo già deceduta, e che lui vive come un modo per essere ancora vicini, rievocando i tempi della gioventù, di quando si conobbero  e si fidanzarono: tempi sereni anche se fatti di lavoro, studi, fatica e sacrfici. I tempi bui della guerra che poi corrispondono al periodo in cui si sposarono (1943), i tempi di speranza del dopo guerra che coincidono anche con il momento in cui la carriera di Biagi decolla, i tempi tranquilli del boom economico dove la carriera si consolida e dove Biagi ha modo di conoscere tanti personaggi della storia italiana che lasceranno un piccolo segno anche nella sua vita, con pregi e difetti umani come tutti: ad esempio Federico Fellini, Gianni Agnelli, vari politici, dirigenti Rai ecc, persone che hanno attraversato e segnato la maggior parte della storia italiana del dopoguerra. 

Spesso si ha la sensazione che la "ragazza di una volta" del titolo, Lucia appunto, sia messa un po' in disparte rispetto alla professione del marito e ai personaggi famosi che ha incontrato, in realtà non è così: Semplicemente Lucia c'è sempre stata , con costanza e discrezione, anche lasciando il suo lavoro per seguire il marito m facendo ciò felicemente, nella consapevolezza di entrambi di lavorare e contribuire a costruire una esistenza e una famiglia serena.
Inutile dire che il libro è scritto benissimo, senza fronzoli, sentimentale senza essere stucchevole, con tanti insegnamenti morali talvolta un po' desueti ma che in altri casi andrebbero rivalutati e riscoperti.
Bella anche la foto in copertina: in bianco e nero, in un paesaggio chiaramente degli anni della gioventù di Enzo e Lucia, due giovani che camminano mano nella mano per una lunga strada in salita: non so se fossero proprio loro, ma sicuramente è una bella metafora visiva del significato di questo libro.